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La tratta di esseri umani in Italia - Anni 2021-2025

18 ore fa
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Il presente rapporto offre una lettura congiunta delle fonti statistiche sulla tratta di esseri umani che popolano il sistema informativo SIRIT (Sistema Informativo della Rete Italiana Antitratta) del Dipartimento per le Pari Opportunità, una banca dati informatizzata utilizzata per la gestione, il monitoraggio e il coordinamento delle segnalazioni e dei dati relativi alle vittime di tratta e grave sfruttamento in Italia. Il SIRIT raccoglie dati sulle persone intercettate dal sistema nazionale di protezione, con riferimento alle vittime della tratta per il quinquennio 2021-2025. Sono presentati, inoltre, i dati sugli autori dei reati legati alla tratta (le segnalazioni di fonte Ministero dell’Interno) e sui condannati (di fonte Ministero della Giustizia), oltre ad alcune evidenze sul tema della tratta e dello sfruttamento provenienti dall’Indagine sulla sicurezza delle donne, condotta dall’Istat tra marzo 2025 e gennaio 2026 sulle donne fra i 16 e i 75 anni.Il quadro che emerge dall’analisi evidenzia una trasformazione profonda del fenomeno: negli ultimi anni, l’incidenza dello sfruttamento lavorativo di uomini adulti ha superato quella dello sfruttamento sessuale di donne, che ne costituiva storicamente la componente prevalente.Le informazioni sulle vittime e sugli autori di tratta di esseri umani sono oggetto di pubblicazione da parte di Eurostat e il dato sulle vittime confluisce nel report delle Nazioni Unite “Global report on trafficking in persons – Glotip ”.


Principali risultati

Nel tempo è cresciuta la capacità di intercettare le potenziali vittime di tratta. In Italia nel 2025, il sistema di protezione ha registrato 3.520 persone contro le 2.398 nel 2021 (+46,8%). Le persone sottoposte a valutazione sono aumentate del 58,1%, mentre le prese in carico delle vittime crescono del 19,3%.


In cinque anni la quota di uomini intercettati dal sistema di protezione passa dal 26,1% del 2021 al 52,5% del 2025. In valore assoluto gli uomini sono quasi triplicati, da 625 a 1.848, mentre le donne sono diminuite da 1.697 a 1.564.


I minorenni registrati (nel SIRIT) passano da 47 nel 2021 a 174 nel 2025, con un incremento del 270,2%. La loro incidenza sul totale delle vittime sale dal 2,0% al 4,9% ed è sistematicamente più alta fra i maschi, 6,4% contro 3,6% delle femmine nel 2025.


Il fenomeno si trasforma anche con riferimento ai Paesi di provenienza: le persone della Nigeria, che nel 2021 rappresentavano il 57,8% di quelle registrate, sono pari al 18,2% nel 2025; le persone del Bangladesh decuplicano, da 55 a 544 casi. Le due cittadinanze nella tratta hanno una composizione di genere opposta, femminile per il 91,4% la prima e maschile per il 95,6% la seconda.


Nel 2025, le persone formalmente identificate come vittime di tratta sono 1.964, di cui 966 uomini e 915 donne. Per la prima volta la componente maschile supera quella femminile: era il 33,0% nel 2022 e raggiunge il 49,2% nel 2025. I minori identificati come vittime sono 53 nel 2025, pari al 2,7%.


Nel 2025, le vittime di sfruttamento lavorativo sono 1.088 e quelle di sfruttamento sessuale 696. Fra le vittime di lavoro forzato gli uomini sono 883 su 1.088; fra quelle di sfruttamento sessuale le donne sono 597 su 696.


Lo sfruttamento lavorativo accertato si concentra nel settore agricolo, che assorbe da solo quasi la metà dei casi (47,6%). Una quota non marginale dello sfruttamento intercettato transita anche per un canale di ingresso regolare: nel 2025, 342 casi riguardano persone con un visto per lavoro previsto dal Decreto flussi.


Le persone segnalate all’Autorità Giudiziaria da parte delle Forze dell’Ordine per i reati legati alla tratta sono 2.428 nel 2025. Nel 2025, il 64,9% degli autori coinvolti nel reato di tratta agiva a fini di sfruttamento sessuale e il 25,1% a fini di sfruttamento lavorativo.


L’Indagine sulla sicurezza delle donne, condotta nel 2025, sulle donne dai 16 ai 75 anni (italiane e straniere) evidenzia alcune forme di costrizione, diffuse soprattutto tra le donne straniere. Il 3,2% (più di 65mila) delle donne straniere non ha scelto liberamente di venire in Italia: il 2,3% dichiara di essere stata costretta e lo 0,9% di essere stata portata con la forza o con l’inganno. L’1,3% delle donne straniere (circa 26mila) e lo 0,4% delle italiane (oltre 76mila) dichiarano di aver svolto il proprio lavoro in condizioni di schiavitù.


Aumentano le potenziali vittime di tratta intercettate dal Sistema SIRIT

Nel quinquennio 2021-2025 il sistema informativo SIRIT ha registrato 13.927 individui che comprendono sia persone sottoposte a valutazione – lo screening volto ad accertare la condizione di vittima – sia quelle effettivamente prese in carico in un programma di protezione.


Il totale delle persone registrate dal sistema aumenta del 46,8%, passando da 2.398 del 2021 a 3.520 del 2025 . Le valutazioni aumentano del 58,1%, mentre il numero di persone “prese in carico” cresce del 19,3% passando da 700 a 835. Sul totale delle persone registrate però, la quota delle prese in carico diminuisce dal 29,2% al 23,7%.


L’analisi dei dati evidenzia come, da un lato, cresce la capacità del sistema di protezione di identificare le vittime e, dall’altro, l’emergere di forme di sfruttamento caratterizzate da esigenze differenziate di protezione. In particolare, cresce lo sfruttamento lavorativo maschile che necessita di forme di protezione diverse dal supporto delle case di accoglienza.


Nel quinquennio considerato, inoltre, crescono sia le valutazioni interrotte – che possono essere legate a diversi motivi, dalle interruzioni volontarie ai trasferimenti in altri Paesi -, sia gli accertamenti conclusi con esito negativo. Resta stabile intorno all’8% la quota di persone riconosciute come vittime che scelgono di non accedere al programma, pari a 264 persone nel 2025.


La componente maschile cresce ogni anno e nel 2025 diventa maggioritaria

La quota di uomini fra le persone registrate nel sistema di protezione passa dal 26,1% del 2021 al 52,5% del 2025. L’andamento è regolare e privo di inversioni: 26,1%, 32,3%, 35,5%, 44,4% e 52,5%.


In valore assoluto gli uomini aumentano da 625 a 1.848, quasi triplicando, mentre le donne sono in calo da 1.697 a 1.564. L’intera crescita del sistema è dunque dovuta alla componente maschile. Le persone transessuali restano stabili intorno al 3%, con un’incidenza sistematicamente più alta fra le prese in carico (5,4% nel 2025) rispetto alle valutazioni (2,3%). Questa trasformazione del fenomeno spiega la diminuzione della quota di persone prese in carico. Gli uomini vittime di sfruttamento lavorativo non richiedono infatti ospitalità residenziale, ma soprattutto assistenza legale, recupero delle retribuzioni non corrisposte e il permesso di soggiorno e di lavoro (Group of Experts on Action against Trafficking in Human Beings,- GRETA 2024, International Labour Organization – ILO, 2020).


I minori sono pochi ma crescono più rapidamente di ogni altra componente

I minorenni registrati nel sistema di protezione passano da 47 nel 2021 a 174 nel 2025, con un incremento del 270,2%. La loro incidenza sale dal 2,0% al 4,9% . L’incidenza è sistematicamente più alta fra i maschi: 3,8% contro 1,4% nel 2021, 6,4% contro 3,6% nel 2025.


L’aumento dei minorenni sul totale delle persone registrate è attribuibile interamente ai sedicenni e diciassettenni, la cui incidenza passa dall’1,5% al 4,2% (con progressione regolare in ciascun anno), mentre restano sostanzialmente stabili le altre classi di età: i quattordici-quindicenni oscillano fra lo 0,2% e lo 0,7% e i minori di 14 anni fra lo 0,1% e lo 0,4%, con valori assoluti molto contenuti (fra due e nove casi). L’incremento dei minorenni non descrive quindi l’ingresso di bambini nel sistema di protezione, ma quello di adolescenti prossimi alla maggiore età.


Si osserva inoltre una crescita dell’incidenza dei maschi di 16 e 17 anni sul totale delle persone registrate (dallo 0,8% del 2021 al 3% del 2025) che corrispondono al 60,9% di tutti i minorenni registrati nel 2025. Le femmine della stessa età aumentano dallo 0,7% all’1,2%, con un percorso non lineare nel quinquennio.


Lo sfruttamento lavorativo diventa la forma prevalente

L’aumento degli uomini tra i casi di tratta intercettati è legata alla trasformazione del tipo di sfruttamento prevalente.

Sui casi per i quali la tipologia di sfruttamento è stata accertata6, lo sfruttamento lavorativo passa dal 32,7% del 2021 al 58,1% del 2025, mentre quello sessuale scende dal 62,8% al 34,3% (Figura 5). Va osservato a questo proposito la crescita delle forme di sfruttamento sessuale indoor e online che sfuggono alle forme di intercettazione e individuazione da parte degli operatori. A questa evoluzione “virtuale” dello sfruttamento non hanno ancora fatto seguito strumenti di osservazione adeguati. Si può quindi ipotizzare che lo sfruttamento sessuale non sia effettivamente diminuito in modo rilevante, ma si sia trasformato anche in forme sempre più invisibili.


Il risultato si conferma anche con riferimento alle persone “prese in carico”: l’ambito lavorativo dello sfruttamento nel 2025 è pari a 58,7% e quello sessuale a 34,8%.


Le due tipologie sono a loro volta fortemente segregate per genere. Fra gli 853 casi di sfruttamento lavorativo accertato del 2025 gli uomini sono il 90,5%; fra i 503 di sfruttamento sessuale le donne sono l’82,1%.


Prendendo in considerazione il quinquennio 2021-2025, lo sfruttamento lavorativo è maschile per l’89,6%, con 2.452 uomini su 2.738 casi, e femminile per il 10,3%, con 283 donne; lo sfruttamento sessuale è femminile per l’88,3%, con 2.508 donne su 2.841 casi, con una componente transessuale del 9,9%, pari a 280 casi, e una maschile dell’1,9%, pari a 53. Sul quinquennio la componente transessuale dello sfruttamento sessuale è cresciuta dal 3,5% del 2021 al 14,5%, con un massimo del 15,4% nel 2024, mentre la quota femminile diminuisce dal 95,7% all’82,1%.


Le forme di sfruttamento diverse da quello sessuale e lavorativo restano numericamente contenute ma non costituiscono un insieme omogeneo: tre di esse crescono in modo marcato nel quinquennio. La servitù domestica passa da 12 a 42 casi e i matrimoni forzati da 7 a 32; le economie criminali forzate da 16 a 30. L’accattonaggio è l’unica voce in controtendenza e scende da 12 a 8 casi.


Le quattro voci si distinguono nettamente per genere. I matrimoni forzati riguardano esclusivamente donne (32 casi), e la servitù domestica è femminile per l’85,7%; le economie criminali forzate sono maschili per l’83,3% e l’accattonaggio per il 62,5%. Presentano inoltre una forte concentrazione per cittadinanza: la Costa d’Avorio pesa per 16 dei 42 casi di servitù domestica e per 14 dei 32 matrimoni forzati, la Tunisia per 12 dei 30 casi di economie criminali forzate. Si tratta quindi di fenomeni riconducibili a flussi specifici più che di forme diffuse.


La crescita dei matrimoni forzati (da 7 a 32 fra il 2021 e il 2025) si osserva già prima dell’intervento normativo europeo (Direttiva (UE) 2024/1712 ), che introduce esplicitamente il matrimonio forzato, la maternità surrogata e l’adozione illegale fra le forme di sfruttamento rilevanti ai fini della tratta.


Rispetto alla tipologia di sfruttamento, i minori sono sfruttati in misura maggiore rispetto agli adulti per compiere attività connesse alle economie illegali, dove raggiungono il 14,9%, contro l’1,3% nello sfruttamento lavorativo e lo 0,8% in quello sessuale.


Cambia il genere delle persone intercettate negli anni e cambiano i Paesi di provenienza

I dati relativi alle vittime per le quali è stato accertato il tipo di sfruttamento, mostrano un cambiamento particolarmente significativo in termini di cittadinanza. La Nigeria, che nel 2021 rappresentava il 57,8% del Paese di provenienza delle persone registrate nel sistema di protezione, con 1.387 casi su 2.398, scende al 18,2% nel 2025, con 641 casi su 3.520, più che dimezzandosi in valore assoluto (−53,8%).


Nello stesso periodo il Bangladesh decuplica, passando da 55 a 544 casi, e diventa la seconda cittadinanza. Crescono anche il Marocco, da 70 a 368 casi, la Tunisia, da 60 a 292, l’India, da 10 a 153, e l’Egitto, da 14 a 143. Il numero di Paesi rappresentati passa da 67 a 84 .


Le cittadinanze sono fortemente segmentate per genere. Considerando l’intero quinquennio, i Paesi dell’Africa occidentale presentano una composizione femminile superiore al 90% e sono associati allo sfruttamento sessuale: Nigeria 91,4%, Costa d’Avorio 90,2%, Camerun 91,0%. I Paesi dell’Asia meridionale e del Nord Africa presentano una composizione maschile compresa fra l’81% e il 97%, e sono associati allo sfruttamento lavorativo: Bangladesh 95,6% di uomini, Egitto 96,9%, Pakistan 92,4%, Marocco 80,8%.


Il Brasile è l’unico Paese in cui prevalgono le persone transessuali (78,0%, pari a 251 su 322). Le persone di cittadinanza italiana registrate nel sistema sono 23 nell’intero quinquennio, di cui 5 nel 2025.


Il capovolgimento della composizione di genere non descrive solo un mutamento nelle caratteristiche delle vittime di uno stesso fenomeno, ma la crescita relativa di un fenomeno diverso a fronte della contrazione di quello storicamente prevalente, che come precedentemente osservato, è caratterizzato da forme online, che sfuggono alla intercettazione classica da parte degli operatori, soprattutto delle vittime femminili che operano di meno in strada.




Fonte: istat.it

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