Pasta, torna lo spettro dei rincari: grano duro ed energia mettono sotto pressione i produttori

La pasta italiana torna a fare i conti con l'aumento dei costi industriali. Dopo una fase di maggiore stabilità, sulle imprese del settore si concentrano contemporaneamente le tensioni sul grano duro e quelle sull'energia, due componenti decisive nella formazione dei costi di produzione. Il rischio è che, se le pressioni dovessero proseguire, una parte degli incrementi finisca progressivamente sui listini e quindi sugli scaffali della grande distribuzione. Il quadro resta ancora fluido e non implica aumenti automatici e generalizzati, ma i pastifici osservano con crescente attenzione mercati delle materie prime, bollette, trasporti e disponibilità di prodotto di qualità.
Il primo fronte è quello del grano duro, materia prima essenziale per la pasta di semola. All'inizio di settembre le quotazioni hanno mostrato nuovi segnali di rialzo sulle principali piazze italiane: a Milano il frumento duro fino è arrivato nell'area dei 274 euro per tonnellata, mentre anche Bologna e Foggia hanno registrato movimenti verso l'alto. Il mercato risente di un contesto internazionale più nervoso, nel quale incidono le condizioni climatiche nelle aree produttrici, le disponibilità delle scorte e soprattutto le tensioni sulle grandi rotte commerciali dei cereali. Per un'industria che deve garantire continuità produttiva e standard qualitativi elevati, anche oscillazioni apparentemente limitate possono diventare significative quando vengono applicate a grandi volumi di acquisto.
A complicare lo scenario interviene la geopolitica. Gli attacchi alle infrastrutture e ai porti nell'area del Mar Nero, insieme all'aumento dei costi assicurativi e dei noli, hanno riportato in primo piano il tema della sicurezza degli approvvigionamenti agricoli. La pasta italiana utilizza una quota importante di grano nazionale, ma il fabbisogno dell'industria richiede anche importazioni. Quando i mercati internazionali diventano più instabili, la pressione si trasmette lungo l'intera catena, dalla materia prima alla trasformazione. La disponibilità di grano con caratteristiche qualitative adeguate diventa inoltre importante quanto il prezzo, perché proteine, tenore di glutine e qualità della semola incidono direttamente sulle caratteristiche del prodotto finale.
Il secondo elemento critico riguarda l'energia. Produrre pasta significa utilizzare energia in tutte le principali fasi industriali, dalla macinazione del grano all'impasto, fino all'essiccazione e al confezionamento. Il rialzo delle quotazioni di elettricità e gas registrato nelle prime settimane di settembre aumenta quindi la pressione sui conti delle imprese. A questi costi si aggiungono quelli per imballaggi, logistica e trasporto. Il settore arriva peraltro da anni nei quali ha già dovuto assorbire shock eccezionali sulle materie prime e sulle bollette, cercando di distribuire gli aumenti tra efficienza interna, margini industriali e revisione dei prezzi.
Secondo Giuseppe Menna, amministratore delegato del Pastificio Garofalo, il mercato deve essere osservato con attenzione proprio perché più fattori di costo stanno tornando a muoversi contemporaneamente. Per aziende che competono sia sul mercato italiano sia su quelli internazionali, la possibilità di trasferire immediatamente gli aumenti sui consumatori è limitata. La grande distribuzione negozia i listini con grande attenzione e il prezzo della pasta resta particolarmente sensibile per le famiglie. Le promozioni continuano infatti a mantenere confezioni di marchi importanti anche sotto la soglia di un euro, dimostrando quanto intensa sia la competizione commerciale e quanto sia difficile intervenire rapidamente sui prezzi finali.
Il tema assume un peso ancora maggiore considerando il valore economico della filiera italiana della pasta, uno dei simboli più riconoscibili dell'agroalimentare nazionale e una delle produzioni con maggiore vocazione all'export. La capacità di mantenere competitività dipende dall'equilibrio tra qualità delle materie prime, produttività degli stabilimenti e controllo dei costi. Se grano ed energia dovessero stabilizzarsi, l'industria avrebbe maggiori possibilità di assorbire le oscillazioni senza interventi rilevanti sui listini. Una fase prolungata di rialzi, invece, renderebbe progressivamente più difficile proteggere i margini senza coinvolgere anche i prezzi di vendita.
Per i consumatori la variabile decisiva sarà quindi la durata delle tensioni. Un movimento temporaneo delle quotazioni può essere gestito attraverso contratti di approvvigionamento, scorte e politiche commerciali; una crescita persistente modifica invece l'intera struttura dei costi. I produttori italiani si trovano così a monitorare contemporaneamente campi di grano, mercati energetici e rotte internazionali, mentre sugli scaffali la concorrenza continua a imporre prezzi molto aggressivi. È in questo equilibrio tra costi industriali crescenti e capacità di spesa delle famiglie che si giocherà l'andamento del prezzo della pasta nei prossimi mesi.





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