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Maros Sefcovic, il diplomatico risolutore che vuole guidare l’Europa nella sfida globale contro il ritorno di Trump

Nel contesto sempre più instabile delle relazioni transatlantiche, il nome di Maros Sefcovic sta emergendo come uno dei più strategici e influenti all'interno dell’Unione Europea. Slovacco, classe 1966, attuale vicepresidente esecutivo della Commissione Europea con delega per le relazioni interistituzionali e la prospettiva strategica, Sefcovic è diventato una figura chiave nella cabina di regia europea per affrontare scenari di crisi e rafforzare l'autonomia del blocco, soprattutto in vista delle elezioni americane del novembre 2024, che potrebbero riportare Donald Trump alla Casa Bianca.


Il suo profilo di tecnocrate affidabile e di negoziatore esperto lo ha portato a guadagnarsi internamente il soprannome di “Mr Fix-it”, l’uomo che risolve i problemi. A Bruxelles è considerato una delle risorse più preziose della Commissione guidata da Ursula von der Leyen, in particolare nei dossier più complessi e divisivi, come quelli relativi all’energia, alle relazioni con il Regno Unito dopo la Brexit, alla cooperazione industriale in materia di batterie e semiconduttori, e più recentemente all’approccio comune europeo nei confronti delle grandi sfide geopolitiche.


Sefcovic ha costruito nel tempo una reputazione di mediatore tenace, ma pragmatico, capace di trovare punti d’incontro anche tra interessi divergenti. È stato protagonista, tra l’altro, delle trattative sul Protocollo dell’Irlanda del Nord, uno dei capitoli più spinosi dell’accordo post-Brexit. Le sue abilità negoziali sono state decisive nel raffreddare le tensioni tra Bruxelles e Londra durante i momenti più critici delle relazioni tra le due sponde della Manica.


Ma è sul fronte atlantico che il ruolo di Sefcovic si prepara a diventare centrale. La prospettiva di un ritorno di Trump alla presidenza americana rappresenta per l’Unione Europea una minaccia strutturale alla tenuta delle relazioni multilaterali. Durante il suo primo mandato, Trump aveva mostrato diffidenza verso la NATO, ostilità verso l’UE e un approccio apertamente protezionista nei confronti dei partner commerciali europei. La Commissione teme che un secondo mandato possa radicalizzare questa postura, con effetti devastanti su commercio, sicurezza e politica climatica.


Sefcovic è tra coloro che più spingono per un rafforzamento dell'autonomia strategica europea, con un’agenda che punta a rendere l’UE più resiliente sul piano energetico, tecnologico e industriale. Ha sostenuto la creazione di una politica industriale europea comune per le tecnologie verdi e per la produzione interna di componenti critici, come batterie, chip e materiali rari. Il suo obiettivo è limitare la dipendenza dell’Europa non solo dagli Stati Uniti ma anche dalla Cina, rafforzando filiere produttive continentali e meccanismi di difesa commerciale.


Negli ultimi mesi, il suo impegno si è concentrato soprattutto nella definizione di una risposta unitaria europea all’Inflation Reduction Act americano, il pacchetto di incentivi varato dall’amministrazione Biden per sostenere le imprese green statunitensi. Bruxelles teme che quelle misure possano avere un effetto distorsivo per le aziende europee, favorendo la delocalizzazione degli investimenti verso gli Stati Uniti. Sefcovic ha lavorato a stretto contatto con i governi nazionali per disegnare una politica di incentivi europea alternativa, senza compromettere le regole sugli aiuti di Stato.


Un altro fronte aperto riguarda la difesa comune. Sefcovic è tra i principali sostenitori dell’idea di dotare l’UE di capacità militari autonome, complementari ma indipendenti dalla NATO. Non si tratta di sostituire l’Alleanza Atlantica, bensì di predisporre una “copertura europea” che possa intervenire rapidamente in caso di crisi, senza dipendere da Washington. Una visione che, in caso di disimpegno americano sotto Trump, assumerebbe una portata fondamentale.


Il curriculum di Sefcovic, ex ambasciatore presso l’OSCE e già Commissario europeo per l’Energia, è segnato da una coerenza profonda nel sostegno all’integrazione europea e all’efficienza istituzionale. Non è un politico carismatico né un comunicatore aggressivo, ma la sua influenza nei palazzi dell’UE è cresciuta in modo silenzioso ma costante. Lontano dai riflettori, è diventato una figura-chiave nella preparazione di scenari strategici, tanto che nelle ultime settimane è stato incaricato di coordinare il gruppo di lavoro interno alla Commissione per valutare le possibili conseguenze di una rielezione di Trump.


In Slovacchia, sua terra d’origine, Sefcovic è una figura rispettata trasversalmente, anche se nel 2019 è stato sconfitto alle presidenziali da Zuzana Čaputová. Il suo profilo moderato, europeista e istituzionale non ha mai fatto breccia nell’elettorato più nazionalista, ma gli ha garantito una carriera internazionale solida. In ambito europeo, la sua esperienza e affidabilità lo hanno reso il candidato naturale per ruoli di crescente responsabilità, tanto che in più occasioni è stato indicato come possibile successore di Borrell o di Michel, qualora vi fossero rimpasti post-elettorali.


Il suo motto informale, spesso ripetuto nelle riunioni interne, è diventato “Mi chiamo Maros, risolvo problemi”. È con questo spirito che Sefcovic si prepara ad affrontare la sfida più grande della sua carriera: rafforzare la coesione europea in vista di un possibile scossone negli equilibri globali, mantenere il dialogo con Washington indipendentemente dal suo inquilino e preservare l’unità dell’UE di fronte alle tempeste geopolitiche in arrivo.

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