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Industria chimica, l’allarme sul sistema ETS: a rischio 15 miliardi di investimenti

14 lug
Tempo di lettura: 3 min

Il settore della chimica italiana lancia un nuovo segnale di preoccupazione sugli effetti delle politiche europee di decarbonizzazione, in particolare sull'evoluzione del sistema ETS (Emission Trading System). Secondo le stime presentate dagli operatori del comparto, l'attuale quadro normativo e il progressivo aumento dei costi legati alle emissioni di CO₂ potrebbero sottrarre fino a 15 miliardi di euro di investimenti destinati alla trasformazione industriale nei prossimi anni. Il tema non riguarda la necessità di ridurre le emissioni, obiettivo condiviso dall'intero settore, ma la capacità delle imprese europee di finanziare contemporaneamente la transizione ecologica, mantenere la competitività internazionale e sostenere gli ingenti investimenti richiesti dall'innovazione tecnologica. Per un'industria caratterizzata da elevati consumi energetici e da processi produttivi complessi, l'equilibrio tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica rappresenta oggi una delle principali sfide strategiche.


Il sistema ETS costituisce uno dei principali strumenti adottati dall'Unione europea per ridurre le emissioni climalteranti. Attraverso il meccanismo dello scambio delle quote di emissione, le imprese devono acquistare permessi per ogni tonnellata di anidride carbonica prodotta oltre le quote assegnate. L'obiettivo è incentivare gli investimenti nelle tecnologie più efficienti e rendere progressivamente meno conveniente il ricorso ai combustibili fossili. Con il rafforzamento delle politiche climatiche europee, il numero delle quote disponibili è destinato a diminuire e il loro prezzo tende ad aumentare, determinando un incremento dei costi per le imprese appartenenti ai settori ad alta intensità energetica. Proprio questa dinamica viene indicata dall'industria chimica come uno dei fattori che rischiano di comprimere la capacità di investimento in nuovi impianti, ricerca e innovazione.


La chimica rappresenta uno dei comparti più importanti del sistema manifatturiero italiano ed europeo, poiché fornisce materiali, prodotti intermedi e tecnologie indispensabili per numerose filiere industriali, dall'automotive alla farmaceutica, dall'edilizia all'agroalimentare. Negli ultimi anni le imprese hanno già avviato programmi di decarbonizzazione che comprendono l'elettrificazione dei processi produttivi, l'impiego di materie prime rinnovabili, l'utilizzo dell'idrogeno, il ricorso all'economia circolare e lo sviluppo della chimica verde. Tutti questi interventi richiedono però investimenti di lungo periodo e una significativa disponibilità di capitale. Se una quota crescente delle risorse aziendali dovesse essere assorbita dall'acquisto delle quote ETS, molte imprese potrebbero rinviare o ridimensionare i programmi di innovazione, rallentando proprio quel processo di trasformazione che le politiche europee intendono favorire.


Un'altra delle principali preoccupazioni riguarda il fenomeno del carbon leakage, ossia il rischio che parte della produzione industriale venga progressivamente trasferita verso Paesi nei quali le normative ambientali risultano meno rigorose e i costi delle emissioni sensibilmente inferiori. In uno scenario di crescente competizione internazionale, le imprese europee potrebbero trovarsi a sostenere costi superiori rispetto ai concorrenti extraeuropei, con possibili effetti sulla capacità di esportazione, sull'occupazione e sull'attrazione di nuovi investimenti industriali. Per limitare questo rischio, l'Unione europea sta introducendo strumenti come il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), destinato ad applicare un meccanismo di compensazione delle emissioni anche ad alcuni prodotti importati. Tuttavia, secondo il comparto chimico, tali misure potrebbero non essere sufficienti a neutralizzare completamente gli effetti dell'aumento dei costi ETS nel breve periodo.


Il confronto tra industria e istituzioni europee si concentra quindi sulla necessità di accompagnare la transizione ecologica con strumenti capaci di sostenere gli investimenti produttivi. Le imprese chiedono un quadro regolatorio stabile, incentivi per l'innovazione, accesso a energia competitiva e politiche industriali che consentano di accelerare la decarbonizzazione senza compromettere la competitività del sistema manifatturiero. La sfida consiste nel conciliare gli obiettivi climatici con la capacità delle aziende di continuare a investire, innovare e creare occupazione. In un contesto caratterizzato da trasformazioni tecnologiche sempre più rapide e da una competizione globale crescente, il successo della transizione dipenderà anche dalla possibilità di garantire alle imprese le risorse necessarie per realizzare gli investimenti richiesti dalla nuova economia a basse emissioni.

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