Ricostruzione post-sisma nelle Marche, oltre 5.500 cantieri sono ancora aperti
- Luca Baj

- 6 ore fa
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Le risorse complessive superano 11,2 miliardi, ma la distanza tra interventi programmati, somme concesse e lavori conclusi resta significativa
A dieci anni dalla sequenza sismica iniziata il 24 agosto 2016, la ricostruzione nelle Marche presenta un quadro di avanzamento consistente ma ancora incompleto. Le risorse tra ricostruzione privata e interventi pubblici superano 11,2 miliardi di euro, mentre risultano ancora attivi 5.526 cantieri. Gli interventi chiusi sono 8.644, per un totale di oltre 14.000 opere concluse o in corso.
Per la ricostruzione privata sono state presentate 20.429 richieste di contributo e ne sono state approvate 14.844, con un tasso di accoglimento vicino al 72,7%. Gli importi richiesti ammontano a circa 11,79 miliardi di euro; quelli concessi raggiungono 8,76 miliardi e le somme liquidate 5,72 miliardi. Il divario tra concessioni e pagamenti mostra che l’approvazione amministrativa non coincide con l’immediata trasformazione delle risorse in lavori ultimati.
La provincia di Macerata concentra la quota maggiore della ricostruzione privata, con 12.955 domande presentate, 9.281 approvate e oltre 5,74 miliardi concessi. Segue Ascoli Piceno, con 4.734 richieste, 3.610 approvazioni e quasi 2 miliardi di contributi. Fermo, Ancona e Pesaro e Urbino presentano volumi inferiori, ma devono affrontare analoghi problemi tecnici e amministrativi.
Sul versante pubblico risultano programmati 1.872 interventi in 157 Comuni, per più di 2,51 miliardi di euro. Scuole, municipi, infrastrutture ed edifici di interesse collettivo richiedono progettazione, autorizzazioni, gare e controlli spesso più complessi rispetto agli immobili privati. La numerosità dei soggetti coinvolti può generare rallentamenti anche quando i finanziamenti sono disponibili.
La ricostruzione incide sul mercato immobiliare e sulla tenuta economica dei territori. Un’abitazione riparata ma inserita in un centro privo di servizi non garantisce il ritorno stabile della popolazione. Cantieri, viabilità, attività produttive e patrimonio storico devono quindi avanzare in modo coordinato. La riduzione delle assistenze abitative segnala un miglioramento, ma le migliaia di posizioni ancora attive confermano che la ricostruzione materiale e quella sociale procedono con tempi differenti.





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