Il Piano Casa diventa legge, ma la sostenibilità resta il vero banco di prova
- piscitellidaniel
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Il decreto-legge n. 66 del 7 maggio 2026 punta al recupero degli alloggi pubblici, ma vincoli economici, fiscalità e fattibilità degli interventi restano decisivi.
La conversione del decreto-legge 7 maggio 2026, n. 66, recante disposizioni urgenti per il Piano Casa, segna il passaggio da misura emergenziale a cornice operativa per il recupero dell’edilizia residenziale pubblica. Il perno del provvedimento è il riutilizzo di circa 60mila alloggi popolari oggi non assegnabili, mediante ristrutturazioni, manutenzioni e semplificazioni amministrative affidate a una governance straordinaria. Il commissario potrà coordinare enti gestori, Comuni, soggetti pubblici e attuatori, con l’obiettivo di rimettere sul mercato abitazioni da destinare alla vendita o alla locazione a valori inferiori di almeno il 33% rispetto a quelli ordinari.
Il dato politico e giuridico più rilevante non è però solo l’approvazione definitiva, ma la distanza tra finalità sociali e sostenibilità economica. Il fabbisogno abitativo resta molto superiore alla capacità immediata del piano, soprattutto nelle aree urbane dove canoni, prezzi e tempi di accesso all’edilizia pubblica comprimono il diritto all’abitare. La misura intercetta una parte dello stock inutilizzato, ma non risolve da sola il problema strutturale della nuova offerta.
Il nodo più delicato riguarda il rapporto tra edilizia convenzionata, intervento privato e convenienza finanziaria. Il vincolo che indirizza una quota elevata degli investimenti verso finalità calmierate può assicurare un effetto sociale, ma rischia di ridurre l’interesse degli operatori se non accompagnato da regole flessibili e da un equilibrio tra costi di costruzione, valori locali e ritorno dell’investimento. Anche lo sconto del 33% necessita di un’applicazione coerente con mercati molto diversi tra loro.
Resta centrale la leva fiscale. La piena detraibilità dell’Iva, la riduzione dell’imposizione sulle locazioni residenziali e il riconoscimento degli immobili destinati alla locazione come beni strumentali sono strumenti capaci di trasformare il piano da programma amministrativo a politica industriale dell’abitare. Senza questo raccordo, il rischio è che il recupero dello stock pubblico proceda, ma non generi un aumento stabile e diffuso dell’offerta accessibile.





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