Beko lancia il nuovo piano in Italia: incentivi alle uscite volontarie, investimenti per la trasformazione e il nodo degli stabilimenti
- piscitellidaniel
- 26 set
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Beko Europe ha ufficializzato un piano che segna una “svolta strategica” per la presenza industriale del gruppo in Italia. L’accordo, siglato tra azienda, governo, regioni e parti sociali, prevede uscite volontarie incentivate per circa 1.284 posizioni e un impegno economico totale pari a 300 milioni di euro da destinare al rilancio delle attività produttive e all’innovazione dei siti nazionali. Il percorso è stato approvato con larghissimo consenso — circa l’88 % dei lavoratori ha espresso parere favorevole — e punta a preservare la presenza produttiva italiana del marchio, mitigando i rischi occupazionali attraverso strumenti graduali e soluzioni condivise.
Il piano nasce in un contesto delicato: in precedenza Beko aveva annunciato un progetto nel quale gli esuberi erano stimati in circa 1.935 unità e coinvolgevano anche la possibile chiusura di stabilimenti come quello di Siena, così come riduzioni produttive in siti di Varese, Ascoli Piceno e Fabriano. Con il nuovo accordo, tali previsioni sono state ridimensionate: gli esuberi sono stati «più che dimezzati», e la chiusura di Siena — che resta tuttora prevista — sarà gestita con finalità di reindustrializzazione coordinata dallo Stato, attraverso Invitalia. Gli stabilimenti italiani continueranno dunque la loro operatività, con investimenti mirati in tecnologia, efficienza energetica e prodotti di fascia alta.
Tra i siti coinvolti, Cassinetta di Biandronno (VA) sarà potenziato come polo per prodotti da incasso (forni e frigoriferi), con un investimento sugli impianti, sul prodotto e su ricerca e sviluppo. A Melano (AN) sarà localizzato un hub europeo per piani cottura, mentre il presidio di Comunanza (AP) continuerà con lavatrici e lavasciuga, puntando su alta gamma. Il sito di Carinaro (CE) rafforzerà la sua vocazione logistica e di ricambi, diventando anche centro per ricondizionamento. Quanto a Siena, pur con la cessazione dell’attività produttiva entro fine 2025, è previsto un percorso di reindustrializzazione in sinergia con il territorio, con l’obiettivo di garantire continuità occupazionale.
Le modalità di gestione degli esuberi saranno fondamentali per dare concretezza all’accordo: non vi saranno licenziamenti collettivi, ma uscite volontarie incentivate, scivoli pensionistici, buone uscite e la mobilitazione degli ammortizzatori sociali. Per i lavoratori over 50, si prevedono buonuscite fino a 90.000 euro per chi non è ancora pensionabile. Il governo, da parte sua, si impegna a sostenere l’intero piano attraverso il ricorso agli strumenti sociali e, se necessario, con ulteriori misure normative.
Il piano da 300 milioni è diviso in fasi e destini precisi: un terzo delle risorse sarà riservato alla ricerca e sviluppo, con l’obiettivo di far crescere il contenuto tecnologico e l’efficienza dei prodotti. Parte degli investimenti sarà dedicata all’efficienza energetica dei siti e all’installazione di pannelli solari. In ciascuno dei poli produttivi viene attribuito un ruolo specifico, in modo da consolidare un “network italiano” di specializzazioni interne al gruppo.
Questo tipo di piano industriale rappresenta una tappa decisiva per il futuro del comparto elettrodomestico in Italia e per il sistema manifatturiero stesso, in un momento in cui le pressioni competitive globale, i costi energetici e la necessità di innovazione spingono le aziende a cambiamenti radicali. Beko cerca in questo modo di trasformare una difficile fase di ristrutturazione in un’opportunità per ridefinire una presenza produttiva più moderna, resiliente e competitiva sul mercato europeo.

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