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Caso Linde, UniCredit chiede il risarcimento di 460 milioni: la disputa sulle sanzioni arriva nei tribunali tedeschi

13 lug
Tempo di lettura: 3 min

Una delle più rilevanti controversie finanziarie nate dalle sanzioni occidentali contro la Russia approda nelle aule di giustizia tedesche. UniCredit ha avviato un'azione legale nei confronti del gruppo tedesco Linde per ottenere il recupero di circa 460 milioni di euro, somma che la banca italiana ritiene di aver perso a seguito del sequestro dei propri beni in Russia nell'ambito del contenzioso relativo al progetto industriale di Ust-Luga, uno dei più grandi impianti destinati al trattamento e alla liquefazione del gas naturale. La causa si inserisce in un più ampio confronto giudiziario che coinvolge anche altri importanti istituti europei, tra cui Deutsche Bank e Commerzbank, chiamati a stabilire chi debba sopportare le conseguenze economiche della sospensione del progetto dopo l'introduzione delle sanzioni dell'Unione europea nei confronti di Mosca.


L'origine della vicenda risale al 2021, quando Linde Engineering aveva sottoscritto con la società russa RusChemAlliance, partecipata da Gazprom, un contratto da circa 10 miliardi di euro per la realizzazione di un grande complesso destinato al trattamento del gas e alla produzione di gas naturale liquefatto. A garanzia degli anticipi versati dal committente russo, un pool di banche internazionali, tra cui UniCredit, aveva emesso garanzie bancarie a favore di RusChemAlliance. Dopo l'invasione dell'Ucraina e l'adozione delle sanzioni europee, Linde fu costretta a interrompere il progetto, ritenendo impossibile proseguire l'esecuzione del contratto senza violare la normativa internazionale. Le banche garanti si rifiutarono a loro volta di onorare le garanzie richieste dalla controparte russa, sostenendo che il pagamento sarebbe stato incompatibile con il regime sanzionatorio vigente. La reazione delle autorità russe fu particolarmente incisiva: i tribunali di San Pietroburgo ordinarono il sequestro di beni appartenenti agli istituti coinvolti, determinando perdite patrimoniali di notevole entità. Per UniCredit il valore degli asset congelati è stato stimato in circa 460 milioni di euro, mentre Deutsche Bank avrebbe subito perdite per circa 244 milioni di euro e altri istituti tedeschi per importi analogamente rilevanti.


La posizione di UniCredit si fonda sull'interpretazione dei rapporti contrattuali intercorsi con Linde. La banca sostiene che, essendo stata la società tedesca a interrompere il progetto in conseguenza delle sanzioni europee, debba essere quest'ultima a farsi carico delle conseguenze economiche derivanti dall'escussione delle garanzie e dai successivi sequestri disposti dai tribunali russi. Linde, dal canto suo, ritiene invece che la vicenda debba essere valutata alla luce della straordinaria complessità del quadro normativo internazionale e delle clausole contenute nei contratti di garanzia, evitando di commentare nel merito il procedimento giudiziario ancora in corso. La controversia assume un rilievo che va ben oltre il singolo rapporto tra le parti, poiché potrebbe definire criteri destinati a orientare numerose altre dispute nate a seguito delle sanzioni internazionali e delle misure adottate dalle autorità russe nei confronti delle imprese occidentali che hanno interrotto le proprie attività nel Paese.


L'esito del contenzioso sarà osservato con particolare attenzione dal settore bancario europeo e dalle grandi imprese attive nei mercati internazionali. La decisione dei giudici tedeschi potrà infatti chiarire chi debba sopportare il rischio economico derivante dall'impossibilità di eseguire contratti colpiti dalle sanzioni internazionali: se gli istituti che hanno emesso le garanzie, oppure le imprese beneficiarie delle stesse che hanno dovuto interrompere i progetti per rispettare gli obblighi imposti dall'Unione europea. Il caso evidenzia come le conseguenze economiche della guerra in Ucraina continuino a produrre effetti anche sul piano giuridico e finanziario, coinvolgendo banche, imprese industriali e operatori internazionali in controversie di elevatissimo valore economico. Per UniCredit il recupero dei circa 460 milioni di euro rappresenta non soltanto una questione patrimoniale, ma anche un passaggio importante per definire la distribuzione delle responsabilità nei grandi progetti internazionali travolti dalle sanzioni e dalle profonde trasformazioni dell'attuale scenario geopolitico.

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