Gas americano e nucleare, Washington punta a ridisegnare l’energia europea

Gli Stati Uniti puntano a consolidare il proprio ruolo di principale fornitore energetico dell’Europa, facendo leva su gas naturale liquefatto e nucleare. Jarrod Agen, executive director del National Energy Dominance Council della Casa Bianca, ha indicato nell’aumento dell’offerta americana una risposta alla crescita della domanda e alla necessità europea di disporre di energia abbondante e competitiva, accompagnando la strategia con una critica alle politiche climatiche ritenute troppo restrittive dall’amministrazione Trump.
Il peso del Gnl statunitense è già strutturale. Secondo Eurostat, nel primo trimestre 2026 gli Stati Uniti hanno fornito il 57,4% del gas naturale liquefatto importato dall’Unione europea, una quota che rende Washington il primo partner dell’Ue in questo segmento. La dipendenza da forniture alternative alla Russia è destinata a crescere con il regolamento Ue 2026/261, che ha fissato il progressivo divieto delle importazioni russe: per i contratti di lungo termine il Gnl sarà vietato dal 1° gennaio 2027, mentre per il gas via tubo la scadenza è il 30 settembre 2027, prorogabile al 1° novembre in specifiche condizioni legate agli stoccaggi.
La linea americana coincide con l’interesse europeo a diversificare le fonti, ma non con l’intera architettura del Green Deal. Washington privilegia espansione della produzione, autorizzazioni più rapide, infrastrutture di esportazione e rilancio dell’atomo; Bruxelles mantiene invece l’obiettivo di ridurre le emissioni attraverso rinnovabili, efficienza ed elettrificazione. La sicurezza energetica transatlantica diventa così anche un confronto sul modello industriale.
Per imprese e famiglie europee il punto decisivo resta il prezzo finale. Più fornitori possono ridurre il rischio geopolitico, ma il costo del Gnl dipende da liquefazione, trasporto, rigassificazione, contratti e concorrenza asiatica. Una maggiore presenza americana rafforza la resilienza nel breve periodo, ma impone all’Ue di evitare che la sostituzione della dipendenza russa si trasformi in una nuova concentrazione eccessiva delle forniture.






Commenti