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Carburanti, nuovi record con il petrolio oltre i 100 dollari: senza il taglio delle accise diesel verso 2,4 euro

43 minuti fa
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La corsa dei prezzi dell’energia continua a trasferirsi sui distributori italiani, con benzina e gasolio che aggiornano i massimi degli ultimi anni. Il nuovo rialzo del petrolio, tornato sopra la soglia dei 100 dollari al barile, alimenta ulteriormente le tensioni sui carburanti, mentre famiglie e imprese iniziano a fare i conti con un aumento destinato a incidere sui costi di trasporto e, indirettamente, sui prezzi di numerosi beni. Il 14 settembre il prezzo medio nazionale in modalità self service ha raggiunto 2,107 euro al litro per la benzina e 2,216 euro per il gasolio sulla rete stradale. In autostrada i valori risultano ancora più elevati: circa 2,198 euro per la verde e 2,293 euro per il diesel.


A contenere almeno parzialmente il prezzo del gasolio è il taglio delle accise deciso dal Governo e prorogato fino al 17 settembre. La riduzione fiscale è pari a 14 centesimi al litro sull’accisa e produce, considerando anche l’Iva, uno sconto alla pompa di circa 17 centesimi. Senza questa misura il quadro sarebbe sensibilmente più pesante: le elaborazioni sui prezzi registrati nelle ultime settimane indicano che il diesel potrebbe avvicinarsi o superare la soglia dei 2,4 euro al litro, soprattutto sulla rete autostradale. Già all’inizio di settembre, con quotazioni inferiori alle attuali, il prezzo teorico senza agevolazione avrebbe raggiunto circa 2,40 euro in autostrada. La proroga rappresenta quindi un argine importante, ma temporaneo, rispetto alla pressione generata dai mercati energetici.


Il problema non nasce soltanto dall’aumento del greggio. Sul prezzo finale pesano in maniera crescente anche i costi della raffinazione, fortemente aumentati durante la crisi energetica. Le tensioni geopolitiche, le difficoltà nei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz e gli attacchi che hanno interessato infrastrutture energetiche hanno ridotto la disponibilità di prodotti raffinati e aumentato i margini del settore. Il fenomeno è particolarmente evidente per il diesel, carburante fondamentale non soltanto per milioni di automobilisti, ma anche per l’autotrasporto, l’agricoltura, la pesca e numerose attività produttive. La riduzione della capacità di raffinazione europea avvenuta negli ultimi anni rende inoltre il continente più vulnerabile quando l’offerta internazionale subisce interruzioni o rallentamenti.


L’impatto economico rischia quindi di andare ben oltre il costo di un pieno. L’Italia dipende fortemente dal trasporto su gomma per la distribuzione delle merci e un aumento prolungato del diesel può trasferirsi rapidamente sui costi logistici. Alimentari, prodotti industriali e beni di largo consumo potrebbero risentire dell’incremento delle spese sostenute dalle imprese, alimentando nuove pressioni sull’inflazione. Per le famiglie il rincaro produce invece un doppio effetto: aumenta direttamente la spesa per gli spostamenti e può contemporaneamente contribuire al rialzo dei prezzi dei prodotti acquistati quotidianamente. Particolarmente esposti sono pendolari e lavoratori che non dispongono di alternative all’automobile.


Il Governo sta valutando il passaggio dagli interventi generalizzati a misure più selettive. Dopo il 17 settembre l’obiettivo dichiarato è concentrare le risorse sulle fasce di reddito più basse e sulle categorie che utilizzano il carburante come strumento di lavoro. Tra i soggetti maggiormente interessati figurano autotrasportatori, agricoltori, pescatori e agenti di commercio. Dall’inizio dell’emergenza gli interventi sulle accise e i sostegni destinati all’autotrasporto hanno già comportato una spesa pubblica nell’ordine di 2,6 miliardi di euro, rendendo sempre più complesso proseguire indefinitamente con una riduzione generalizzata della fiscalità sui carburanti.


Il confronto politico riguarda anche il modo in cui finanziare eventuali nuovi aiuti. Una parte della maggioranza guarda alla possibilità di intervenire sugli extraprofitti delle società energetiche, mentre altre componenti esprimono contrarietà a nuove forme di tassazione straordinaria. Sullo sfondo resta inoltre l’extragettito Iva prodotto dagli stessi aumenti dei prezzi, già utilizzato solo parzialmente per finanziare gli interventi precedenti. La scelta diventa particolarmente delicata perché una riduzione permanente delle accise avrebbe un costo significativo per i conti pubblici, mentre la fine improvvisa dello sconto rischierebbe di provocare un nuovo salto dei prezzi alla pompa.


La tensione sui carburanti si inserisce infine in uno scenario energetico più ampio. Anche il gas europeo ha registrato forti aumenti e il costo dell’elettricità all’ingrosso è tornato su livelli che non si vedevano dalla crisi del 2022. Per famiglie e imprese si apre quindi una fase nella quale petrolio, carburanti, gas e bollette possono tornare contemporaneamente a esercitare pressione sui bilanci. L’evoluzione delle quotazioni internazionali e le decisioni che verranno prese dopo la scadenza dello sconto sulle accise saranno determinanti per capire quanto del nuovo shock energetico arriverà direttamente nelle tasche degli italiani.

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