Costruzioni, la crescita resiste ma i margini sono sotto pressione
Quattro imprese su dieci prevedono un aumento del fatturato nel 2026. Energia, materie prime e carenza di personale qualificato restano i principali fattori di rischio.
La filiera italiana delle costruzioni affronta la transizione successiva alla fase più intensa del PNRR con aspettative prudentemente positive. Secondo l’Osservatorio SAIE realizzato in collaborazione con Nomisma, il 41% delle imprese prevede di chiudere il 2026 con un fatturato superiore a quello dell’anno precedente.
Le attese di crescita riguardano soprattutto variazioni contenute e non eliminano le criticità che incidono sulla redditività. L’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime continua a comprimere i margini, in particolare nei contratti conclusi prima delle variazioni dei costi o caratterizzati da meccanismi di revisione insufficienti.
La gestione contrattuale assume quindi un ruolo determinante. Imprese e committenti devono valutare con maggiore precisione clausole di adeguamento, tempi di approvvigionamento, ripartizione dei rischi e sostenibilità finanziaria dell’opera. Nei rapporti di lunga durata, una stima non aggiornata dei costi può compromettere l’equilibrio economico dell’appalto anche in presenza di un portafoglio ordini consistente.
Un secondo problema riguarda la carenza di personale qualificato. La difficoltà di reperire tecnici, operai specializzati e figure capaci di gestire strumenti digitali limita la capacità produttiva e può determinare ritardi nell’esecuzione. La formazione diventa pertanto un investimento necessario per accompagnare la digitalizzazione dei cantieri, l’industrializzazione dei processi e l’applicazione dei nuovi requisiti energetici.
La fase successiva al PNRR non comporta l’arresto automatico del mercato. Infrastrutture, manutenzione del patrimonio, messa in sicurezza, rigenerazione urbana ed efficientamento energetico continueranno a generare domanda. Cambierà però la composizione degli interventi e aumenterà l’esigenza di selezionare opere sostenibili sul piano economico e finanziario.
La tenuta della filiera dipenderà dalla capacità delle imprese di proteggere i margini operativi, programmare gli approvvigionamenti e rafforzare la propria struttura patrimoniale. Il fatturato resta un indicatore importante, ma non sufficiente: liquidità, produttività, tempi di incasso e corretta allocazione dei rischi contrattuali saranno decisivi per valutare la solidità della crescita.





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