Rischio climatico, il 16,9% delle imprese italiane deve cambiare rotta

Cerved Esg Ratings associa alle aziende più esposte circa 745 miliardi di ricavi e differenze rilevanti tra settori.
Il rischio di transizione climatica è basso per il 62,5% delle imprese italiane analizzate da Cerved Esg Ratings, mentre il 20,1% si colloca nella fascia media e il 16,9% presenta un rischio alto o molto alto. A quest’ultimo gruppo sono associati circa 745 miliardi di euro di ricavi, una dimensione che rende la trasformazione industriale rilevante anche per credito, filiere e occupazione.
Lo studio Esg Connect 2026 individua le esposizioni maggiori in metallurgia, energia, trasporti e logistica. Sono attività con consumi elevati, impianti durevoli e catene di fornitura complesse, nelle quali il passaggio a tecnologie meno emissive richiede capitale, tempi autorizzativi e disponibilità di energia a condizioni competitive.
La quota di aziende in fascia alta cresce con la dimensione: è pari al 6,3% tra le microimprese, al 10,8% tra le Pmi e al 14,2% tra le grandi. La maggiore capacità finanziaria non elimina il rischio, perché le imprese più strutturate possono possedere impianti più complessi, operare su mercati regolati e sostenere obblighi informativi più articolati.
A livello territoriale prevalgono ovunque i profili basso e medio. Veneto, Lombardia, Marche ed Emilia-Romagna mostrano tuttavia una presenza significativa nella fascia media; la quota alta pesa maggiormente in Basilicata, Molise e Sicilia. Il dato regionale va letto insieme alla composizione produttiva e non come un giudizio uniforme su tutte le imprese locali.
L’orizzonte degli obiettivi è soprattutto il 2030 per l’87,6% delle aziende italiane del campione, contro il 73,4% di quelle estere. Efficienza energetica e digitalizzazione sono adottate dal 93% delle italiane e dal 76,7% delle estere; elettrificazione, idrogeno a basse emissioni e cattura della CO₂ risultano invece più diffuse fuori dall’Italia.
Per banche e investitori, la classe di rischio non sostituisce l’analisi del piano industriale: investimenti, energia, fornitori e capacità di trasferire i costi vanno verificati impresa per impresa.






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