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Crisi d’impresa, il Fisco mette ordine nei piani lunghi

La nuova bozza dell’Agenzia rafforza il raccordo tra procedure di sovraindebitamento, debiti tributari e tempi di pagamento oltre l’orizzonte quinquennale.


La seconda parte della circolare dell’Agenzia delle Entrate sul Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, di cui al decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, interviene su un terreno operativo delicato: la costruzione dei piani di ristrutturazione del debito quando il passivo fiscale rappresenta una componente significativa. La consultazione riguarda, tra l’altro, ristrutturazione dei debiti del consumatore, concordato minore, liquidazione controllata ed esdebitazione; le osservazioni possono essere trasmesse fino al 24 luglio.


Il punto centrale è la cristallizzazione del passivo. Senza un dato tempestivo e attendibile sull’esposizione verso l’Erario, il professionista e l’organismo di composizione della crisi rischiano di predisporre piani non sostenibili o fondati su importi destinati a mutare. Per questo la bozza valorizza termini ravvicinati: l’organismo deve attivarsi entro sette giorni dal conferimento dell’incarico e l’Agenzia è chiamata a fornire un riscontro in tempi funzionali alla redazione del piano.


La questione diventa ancora più rilevante quando la proposta prevede rateazioni superiori a cinque anni. In tali casi, la dilazione non può essere letta come semplice beneficio finanziario, ma come elemento strutturale della fattibilità. Occorre dimostrare che il debitore sia in grado di adempiere in modo regolare, che il trattamento offerto al Fisco sia coerente con l’alternativa liquidatoria e che il sacrificio richiesto all’Erario sia giustificato da un effettivo recupero della capacità economica.


La circolare, pur ancora in bozza, conferma una linea di fondo: nelle procedure regolate dal Codice della crisi, il debito tributario non è più un dato esterno al piano, ma una componente da integrare nella valutazione di convenienza, sostenibilità e meritevolezza. Per imprese minori, consumatori e professionisti, il confronto tempestivo con l’Amministrazione finanziaria diventa quindi decisivo per evitare piani formalmente corretti ma destinati a non superare il vaglio di concreta attuabilità.

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