Caporalato: il Pm chiede il commissariamento di Tod’s per presunte violazioni nella filiera produttiva
- piscitellidaniel
- 8 ott
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Nel panorama italiano della moda e del lusso, l’inchiesta sul caporalato investe oggi uno dei marchi storici più noti: Tod’s. La Procura di Milano, guidata dal pm Paolo Storari, ha avanzato la richiesta di commissariamento — ovvero di amministrazione giudiziaria — nei confronti dell’azienda, innescando un dibattito che unisce giustizia del lavoro, responsabilità sociale d’impresa e filiere produttive del “made in Italy”. L’accusa formulata dai magistrati è di sfruttamento lavorativo lungo i fornitori e i subappaltatori, con retribuzioni da lavoro nero, condizioni di regime quasi para-schiavitù e controlli inefficaci da parte dell’azienda madre.
Secondo quanto emerge dalle indagini preliminari, i pm milanesi hanno rilevato situazioni di lavoratori — in particolare cittadini stranieri — impiegati nei laboratori e negli opifici cinesi collegati a Tod’s che avrebbero percepito salari di poche decine di euro al giorno, equivalenti a circa 2,75-3 euro l’ora, ben al di sotto dei minimi contrattuali vigenti. Oltre al salario simbolico, sono contestate la detrazione di costi per vitto e alloggio imposti ai lavoratori, turni estenuanti e pratiche che avrebbero evitato controlli effettivi da parte dell’azienda principale. I magistrati ritengono che tali condizioni siano state rese possibili grazie a una catena complessa di appalti e subappalti non adeguatamente vigilati dal vertice aziendale.
La richiesta di commissariamento non significa che Tod’s sia oggi parte formalmente indagata nel fascicolo principale: la misura è proposta “ex art. 34 del codice antimafia” in relazione alle responsabilità amministrative delle persone giuridiche. In altri termini, non si contesta direttamente un reato penale all’azienda, ma si chiede che sia posta sotto controllo giudiziario proprio per le “carenze organizzative” clamorose che avrebbero favorito pratiche illecite nella filiera. Il commissariamento è pensato come strumento straordinario per neutralizzare le condotte sospette, riorganizzare la struttura aziendale e garantire la regolarità nei rapporti di lavoro.
La decisione sulla misura, però, spetta alla Corte di Cassazione, che dovrà valutare la competenza territoriale (Milano o la provincia di Ancona, dove ha sede parte della produzione) e la fondatezza della richiesta. Il 19 novembre è fissata una udienza nella quale saranno esaminate queste questioni proceduralmente cruciali. Fino ad allora Tod’s continuerà le sue attività ordinarie, ma con il procedimento pendente nel contesto giudiziario.
L’importanza simbolica e sostanziale di questo caso è rilevante sotto molteplici aspetti. In primo luogo, si inserisce in un filone ormai consolidato di interventi giudiziari nel settore del lusso italiano: negli ultimi tempi altri marchi prestigiosi come Loro Piana, Valentino, Dior e altri sono finiti sotto misure analoghe per questioni legate al lavoro e alla responsabilità delle catene produttive. Tod’s potrebbe diventare il prossimo grande nome “commissariato” se la Cassazione accoglierà la richiesta.
In secondo luogo, il caso pone il tema della responsabilità diretta del brand nei confronti delle condizioni dei lavoratori delle imprese terze con cui collabora. Non basta che la società dichiari che “fa controlli” o che “stipula contratti con le officine” se tali verifiche non risultano efficaci, sistematiche o capaci di esercitare un reale deterrente contro le pratiche illecite. È un appello esplicito: chi produce etichette di prestigio deve garantire trasparenza e rispetto lungo ogni anello della catena, non solo nella propria sede.
Per Tod’s le implicazioni sono delicate: da un lato, c’è la necessità di difendere la reputazione e il valore del marchio davanti a clienti, investitori e mercati; dall’altro, l’azienda dovrà probabilmente affrontare una revisione profonda della gestione dei rapporti con i fornitori, degli audit interni, dei contratti con i subappaltatori e dei meccanismi di controllo su salari, condizioni contrattuali e sicurezza sul lavoro.
Sul piano economico, l’azienda può subire effetti indiretti: imbarazzo pubblico, perdite di valore azionario, incertezza nei rapporti commerciali. Per chi opera nel settore del lusso, il rischio reputazionale è particolarmente elevato, poiché il brand è parte integrante del valore percepito. Inoltre, l’azione giudiziaria odierna rafforza la pressione su altre imprese del comparto affinché adottino pratiche più rigorose, audit indipendenti e procedure di tracciabilità della filiera.
La vicenda Tod’s rivela anche un nodo più strutturale: finora molte aziende hanno fatto affidamento su schemi di delocalizzazione e sub-contrattazione nei paesi e comunità dove i costi del lavoro sono più bassi e i controlli meno stringenti. Ma quando tali pratiche vengono esposte, la risposta giudiziaria tende a considerare la catena intera, non solo il laboratorio finale. Le aziende italiane, soprattutto nel settore moda, sono chiamate a una riconversione etica e operativa se vogliono conciliare prestigio globale con condizioni di lavoro compatibili con la legge.
Se la Cassazione approverà la richiesta di commissariamento, potrà essere nominato un amministratore giudiziario con poteri temporanei per gestire le attività di Tod’s in funzione del controllo, della regolarizzazione dei rapporti di lavoro e della trasparenza operativa. Questo soggetto avrebbe l’onere di garantire che le produzioni esterne rispettino i contratti e che i lavoratori vengano regolarizzati, controllando che non si ripetano le pratiche contestate.
Il fatto che la Procura abbia scelto uno strumento così forte indica la gravità delle evidenze raccolte: le indagini non descrivono un episodio isolato, ma una modalità di gestione che, secondo gli atti, sarebbe strutturale, radicata e facilitata da una assenza di controlli sistematici. Il procedimento tocca dunque un tema cruciale per l’industria italiana: se il made in Italy vuole continuare a puntare su qualità, artigianalità e immagine globale, deve dimostrare che non tollera che dietro le sue creazioni si nascondano pratiche di sfruttamento.
La risposta dell’azienda sarà attesa e scrutinata: Tod’s ha già ribadito che “rispetta le leggi” e che effettua controlli sui laboratori esterni, ma il giudizio ora passa alle prove, agli atti, ai processi e alle decisioni della magistratura. Se la misura giudiziaria verrà confermata, il commissariamento segnerà non solo un momento di tensione, ma una possibile svolta nella responsabilità sociale delle imprese italiane operanti su scala globale.

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