Project financing, la riforma italiana deve coordinarsi con il nuovo quadro europeo

Le procedure nazionali devono anticipare le regole Ue in arrivo.
La disciplina italiana del project financing entra in una fase di sovrapposizione tra riforme nazionali e nuove regole europee. Il Governo punta a modificare procedure e coinvolgimento dei privati, mentre l’Ue lavora su un quadro per concessioni e rapporti pubblico-privato.
Lo strumento consente di realizzare infrastrutture con capitali privati remunerati dai flussi dell’opera o da altre forme contrattuali. La sua efficacia dipende dalla corretta distribuzione dei rischi.
Una riforma nazionale può semplificare le procedure e aumentare l’interesse degli investitori, ma regole non coordinate con l’evoluzione europea rischiano di avere durata limitata.
Le questioni più delicate riguardano iniziativa privata, selezione competitiva, modifiche contrattuali, durata delle concessioni e allocazione del rischio operativo. Una disciplina coerente può favorire investitori internazionali e finanziabilità dei progetti.





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