Italia tra biotecnologie, spazio e AI: come rilanciare il Paese puntando su settori strategici ad alta intensità tecnologica
- piscitellidaniel
- 15 lug
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L’Italia si trova davanti a una finestra di opportunità unica per ridisegnare il proprio modello produttivo, posizionandosi tra i protagonisti dell’innovazione europea e globale. Il punto di partenza è una visione politica e industriale che riconosca il valore strategico di settori come le biotecnologie, l’aerospazio, l’intelligenza artificiale, l’energia e la farmaceutica, dove le tecnologie avanzate rappresentano un moltiplicatore di crescita, occupazione qualificata e competitività internazionale. Secondo quanto emerge da una recente analisi del Centro Studi Confindustria, questi comparti possono costituire l’ossatura di una nuova economia nazionale fondata su capitale umano, ricerca e sinergie pubblico-private.
Il settore delle biotecnologie è tra quelli che più promettono uno sviluppo di lungo periodo. In Italia, il comparto biotech ha già raggiunto nel 2023 un fatturato complessivo di oltre 17 miliardi di euro, coinvolgendo più di 800 imprese, prevalentemente PMI, con circa 13.000 addetti altamente qualificati. Il potenziale resta ancora ampiamente inespresso rispetto a Paesi leader come Stati Uniti, Germania o Francia, soprattutto a causa della frammentazione del tessuto industriale e della scarsità di capitali di rischio. Tuttavia, con l’attuazione del Biotech Act europeo e l’adozione di strumenti mirati di attrazione di investimenti, anche l’Italia potrebbe colmare parte del divario. Le applicazioni vanno dall’agroalimentare all’ambito sanitario, fino alla bioeconomia circolare, con importanti prospettive di impatto ambientale e sociale.
Altrettanto rilevante è il comparto aerospaziale, in cui l’Italia detiene una posizione di prestigio grazie alla presenza di aziende leader come Leonardo, Avio e Thales Alenia Space. L’intero settore vale circa 7 miliardi di euro all’anno, con oltre 30.000 addetti. La sfida consiste ora nel rafforzare la filiera delle PMI che operano come fornitori strategici e integrarle meglio nei programmi europei come Horizon e Copernicus. Lo spazio è ormai considerato un’infrastruttura critica non solo per le telecomunicazioni e l’osservazione della Terra, ma anche per la sicurezza, la gestione delle crisi climatiche e la competitività digitale. Il potenziamento dell’Agenzia Spaziale Italiana e il coinvolgimento di università e centri di ricerca sono passaggi essenziali per rafforzare l’ecosistema nazionale.
Nel campo dell’intelligenza artificiale, l’Italia è chiamata a un salto di qualità. Attualmente il Paese contribuisce con meno del 2% alla produzione scientifica globale sul tema e non ha ancora definito una strategia industriale nazionale strutturata. Tuttavia, alcune eccellenze non mancano: a Torino, Bologna e Milano operano centri avanzati di ricerca che collaborano con le principali università europee. Il nuovo Centro Nazionale per l’AI previsto dal PNRR, insieme al supercalcolatore Leonardo di Cineca, può costituire una leva importante per accelerare lo sviluppo di soluzioni made in Italy nel campo del linguaggio naturale, della robotica, della sanità predittiva e dell’automazione industriale. Ma per scalare davvero, occorrono investimenti pubblici stabili, formazione specialistica e un quadro normativo che favorisca la sperimentazione e la messa in produzione di algoritmi affidabili e trasparenti.
Un ruolo cruciale spetta anche al settore dell’energia, oggi al centro della transizione verde. L’Italia può diventare hub di tecnologie sostenibili grazie a competenze consolidate in settori come l’idrogeno verde, il fotovoltaico avanzato, le reti intelligenti e il riciclo dei materiali critici. Il Piano RePowerEU, se pienamente integrato con le strategie industriali nazionali, potrebbe rafforzare la filiera dell’energia rinnovabile, riducendo la dipendenza dall’estero e creando nuovi posti di lavoro. Per attrarre investimenti serve però semplificare i procedimenti autorizzativi, valorizzare il ruolo delle comunità energetiche e incentivare la collaborazione tra startup e grandi operatori industriali.
Un altro comparto ad altissimo valore aggiunto è quello farmaceutico, in cui l’Italia si è già affermata come primo esportatore in Europa. L’industria farmaceutica italiana genera oltre 48 miliardi di euro di fatturato e dà lavoro a 68.000 addetti, in un ecosistema che coniuga grandi multinazionali e aziende italiane di medie dimensioni. Il punto critico riguarda la capacità di attrarre investimenti in ricerca e sviluppo, oggi ancora inferiori rispetto ad altri Paesi europei. La stabilità del quadro normativo, una governance più efficiente dell’Agenzia Italiana del Farmaco e la valorizzazione della proprietà intellettuale sono elementi chiave per sostenere la competitività internazionale delle imprese del settore.
Tutti questi comparti condividono una necessità fondamentale: quella di politiche industriali attive, coordinate e selettive. Non basta un intervento generalizzato: è necessario orientare risorse e strumenti su pochi ambiti prioritari, sostenendo chi investe in ricerca, trasferimento tecnologico e capitale umano. Il Piano Nazionale Made in Italy, annunciato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, si muove in questa direzione, prevedendo misure fiscali, fondi per startup deep tech e un piano di attrazione di talenti dall’estero. L’obiettivo è generare una massa critica in grado di competere a livello globale, puntando sulla qualità delle competenze e sulla capacità di innovare nei processi, nei prodotti e nei modelli di business.
La sfida più grande riguarda però la dimensione dell’integrazione tra pubblico e privato. Le esperienze internazionali dimostrano che gli ecosistemi dell’innovazione più efficaci sono quelli in cui università, imprese, enti pubblici e investitori lavorano insieme su obiettivi condivisi, sostenuti da strumenti coerenti e di lungo periodo. In Italia esistono già esempi virtuosi: i Competence Center, i Poli di Innovazione Regionale, i distretti tecnologici e i consorzi tra università e imprese. Ma servono strumenti per consolidare queste esperienze, renderle scalabili e favorirne l’accesso ai fondi europei.
In definitiva, il rilancio dell’Italia come potenza tecnologica passa da una ridefinizione delle priorità industriali, dalla semplificazione delle regole e dalla valorizzazione del talento scientifico e imprenditoriale presente nel Paese. Biotech, spazio, intelligenza artificiale, energia e farmaceutica non sono settori qualsiasi: rappresentano il cuore pulsante della nuova economia globale. Per essere all’altezza della sfida, occorre ora visione politica, coesione istituzionale e un impegno strategico capace di superare le logiche emergenziali.

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