Piano Mattei, la prova dei capitali
- Luca Baj

- 1 giorno fa
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Abstract
Il Piano Mattei per l’Africa entra nella fase in cui la promessa politica deve essere misurata sulla capacità di trasformare dotazioni pubbliche, garanzie e cofinanziamenti in cantieri, formazione, energia, acqua e filiere produttive. La mobilitazione di quasi 12 miliardi di euro va letta come leva finanziaria, non come fondo unitario.
Il Piano nasce come strategia quadriennale di partenariato paritario. La cornice normativa è il decreto-legge 15 novembre 2023, n. 161, convertito dalla legge 11 gennaio 2024, n. 2, che ha istituito Cabina di regia e Struttura di missione presso la Presidenza del Consiglio. Il metodo è superare l’aiuto episodico e costruire cooperazione stabile, collegando sviluppo locale, sicurezza energetica europea e imprese.
Tabella 1 – Architettura
Voce | Dato |
Durata | 4 anni |
Paesi iniziali | 9 |
Paesi coinvolti | 14 |
Dotazione iniziale | 5,5 mld |
La seconda Relazione annuale, aggiornata al 30 giugno 2025, segnala l’allargamento ad Angola, Ghana, Mauritania, Senegal e Tanzania. L’espansione geografica rafforza l’ambizione, ma aumenta il rischio di dispersione. Un piano esteso richiede selezione dei progetti, tempi certi e verifica degli effetti su occupazione, accesso ai servizi e capacità locale.
Tabella 2 – Strumenti finanziari
Strumento | Importo |
Dotazione iniziale | 5,5 mld |
Plafond Africa CDP | 500 mln |
Misura Africa SIMEST | 200 mln |
Garanzie SACE | 2 mld |
Il dato dei quasi 12 miliardi pesa come mobilitazione complessiva: fondi pubblici, crediti agevolati, garanzie, canali multilaterali e attrazione di capitali privati. La leva finanziaria moltiplica l’impatto del bilancio statale, ma rende meno immediata la lettura della spesa. Non tutto ciò che è mobilitato è già erogato; non tutto ciò che è garantito produce automaticamente sviluppo.
Grafico 1 – Leve
Fondi pubblici ██████████
Garanzie ██████
CDP/SIMEST ██
Multilaterali ████
Le direttrici operative sono sei: istruzione e formazione, agricoltura, salute, energia, acqua, infrastrutture fisiche e digitali. L’energia conserva un ruolo strategico, perché l’Italia mira a diventare ponte tra produzione africana e domanda europea; tuttavia la sostenibilità del Piano dipende dalla capacità di non ridurlo a politica energetica esterna. Agricoltura, sanità e acqua sono i settori in cui il beneficio sociale può essere più visibile.
Tabella 3 – Priorità analitiche
Ambito | Indicatore |
Energia | accesso e rinnovabili |
Agricoltura | resa e occupazione |
Acqua | utenze servite |
Formazione | competenze certificate |
Digitale | connessioni attivate |
La cooperazione con il Global Gateway europeo e con Banca Mondiale, Banca africana di sviluppo e altri attori multilaterali rafforza la credibilità finanziaria del progetto. Allo stesso tempo, introduce una governance complessa, nella quale responsabilità politica, istruttorie tecniche e cofinanziamenti devono restare tracciabili. Il nodo non è quante risorse vengano annunciate, ma quali procedure consentano di trasformarle in risultati verificabili.
L’analisi economico-istituzionale suggerisce una doppia cautela. La cifra aggregata dei miliardi mobilitati è efficace, ma deve essere accompagnata da indicatori pubblici su progetti approvati, risorse erogate, beneficiari e avanzamento fisico. Inoltre, un partenariato è realmente paritario solo se priorità, localizzazione e gestione dei progetti sono condivise con istituzioni e comunità locali. Il Piano Mattei può diventare una piattaforma stabile della politica estera italiana se dimostrerà continuità, trasparenza e capacità di produrre valore nei territori coinvolti.
Fonti:
[1] Presidenza del Consiglio dei ministri, Piano Mattei per l’Africa.
[2] Servizi Studi di Camera e Senato, Relazione sullo stato di attuazione del Piano Mattei, Doc. CCXXXIII, n. 2, 15 luglio 2025.
[3] RaiNews, Missione ad Addis Abeba, 13 febbraio 2026.





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