Inflazione, ad agosto balzo al 3,3%: energia e carburanti tornano a spingere i prezzi
- piscitellidaniel
- 4 ore fa
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L’inflazione italiana torna ad accelerare con decisione sotto la pressione dei prezzi dell’energia. Secondo le stime preliminari dell’Istat, ad agosto 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un aumento dello 0,5% rispetto a luglio e del 3,3% su base annua, contro il 2,9% del mese precedente. Si tratta del livello più elevato da settembre 2023 e di un segnale che riporta in primo piano il problema del costo dell’energia per famiglie e imprese. A determinare il rialzo sono soprattutto gli energetici, sui quali continuano a riflettersi le tensioni internazionali e l’aumento delle quotazioni che ha interessato anche i carburanti.
La dinamica emerge con chiarezza osservando le diverse componenti dell’indice. I prezzi degli energetici non regolamentati accelerano dal +11,4% di luglio al +16,9% di agosto, mentre quelli degli energetici regolamentati passano dal +14,8% al +18,8%. Complessivamente, la crescita dei beni energetici raggiunge il 17%, rispetto all’11,6% del mese precedente. Anche su base mensile l’impatto è evidente: gli energetici regolamentati aumentano del 3,2% e quelli non regolamentati del 2,8%. Il rincaro dei carburanti assume un peso particolare perché tende a propagarsi sull’intero sistema economico, aumentando direttamente le spese per gli spostamenti e indirettamente i costi di trasporto e distribuzione sostenuti dalle imprese.
Il dato generale appare però molto diverso se si escludono proprio le componenti maggiormente volatili. L’inflazione di fondo, calcolata al netto dell’energia e degli alimentari freschi, rallenta infatti dall’1,6% all’1,5%, mentre quella calcolata escludendo soltanto i beni energetici scende dall’1,8% all’1,7%. Il quadro suggerisce quindi che l’accelerazione dell’indice complessivo non derivi, almeno per il momento, da una diffusione generalizzata delle pressioni sui prezzi. La componente energetica rappresenta il principale elemento di tensione, mentre numerose altre categorie mostrano una dinamica decisamente più moderata.
Un segnale relativamente favorevole arriva anche dagli alimentari. La crescita dei prezzi del settore rimane contenuta intorno all’1,1%, contribuendo a frenare l’aumento dell’indice generale. Il cosiddetto carrello della spesa, che comprende i beni alimentari e quelli destinati alla cura della casa e della persona, mantiene una variazione annua dell’1%. Aumentano invece più rapidamente i prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, che passano dal +3,4% al +4,3%. È un indicatore particolarmente importante per la percezione dell’inflazione, perché riguarda spese effettuate molto frequentemente dalle famiglie e può quindi incidere in maniera immediata sulla sensazione di perdita del potere d’acquisto.
La fotografia dell’Istat evidenzia inoltre una crescente divergenza tra beni e servizi. I primi accelerano dal 3,2% al 4,1%, mentre i prezzi dei servizi rallentano dal 2,7% al 2,4%. In particolare, i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona passano dal +3% al +2,6%, mentre quelli relativi ai trasporti frenano dall’1,6% allo 0,9% su base annua, nonostante un aumento mensile dell’1,4%. L’inflazione acquisita per l’intero 2026 sale così al 2,9%, mentre quella relativa alla componente di fondo si attesta all’1,9%. L’indice armonizzato europeo IPCA registra invece un aumento annuo del 3,2% e una variazione mensile dello 0,1%, influenzata anche dall’effetto dei saldi estivi.
La nuova accelerazione dei prezzi arriva in una fase particolarmente delicata per il potere d’acquisto delle famiglie e per le decisioni di politica monetaria. Un’inflazione alimentata soprattutto dall’energia presenta caratteristiche differenti rispetto a un aumento generalizzato dei prezzi, ma può comunque trasferirsi gradualmente agli altri comparti attraverso i maggiori costi di produzione e trasporto. Per le imprese energivore e per quelle fortemente dipendenti dalla logistica, il prolungamento dei rincari potrebbe tradursi in una nuova pressione sui margini oppure nella necessità di trasferire parte degli aumenti sui consumatori.
Il dato di agosto riporta quindi l’energia al centro dello scenario economico dopo una fase nella quale il rallentamento dell’inflazione aveva favorito aspettative più rassicuranti. La tenuta dell’inflazione di fondo e la moderazione dei prezzi alimentari rappresentano elementi importanti, ma l’evoluzione delle quotazioni energetiche e dei carburanti sarà decisiva nei prossimi mesi. Una persistenza dei rincari potrebbe rendere più difficile il percorso di normalizzazione dei prezzi, incidendo contemporaneamente sui bilanci familiari, sui costi delle aziende e sulle valutazioni delle autorità monetarie europee.


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