La Cassazione sugli abusi edilizi e le distanze legali
La Corte di cassazione, con la sentenza n. 24767/2026, ha chiarito che anche un edificio abusivo può costituire il presupposto per l’acquisto per usucapione di una servitù che consenta di mantenerlo a distanza inferiore rispetto a quella prevista dalla legge. L’assenza del titolo edilizio rileva nei rapporti con la pubblica amministrazione, ma non esclude automaticamente gli effetti del possesso in ambito civilistico. È necessario che la servitù sia esercitata in modo visibile e continuativo per il periodo richiesto dalla legge. La Corte ha inoltre precisato che gli atti interruttivi della prescrizione compiuti nei confronti di alcuni comproprietari non producono necessariamente effetti verso tutti. Il possesso deve presentare i requisiti previsti dalla normativa sin dal suo inizio. La decisione conferma quindi che l’irregolarità urbanistica, da sola, non impedisce l’usucapione della servitù. Ciò non elimina, tuttavia, le eventuali conseguenze dell’abuso sul piano amministrativo.





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