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Lavoro, il paradosso italiano: più occupati, ma salari ancora fragili


La crescita dell’occupazione non basta a garantire pensioni adeguate se retribuzioni, continuità contributiva e partecipazione femminile restano deboli
La crescita dell’occupazione non basta a garantire pensioni adeguate se retribuzioni, continuità contributiva e partecipazione femminile restano deboli


AbstractIl XXV Rapporto Inps descrive un mercato del lavoro in crescita quantitativa ma ancora fragile nella qualità. Gli occupati superano i 24 milioni, ma salari bassi, discontinuità e divari di genere incidono sui contributi e quindi sulle pensioni future.

Il dato più rilevante è la distanza tra occupazione e reddito da lavoro. L’aumento dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato segnala una base produttiva più ampia, ma non garantisce automaticamente carriere continue. Secondo l’Inps, nel 2025 la retribuzione media annua effettiva dei dipendenti pubblici e privati, esclusi agricoli e domestici, è pari a 27.649 euro. La media, tuttavia, attenua una frattura interna: chi lavora a tempo pieno per tutto l’anno raggiunge 41.872 euro lordi medi; chi alterna part time e impiego discontinuo scende a 9.170 euro. Il problema non è soltanto “avere” un lavoro, ma quante ore e quanti mesi siano effettivamente coperti da contribuzione.

Indicatore

Valore

Dipendenti considerati

21 mln

Retribuzione media annua

27.649 euro

Full time-full year

41.872 euro

Part time discontinuo

9.170 euro

La trasformazione settoriale spiega una parte della debolezza. L’industria, più produttiva e contributivamente robusta, arretra nel peso relativo: dal 36% delle imprese nel 2007 al 27% nel 2025; in termini di dipendenti passa dal 43% al 33%. I servizi crescono, ma spesso incorporano intermittenza, minore produttività e salari più bassi. È una composizione che produce occupazione, ma non sempre montanti contributivi adeguati.


Industria 2007 ██████████████████ 36%

Industria 2025 █████████████ 27%

Dipendenti industria 2007 ██████████████████████ 43%

Dipendenti industria 2025 ████████████████ 33%


Il nodo salariale va letto insieme agli interventi pubblici. Nel triennio 2023-2025 sgravi e sottocontribuzioni hanno superato 96 miliardi: 32,1 miliardi nel 2023, 41 nel 2024 e 23 nel 2025. Per i datori di lavoro le agevolazioni sono state, rispettivamente, 21,3, 22,6 e 20,8 miliardi. L’effetto redistributivo ha sostenuto i redditi medio-bassi, ma sposta una parte del costo sulla fiscalità generale e non risolve da solo il deficit strutturale di produttività.

Misura

2023

2024

2025

Sgravi e sottocontribuzioni

32,1

41,0

23,0

Agevolazioni datori

21,3

22,6

20,8

La previdenza rende visibile il risultato di lungo periodo. Al 31 dicembre 2025 i pensionati sono 16,4 milioni, con una spesa di circa 371 miliardi. Le donne sono il 51% dei pensionati, ma percepiscono assegni medi inferiori: 1.619 euro contro 2.166 degli uomini, con uno scarto di circa il 34%. Il divario riflette carriere più discontinue, salari inferiori e minore accumulo contributivo.


Pensioni medie mensiliUomini ██████████████████████ 2.166

Donne ████████████████ 1.619


Il lavoro agile introduce un elemento nuovo. L’Inps lo associa a una maggiore probabilità di maternità e di un ulteriore figlio, soprattutto quando si accompagna a servizi per l’infanzia. L’effetto non è meramente simbolico: nel periodo successivo alla nascita il reddito delle madri aumenta di circa 1.100-1.300 euro. I trasferimenti monetari, come assegno unico e bonus, possono sostenere le nascite, ma senza nidi e flessibilità rischiano di ridurre la partecipazione femminile al lavoro.

La lettura demografica rafforza il punto. Se il lavoro da remoto riduce tempi di spostamento, rigidità organizzative e costo della cura, può diventare uno strumento di welfare produttivo. Tuttavia resta selettivo: è più accessibile nei servizi qualificati, nelle grandi imprese e nelle mansioni digitalizzabili, mentre esclude molti profili operativi. Per questo non può sostituire politiche universali su nidi, congedi e orari.

La questione centrale diventa istituzionale: trasformare la crescita degli occupati in lavoro stabile, regolare e meglio retribuito. Senza continuità dei versamenti, ingresso dei giovani in percorsi qualificati, partecipazione femminile e contrasto al sommerso, l’aumento dell’occupazione resta insufficiente a costruire pensioni adeguate. Il mercato del lavoro italiano appare quindi più esteso, ma ancora selettivo nella distribuzione di sicurezza economica. Conta la continuità, non la sola platea.


Fonti esaminate:

[1] Inps, XXV Rapporto annuale, 2026.

[2] Corriere della Sera, analisi sul Rapporto Inps, 2026.

[3] Istat, Occupati e disoccupati, aprile 2026.

[4] Sky TG24, sintesi dei dati previdenziali Inps, 2026.

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