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Giappone, la Banca centrale alza i tassi all’1,25%: pesano petrolio, inflazione e debolezza dello yen

59 minuti fa
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Nuova stretta monetaria in Giappone, dove la Banca centrale ha deciso di aumentare il tasso di riferimento dall’1% all’1,25%, portandolo sul livello più elevato degli ultimi 31 anni, dall’aprile del 1995. La decisione, ampiamente attesa dai mercati e approvata da sette dei nove componenti del comitato di politica monetaria, arriva in una fase caratterizzata da rinnovate pressioni sui prezzi, alimentate soprattutto dal forte rincaro dell’energia. Dopo il precedente intervento di metà giugno, il nuovo rialzo segna un’accelerazione particolarmente significativa per la Bank of Japan, storicamente improntata a una politica monetaria molto accomodante, e conferma l’orientamento più restrittivo adottato dall’istituto per contenere le spinte inflazionistiche. A preoccupare è soprattutto l’andamento delle quotazioni petrolifere, tornate oltre la soglia dei 100 dollari al barile in concomitanza con la ripresa delle tensioni in Medio Oriente. Il rincaro del greggio rischia infatti di trasferirsi progressivamente sui prezzi al consumo, rendendo più difficile il contenimento dell’inflazione. Ad agosto l’indice dei prezzi al consumo giapponese, al netto dei prodotti alimentari freschi, ha registrato un lieve rallentamento all’1,7%, mantenendosi comunque relativamente vicino all’obiettivo del 2% perseguito dalla Banca del Giappone. La moderazione potrebbe però essere temporanea qualora le tensioni geopolitiche continuassero a sostenere i prezzi delle materie prime energetiche. Al quadro si aggiungono gli effetti del deprezzamento dello yen, che rende più costose le importazioni e può amplificare le pressioni inflazionistiche interne. La stessa Banca del Giappone ha sottolineato come il tasso di crescita dell’indice dei prezzi alla produzione rimanga elevato su base annua, risentendo contemporaneamente dell’aumento della domanda collegata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, degli alti prezzi del petrolio e dell’indebolimento della valuta nazionale. La nuova stretta conferma quindi il cambio di passo della politica monetaria giapponese, chiamata a trovare un equilibrio tra la necessità di contenere l’aumento dei prezzi e quella di non compromettere la tenuta dell’economia in uno scenario internazionale segnato dall’incertezza energetica e geopolitica.

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