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Sarah Lubala, la poesia come mappa delle assenze e dell’appartenenza

1 giorno fa
Tempo di lettura: 2 min
Sarah Lubala, la poesia come mappa delle assenze e dell’appartenenza

A Festivaletteratura la poesia di Sarah Lubala trasforma migrazione, assenze e memoria in una geografia dell’appartenenza.



La poesia di Sarah Lubala arriva a Festivalletteratura come una geografia della perdita, della memoria e dell’appartenenza. Nata nella Repubblica Democratica del Congo e costretta da bambina a lasciare il Paese insieme alla famiglia, la scrittrice ha trasformato l’esperienza della migrazione forzata in una ricerca poetica che interroga ciò che scompare e ciò che continua a restare dentro le persone.


Al centro dell’incontro c’è Una storia di sparizione, raccolta d’esordio in cui assenze, silenzi e frammenti biografici vengono trattati come presenze concrete. La poesia non cancella la perdita, ma prova a darle una forma, rendendo visibili stanze vuote, corpi fragili, luoghi abbandonati e memorie che tornano. La casa, in questa prospettiva, non coincide necessariamente con un luogo stabile: può diventare un rifugio precario, una tensione, perfino un “letto stretto”.


Nel dialogo con Carmen Gallo, il lavoro di Lubala è emerso anche come confronto tra storia individuale e storia collettiva. La migrazione personale si intreccia alla storia politica, mentre l’esperienza privata diventa una lente attraverso cui leggere sradicamento, identità e appartenenza. La lingua poetica consente di tenere insieme questi livelli senza trasformare l’esperienza in una semplice testimonianza documentaria.


Particolarmente importante è il ruolo della traduzione. Le poesie, lette in inglese e presentate anche nella versione italiana, mostrano come ogni passaggio linguistico comporti una scelta di ritmo, immagine e significato. La traduzione diventa così parte del percorso di avvicinamento a un’esperienza che nasce altrove ma può essere condivisa.


La scrittura di Lubala evita la retorica della ricomposizione definitiva. Le assenze restano assenze, ma possono essere nominate, attraversate e riconosciute. È in questo spazio che la poesia diventa una mappa: non per cancellare la distanza dal luogo perduto, ma per rendere leggibile ciò che la memoria continua a trattenere.

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