Rinascita delle centrali a gas per sostenere la crescita dei data center
- piscitellidaniel
- 5 set
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La crescita esponenziale dei data center, spinta in particolare dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale, sta generando una pressione senza precedenti sulle reti elettriche. Le applicazioni di nuova generazione richiedono enormi quantità di energia e questa domanda crescente rischia di rallentare la costruzione di nuove infrastrutture digitali. Per rispondere all’urgenza, in diversi Paesi stanno riemergendo le centrali a gas, spesso riadattate da impianti dismessi, per garantire la continuità nell’alimentazione dei poli tecnologici.
Il fenomeno non è circoscritto a una sola area geografica ma coinvolge Europa, Stati Uniti e Asia. La Silicon Valley, il corridoio tecnologico della Germania e i distretti digitali britannici rappresentano alcuni degli epicentri di questa trasformazione. L’obiettivo principale è la velocità: nuove connessioni alla rete elettrica nazionale richiedono tempi che vanno dai dieci ai quindici anni, mentre la conversione di una centrale esistente può essere completata in pochi mesi. Questo vantaggio temporale è diventato decisivo per colossi del settore come Microsoft, Amazon e Google, che cercano soluzioni immediate per sostenere la loro espansione.
Il modello emergente è quello degli “energy park”, siti industriali che ospitano contemporaneamente impianti di produzione elettrica e data center. In queste aree, l’energia generata non deve attraversare lunghe catene di trasmissione, ma viene immessa direttamente nei sistemi di raffreddamento e nei server. Le vecchie centrali a carbone, dotate di connessioni alla rete e infrastrutture di raffreddamento a acqua, diventano così la base perfetta per ospitare le nuove tecnologie digitali. Le utility, che un tempo programmavano la dismissione di questi siti, ora li rivalutano come asset strategici in grado di attrarre investimenti miliardari.
In Italia, l’attenzione si concentra su progetti che integrano l’utilizzo del gas con tecnologie innovative di cattura e stoccaggio della CO₂. Un esempio significativo riguarda lo sviluppo di un campus di data center nell’area di Ravenna, dove una nuova centrale a gas ad alta efficienza sarà dotata di sistemi di riduzione delle emissioni. Si tratta di un esperimento che unisce infrastruttura digitale e transizione energetica, con l’obiettivo dichiarato di mantenere bassi i livelli di impatto ambientale pur garantendo la continuità elettrica.
Negli Stati Uniti, i grandi gruppi energetici tradizionali si stanno muovendo nella stessa direzione. Le compagnie petrolifere vedono nei data center un’opportunità per diversificare le proprie attività e consolidare il legame con l’economia digitale. Progetti di centrali a gas di nuova generazione, affiancate da sistemi di cattura del carbonio e da integrazioni con rinnovabili, sono già in fase di avanzata pianificazione. I primi impianti dovrebbero entrare in funzione entro la fine del decennio, offrendo una risposta immediata a una domanda energetica che continua a crescere.
L’uso del gas come fonte primaria per i data center, tuttavia, non è privo di critiche. Sebbene le centrali moderne siano molto più efficienti di quelle tradizionali, con rendimenti che superano il cinquanta per cento, il problema delle emissioni resta centrale. Il rischio è che il gas, presentato come soluzione transitoria, finisca per consolidarsi come pilastro permanente dell’infrastruttura digitale. Questo scenario potrebbe ostacolare gli obiettivi di decarbonizzazione fissati a livello europeo e internazionale, mettendo in discussione gli impegni assunti per la riduzione delle emissioni entro il 2030.
Parallelamente, si stanno sperimentando tecnologie alternative per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. La cogenerazione e la micro-cogenerazione a gas offrono sistemi modulari più flessibili, in grado di essere riconvertiti in futuro all’idrogeno. Si studiano anche soluzioni che integrano batterie, fonti rinnovabili e piccoli reattori nucleari modulari, con l’obiettivo di garantire energia costante senza dover ricorrere al gas naturale in modo massiccio. Tuttavia, queste tecnologie necessitano di anni di sviluppo e non possono rispondere immediatamente all’emergenza attuale.
La situazione italiana merita un approfondimento specifico. Secondo stime recenti, il mercato dei data center nel Paese è cresciuto più rapidamente rispetto ad altri hub europei come Francoforte, Londra e Parigi. Gli investimenti hanno raggiunto centinaia di milioni di euro all’anno e il consumo elettrico attribuibile a queste strutture si avvicina al tre per cento del fabbisogno nazionale. Una percentuale che, se non governata, rischia di crescere ulteriormente con l’arrivo dei nuovi poli dedicati all’intelligenza artificiale e al cloud. Da qui la necessità di piani energetici mirati e soluzioni sostenibili che possano evitare squilibri nella rete nazionale.
Sul fronte politico e regolatorio, il tema è entrato nell’agenda di governi e istituzioni europee. La necessità di garantire competitività tecnologica, senza compromettere gli obiettivi ambientali, è diventata un nodo cruciale. Da un lato si incoraggia l’uso delle rinnovabili, dall’altro si riconosce che la loro variabilità non è sufficiente a soddisfare la continuità richiesta dai data center. Per questo, il gas viene considerato un compromesso necessario, almeno fino all’ingresso in scena di nuove tecnologie su larga scala.
Il dibattito si concentra dunque sull’equilibrio tra rapidità, sicurezza energetica e sostenibilità. Le centrali a gas riemergono come soluzioni temporanee, garantendo tempi brevi e affidabilità, ma pongono il rischio di ancorare lo sviluppo digitale a un modello energetico ancora legato alle fonti fossili. Nel frattempo, utility, colossi tecnologici e governi sono chiamati a decidere come bilanciare l’innovazione digitale con la transizione ecologica, sapendo che i prossimi anni saranno determinanti per definire l’assetto energetico del settore dei data center.

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