Amitav Ghosh: la crisi climatica nasce anche da come abbiamo inventato la natura

Colonialismo, scienza e ambiente: il rapporto tra esseri umani e mondo naturale è una costruzione storica.
Parlare di “natura” come qualcosa di separato dall’umanità non è affatto neutrale. Amitav Ghosh e Barbara Furlotti ricostruiscono la storia di una distinzione che ha influenzato scienza, arte, economia e politiche ambientali. Ghosh ricorda che nella sua lingua madre, il bengalese, un termine equivalente alla moderna idea occidentale di natura è stato introdotto relativamente tardi. La separazione tra essere umano e ambiente è quindi anche una costruzione culturale e storica.
Nell’Europa del Cinquecento si affermano due tendenze. Da un lato la natura viene personificata come forza misteriosa, generosa o distruttiva; dall’altro diventa oggetto da classificare, riprodurre e studiare. I cataloghi dei naturalisti contribuiscono alla crescita della conoscenza, ma anche a un modo di pensare fondato sull’idea che conoscere significhi possedere e, potenzialmente, sfruttare.
Questa impostazione continua a pesare sulla crisi climatica. Ghosh sottolinea la differenza tra Nord e Sud globale: nei Paesi industrializzati il problema viene spesso rappresentato come questione scientifica e tecnologica, mentre molte società del Sud insistono sulla responsabilità storica delle economie che hanno prodotto la maggior parte delle emissioni.
Gli incendi che hanno colpito l’Europa stanno però modificando la percezione del rischio. La crisi non appare più come un fenomeno lontano né soltanto futuro. Diventa evidente che il modo in cui abitiamo e trasformiamo i territori produce conseguenze concrete. Anche la sostituzione dei boschi primari con piantagioni più vulnerabili agli incendi mostra che non tutti gli ecosistemi sono equivalenti.
La riflessione di Ghosh collega così colonialismo, capitalismo e ambiente. Nel suo lavoro resta però spazio per una diversa relazione con il vivente. Le tradizioni che attribuiscono valore sacro a luoghi, alberi e paesaggi rappresentano per Ghosh una possibile riserva culturale. Ripensare la crisi climatica significa allora non soltanto ridurre emissioni, ma rivedere l’idea stessa di una natura esterna all’uomo e disponibile senza limiti.






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