Basilea III, capitale stabile e liquidità ancora sopra i minimi nel rapporto 2025
I coefficienti patrimoniali e di leva delle grandi banche attive a livello internazionale sono rimasti sostanzialmente stabili nella seconda metà del 2025. È quanto emerge dal monitoraggio di Basilea III pubblicato dal Comitato di Basilea il 23 settembre 2026, su dati al 31 dicembre 2025. Il rapporto, ripreso il giorno successivo dalla stampa specializzata, considera 149 istituti: 106 del Gruppo 1, fra cui 29 banche di rilevanza sistemica globale, e 43 del Gruppo 2.
Per le banche del Gruppo 1 il coefficiente medio di capitale primario di classe 1, CET1, calcolato secondo le regole vigenti è rimasto al 13,9% nel campione non bilanciato. Il confronto con giugno 2025 va letto tenendo conto delle variazioni nella composizione del campione. Applicando integralmente il quadro finale di Basilea III alle posizioni di fine anno, il requisito minimo di capitale Tier 1 aumenterebbe in media del 2,2% per il Gruppo 1, contro l’1,7% rilevato nell’esercizio precedente. Il Comitato precisa che la differenza risente soprattutto dell’ampliamento del campione.
Sul versante della liquidità, il Liquidity Coverage Ratio medio ponderato delle grandi banche è salito al 136,6%, mentre il Net Stable Funding Ratio si è lievemente ridotto al 123,3%. Tutti gli istituti esaminati risultano sopra la soglia minima del 100% per entrambi gli indicatori. I due rapporti misurano aspetti distinti: la capacità di coprire deflussi di liquidità a breve termine e la stabilità delle fonti di finanziamento su un orizzonte più lungo.
Il documento presenta anche dashboard interattive per i rischi di credito, mercato, operativo, di controparte e di adeguamento della valutazione del credito. L’impatto dei requisiti finali non è uniforme: per il Gruppo 1 europeo la stima media dell’aumento del capitale minimo è dello 0,8%, inferiore al 2,2% dell’insieme del Gruppo 1.
I risultati descrivono un esercizio di monitoraggio, non una previsione dei futuri bilanci bancari. La simulazione applica le regole a posizioni rilevate alla fine del 2025, senza ipotizzare variazioni di redditività o reazioni delle banche. Per valutare la solidità di un singolo intermediario occorrono quindi i suoi dati e il quadro normativo applicabile nella relativa giurisdizione.






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