La cultura si conferma motore dell’economia italiana: una filiera che attiva oltre 310 miliardi di euro
- piscitellidaniel
- 24 lug
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La cultura non rappresenta soltanto un patrimonio identitario dell'Italia, ma continua a essere uno dei principali motori della crescita economica nazionale. È quanto emerge dal rapporto "Io sono Cultura 2026", realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Tagliacarne e Deloitte, secondo cui il Sistema Produttivo Culturale e Creativo ha generato nel 2025 un valore aggiunto di 115,8 miliardi di euro, pari al 5,7% dell'economia italiana. Ancora più significativo è l'effetto moltiplicatore della filiera: ogni euro prodotto dal settore ne attiva altri 1,7 nel resto dell'economia, arrivando a movimentare complessivamente circa 310 miliardi di euro, equivalenti al 15,4% della ricchezza nazionale.
Il comparto culturale comprende un universo estremamente articolato che va ben oltre musei, teatri e siti archeologici. Ne fanno parte le industrie culturali e creative, l'editoria, il cinema, l'audiovisivo, la musica, il design, l'architettura, la comunicazione, i videogiochi, la valorizzazione del patrimonio storico e artistico, oltre ai professionisti che portano competenze creative all'interno di altri settori produttivi. È proprio questa contaminazione a rappresentare uno dei principali punti di forza del sistema italiano, capace di trasferire creatività, innovazione e valore aggiunto alla manifattura, alla moda, all'arredamento, all'agroalimentare e, più in generale, all'intero universo del Made in Italy.
Anche sotto il profilo occupazionale i numeri confermano la rilevanza del settore. Nel 2025 il sistema culturale e creativo ha dato lavoro a circa 1,54 milioni di persone, pari al 5,7% dell'occupazione complessiva, registrando un incremento dell'1,7% rispetto all'anno precedente. Tra i comparti più dinamici spicca quello dei software e videogiochi, che con oltre 18 miliardi di euro di valore aggiunto rappresenta oggi la componente economicamente più rilevante dell'intera filiera. Il dato testimonia come la cultura non sia più soltanto legata ai settori tradizionali, ma stia evolvendo sempre più verso attività ad alto contenuto tecnologico e digitale, capaci di attrarre investimenti, competenze e nuove professionalità.
Il rapporto evidenzia inoltre una forte concentrazione territoriale della ricchezza prodotta. Lombardia e Lazio si confermano le regioni con il maggiore contributo economico, grazie al peso di Milano e Roma, che guidano la classifica nazionale sia per valore aggiunto sia per occupazione nel settore culturale e creativo. Allo stesso tempo emergono segnali molto positivi anche da alcune regioni del Mezzogiorno, che registrano ritmi di crescita superiori alla media nazionale. In particolare, Molise, Basilicata e Campania figurano tra i territori con gli incrementi più significativi, a dimostrazione di una diffusione sempre più ampia delle attività culturali e creative sul territorio italiano.
Secondo gli autori dello studio, la capacità della cultura di generare ricchezza deriva soprattutto dalla sua funzione di attivatore economico. Le competenze creative contribuiscono infatti ad aumentare il valore percepito dei prodotti italiani, rafforzando la competitività internazionale di settori simbolo del Paese come il design, la moda, l'arredo, la nautica, il turismo e l'enogastronomia. L'integrazione tra creatività, innovazione e manifattura rappresenta uno degli elementi distintivi del modello produttivo italiano e costituisce una leva strategica per affrontare le sfide della transizione digitale, della sostenibilità e della concorrenza globale. La cultura si conferma così non soltanto un patrimonio da tutelare, ma un autentico fattore di sviluppo economico, capace di sostenere occupazione, innovazione e crescita dell'intero sistema Paese.


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