Kenya, ritrovato salvo il giornalista Alex Kiprotich dopo il sequestro: cresce l’allarme per la libertà di stampa
- piscitellidaniel
- 1 giorno fa
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È stato ritrovato vivo e in condizioni di sicurezza Alex Kiprotich, giornalista e associate editor dello Standard Group, uno dei maggiori gruppi editoriali del Kenya, sequestrato da uomini armati mentre viaggiava verso Nakuru. Il reporter è stato liberato dopo diverse ore e abbandonato nei pressi della diga di Masinga, a oltre 200 chilometri dal luogo in cui era stato prelevato. La vicenda, conclusasi senza conseguenze fatali, riaccende però le preoccupazioni sulla sicurezza dei giornalisti in Kenya, dove negli ultimi anni organizzazioni per i diritti umani e associazioni della stampa hanno denunciato episodi di intimidazione, sparizioni e sequestri ai danni di attivisti, oppositori e professionisti dell’informazione.
Il rapimento è avvenuto nella serata del 1° settembre, poco prima delle 21.20, lungo la strada tra Gilgil e Nakuru. Secondo la ricostruzione fornita dal gruppo editoriale, un veicolo avrebbe bloccato l’automobile sulla quale viaggiava Kiprotich. Le immagini registrate da una telecamera di bordo mostrerebbero quattro uomini armati e con il volto coperto avvicinarsi alla vettura e trascinare via il giornalista. Da quel momento sono iniziate ore di forte apprensione per la famiglia e i colleghi, che hanno organizzato le ricerche durante la notte. Kiprotich è stato successivamente abbandonato nell’area della diga di Masinga, a grande distanza dal punto del sequestro, riuscendo a chiedere aiuto a una famiglia della zona.
Una squadra dello Standard Group, guidata dall’amministratore delegato Chaacha Mwita, lo ha raggiunto intorno alle 6.30 del mattino. Il giornalista è stato descritto come salvo ma comprensibilmente scosso dall’esperienza vissuta. Le circostanze precise del sequestro e del successivo rilascio rimangono da chiarire, così come l’identità degli uomini che lo hanno prelevato e le motivazioni dell’azione. Le autorità sono state informate dell’accaduto e il caso ha immediatamente attirato l’attenzione delle organizzazioni che rappresentano il settore dell’informazione, con la richiesta di un’indagine rapida, indipendente e trasparente.
L’episodio assume un significato ancora più grave perché non sarebbe il primo tentativo ai danni di Kiprotich. Secondo lo Standard Group, il 27 giugno il giornalista era già riuscito a sottrarsi a uomini armati che avevano tentato di fermarlo mentre si recava al lavoro a Nakuru. In quell’occasione avrebbe evitato il sequestro chiudendosi all’interno dell’automobile e riuscendo successivamente ad allontanarsi. Il vertice del gruppo editoriale ritiene che i due episodi possano essere collegati alla sua attività professionale, elemento che rafforza le preoccupazioni sulla possibilità che il giornalista sia stato deliberatamente preso di mira.
Il Media Owners Association of Kenya ha condannato il sequestro e chiesto garanzie concrete per consentire ai professionisti dell’informazione di svolgere il proprio lavoro senza minacce o interferenze. Il caso si inserisce infatti in un quadro politico e sociale particolarmente delicato. Dal ciclo di proteste antigovernative iniziato nel giugno 2024, in Kenya sono stati denunciati numerosi casi di persone rapite o scomparse, soprattutto tra attivisti e critici delle istituzioni. Organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani hanno attribuito responsabilità ad apparati statali di sicurezza, accuse respinte dalle autorità. Il presidente William Ruto ha tuttavia riconosciuto in passato l’esistenza di episodi caratterizzati da comportamenti eccessivi ed extragiudiziali da parte di appartenenti ai servizi di sicurezza.
La vicenda è particolarmente sensibile anche per il ruolo dello Standard, quotidiano appartenente allo stesso gruppo per cui lavora Kiprotich. La testata ha assunto posizioni critiche nei confronti dell’amministrazione Ruto, affrontando temi come corruzione e condotta delle forze dell’ordine, mentre il presidente ha a sua volta attaccato pubblicamente il giornale contestandone l’impostazione editoriale. Al momento non esistono elementi accertati che consentano di attribuire il sequestro alle autorità o di individuare con certezza il movente, rendendo essenziale distinguere le accuse formulate nel dibattito pubblico dai fatti verificati dalle indagini.
Il ritrovamento di Kiprotich interrompe così ore di forte tensione ma lascia aperto un caso destinato a pesare sul confronto relativo alla libertà di stampa in Kenya. L’attenzione si concentra ora sull’identificazione dei responsabili, sulle ragioni che hanno portato il giornalista a essere trasportato per oltre 200 chilometri e sul collegamento con il precedente tentativo di sequestro. Per il sistema dell’informazione keniota la vicenda rappresenta un nuovo banco di prova sulla capacità delle istituzioni di garantire che giornalisti e redazioni possano operare senza essere esposti a intimidazioni o violenze.


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