La concessione del terminal Spinelli a Genova rinnovata fino al 2054 con vincoli stringenti: tra stabilità operativa e condizionali normative
- piscitellidaniel
- 1 ott
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Nel porto di Genova si è chiuso un capitolo cruciale riguardante il futuro del terminal Spinelli: la delibera della commissione consultiva — che ha preceduto la decisione del comitato di gestione — ha approvato il rinnovo della concessione al 2054, introducendo tuttavia una serie di prescrizioni e vincoli che mirano a far rispettare le condizioni previste dal Piano regolatore portuale vigente e le indicazioni emerse dal contenzioso giudiziario. Tale decisione appare come l’atto conclusivo di una lunga vertenza iniziata con la sentenza del Consiglio di Stato che in ottobre aveva annullato la precedente concessione, ritenendola non conforme alle disposizioni del piano regolatore del 2001 in materia di prevalenza di traffici “merce varia” rispetto ai container.
La proroga concessoria deliberata impone al terminal Spinelli di operare nel rispetto di vincoli precisi: la natura multifunzione del terminal dovrà essere preservata, vietando lo sviluppo di strutture che favoriscano il solo traffico container. L’ente portuale avrà il compito di vigilare e potrà applicare sanzioni in caso di violazioni degli obblighi. La rinnovata concessione è stata approvata con l’astensione dei rappresentanti di Terminalisti e Confindustria, i quali hanno evidenziato criticità formali legate alla modalità e ai tempi di consegna dei documenti della delibera. Il parere della commissione, seppure non vincolante, anticipa quello che il comitato di gestione confermerà nel voto definitivo.
La misura assume particolare rilevanza se si considera che il terminal Spinelli attraversava una fase di incertezza istituzionale: in precedenza era stato concesso un titolo provvisorio fino a giugno 2025, con vincolo sull’uso prevalente delle aree per merci non containerizzate, in attesa di definire la concessione definitiva. Tale temporaneità aveva alimentato tensioni tra operatori, imprese portuali e sindacati, che già sollevavano preoccupazioni sulla continuità occupazionale e operativa. L’annullamento della concessione originaria da parte del Consiglio di Stato, seguito da ricorsi presentati da Psa-Sech, aveva innescato una fase di stallo regolatorio e di assenza di chiarezza per il futuro del terminal.
Il rinnovo della concessione fino al 2054 non risolve automaticamente tutti i nodi aperti dal contenzioso: il testo deliberato ingloba i vincoli suggeriti dai giudici, imponendo che le attività portuali rispettino le funzioni previste dal Piano regolatore portuale e imponendo sanzioni in caso di deviazione. In parallelo, il legislatore nazionale è intervenuto con un decreto infrastrutture che include una norma specifica per allineare la funzione caratterizzante dei terminal alle aree disegnate nel Piano regolatore portuale complessivo, disinnescando parte delle contrapposizioni emerse. La norma, tuttavia, non si applicherà ai procedimenti già pendenti alla data di entrata in vigore, con implicazioni dirette per il terminal Spinelli.
Sul versante delle relazioni istituzionali e politiche, il commissario dell’autorità portuale di Genova ha dichiarato che il 30 settembre sarà comunicata una decisione definitiva, non più transitoria né provvisoria, volta a dare stabilità agli investimenti e a ristabilire certezza nel mercato portuale. La precarietà contraria alle esigenze del mercato, secondo il commissario, non favorisce né le imprese né i piani di sviluppo infrastrutturale. Le organizzazioni sindacali, da parte loro, avevano chiesto garanzia per i lavoratori del terminal e dell’indotto, sottolineando che ritardi, giochi politici o assenze di decisione non dovevano ricadere sui posti di lavoro.
L’approvazione della concessione non priva il terminal Spinelli di ulteriori tensioni: la vicenda giudiziaria è tutt’ora aperta. Ci sono iscrizioni a processo per presunte irregolarità nella concessione originaria, che vedono coinvolti nomi di rilievo — tra cui l’imprenditore Spinelli, l’ex presidente dell’autorità portuale e dirigenti del gruppo. Le contestazioni riguardano, fra l’altro, l’uso improprio di clausole, il superamento delle destinazioni funzionali previste e possibili decisioni favorevoli alla società concessionaria non coerenti con il piano regolatore. Alcune intercettazioni e scandali emersi negli ultimi mesi hanno acceso i riflettori sull’ipotesi che clausole siano state modificate ad arte per favorire il gruppo concessionario.
Un ulteriore elemento che ha contribuito a sbloccare la situazione è stata la norma contenuta nel decreto infrastrutture approvato dal Parlamento che prevede un allineamento delle funzioni terminalistiche ai Piani regolatori portuali, consentendo ai terminal operator di operare su mercati container pur non avendo la prevalenza di container stabilita in concessione, purché operino nell’ambito dell’ampio territorio del piano regolatore portuale. La norma, valutata come un correttivo strutturale, mira a dare certezza normativa ai terminal che — come Spinelli — erano stati investiti da sentenze che richiedevano una funzione caratterizzante più vincolata. Per il gruppo Spinelli, questa norma rappresenta una boccata d’ossigeno: da un lato consente di ampliare la propria operatività, dall’altro offre un argine rispetto a interpretazioni troppo rigide del piano regolatore.
In questo scenario, il rinnovo della concessione viene letto come compromesso tra bisogno di continuità operativa e l’esigenza di rispettare i vincoli regolatori che hanno scatenato il contenzioso. Il terminal Spinelli ottiene una prospettiva di lungo termine, ma sotto la sorveglianza stretta dell’ente consortile portuale e con l’impegno a non deviare dalle funzioni previste. In caso di inadempimenti, le sanzioni previste potranno essere applicate in modo automatico, secondo regole già stabilite.
Le conseguenze sulla competitività del terminal e del sistema portuale genovese sono immediate: avere certezza di concessione consente al terminalista di pianificare investimenti, rinnovare attrezzature, attrarre operatori logistici e assicurare continuità cliente. Tuttavia, i vincoli imposti possono limitare strategie espansive improprie e imporre una disciplina rigorosa per le attività nei decenni futuri. L’equilibrio tra innovazione e rispetto del piano regolatore sarà cruciale per il successo dell’operazione.

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