Meloni incontra Trump: dazi, Ucraina e rapporti UE-USA al centro della missione diplomatica
- piscitellidaniel
- 17 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Il 17 aprile 2025 Giorgia Meloni ha incontrato Donald Trump a Mar-a-Lago, in Florida, segnando uno dei momenti più delicati e simbolici della sua agenda internazionale. L’incontro avviene in un contesto segnato dall’annuncio, poi congelato, dei nuovi dazi americani sulle importazioni dall’Unione Europea. Meloni ha voluto sfruttare l’occasione per riaffermare il ruolo dell’Italia come ponte tra l’Europa e gli Stati Uniti, cercando al tempo stesso di difendere gli interessi strategici e commerciali italiani.
Il vertice con Trump è stato costruito con grande attenzione nei dettagli. L’incontro, definito "privato" ma a forte connotazione politica, si è svolto a poche settimane da un’altra visita cruciale: quella ufficiale con il presidente Biden alla Casa Bianca. Meloni ha così mantenuto aperti i canali con entrambe le figure chiave della politica americana, collocandosi in posizione di interlocutrice privilegiata per l’Europa in vista delle presidenziali statunitensi di novembre.
Uno dei temi centrali affrontati è stato quello dei dazi minacciati dall’amministrazione Trump, in particolare sui beni simbolo del Made in Italy come formaggi, olio, vino, moda e meccanica. L’Italia, che detiene un surplus commerciale con gli Stati Uniti superiore ai 40 miliardi di euro, è tra i Paesi più esposti. Meloni ha portato all’ex presidente il messaggio dell’industria italiana, preoccupata per un ritorno alla stagione delle guerre tariffarie. Ha sottolineato come colpire i prodotti italiani significhi colpire non solo il commercio europeo, ma anche il consumatore americano.
Un altro nodo cruciale è quello relativo all’Ucraina. Su questo fronte le divergenze tra Meloni e Trump sono note: la presidente del Consiglio ha mantenuto fin dall’inizio un chiaro sostegno politico e militare a Kiev, mentre Trump si è più volte dichiarato scettico sulla prosecuzione degli aiuti. L’incontro ha rappresentato un momento utile per ribadire la posizione italiana e difendere la strategia comune europea. Meloni ha insistito sulla necessità di non indebolire il fronte occidentale contro l’aggressione russa, ribadendo che la difesa della sovranità ucraina è anche una questione di sicurezza globale.
Nell’incontro si è parlato anche di spesa militare. Trump ha recentemente aumentato la pressione sui Paesi della NATO perché portino le loro spese per la difesa al 2% del PIL. L’Italia si attesta attualmente intorno all’1,5% e Meloni ha ribadito l’impegno graduale a salire, pur chiedendo una maggiore flessibilità nei tempi e nei criteri. Il tema è delicato, anche alla luce dei vincoli di bilancio e delle richieste interne sul fronte fiscale e sociale.
Il dossier energetico è stato un altro dei temi discussi. L’Italia guarda con crescente interesse al GNL statunitense come alternativa strategica alle forniture russe. L’incontro ha permesso di esplorare la possibilità di rafforzare la cooperazione bilaterale su questo fronte, con l’obiettivo di rendere più stabile e sicuro l’approvvigionamento nazionale in un momento di grande volatilità internazionale.
Meloni ha mantenuto un profilo sobrio durante l’intera visita, evitando dichiarazioni pubbliche e lasciando che il peso simbolico del gesto parlasse da solo. L’incontro è avvenuto in un momento in cui Trump, pur essendo candidato alle prossime presidenziali, non ricopre alcun incarico istituzionale. Tuttavia, il fatto che Meloni abbia scelto di dialogare direttamente con lui riflette l’importanza che l’Italia attribuisce alla stabilità dei rapporti transatlantici, a prescindere dall’evoluzione politica interna degli Stati Uniti.
Nessun documento ufficiale è stato firmato, ma l’appuntamento ha assunto un valore fortemente politico. Sullo sfondo, resta aperto il grande tema della coesione europea: il rischio che Trump possa favorire rapporti bilaterali, dividendo l’Unione, è percepito da molte capitali europee. Meloni si è mossa cercando di rappresentare l’Italia come interlocutore forte e affidabile, senza mettere a rischio l’equilibrio interno dell’UE.
Commenti