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Ippolito Nievo, trent’anni di vita capaci di contenerne molte di più

20 minuti fa
Tempo di lettura: 1 min
Giovanni Bietti, Martina Dal Cengio ed Emilio Russo a Festivaletteratura

Meno di trent’anni di vita sono bastati a Ippolito Nievo per attraversare letteratura, giornalismo, teatro, musica, politica e guerra. Festivaletteratura, nel proprio trentennale, lo assume come figura guida proprio per questa densità biografica. Nel ciclo dedicato alle molte anime dello scrittore, Giovanni Bietti ed Emilio Russo, sollecitati da Martina Dal Cengio, mettono a fuoco il Nievo visionario e il critico musicale.


Nato nel 1831, Nievo attraversa città e ambienti intellettuali, conosce l’opposizione al dominio austriaco, partecipa alla spedizione dei Mille e in Sicilia lavora anche all’amministrazione dell’impresa garibaldina. La sua morte, nel naufragio dell’Ercole durante il viaggio di ritorno, chiude nel 1861 una biografia che sembra già costruita con il ritmo di un romanzo.


La produzione è altrettanto vertiginosa: poesie, teatro, articoli, critica, lettere e soprattutto “Le confessioni d’un italiano”, un romanzo monumentale scritto in pochi mesi e rimasto a lungo inedito anche per ragioni legate alla censura. La rapidità della scrittura non coincide con superficialità, ma con una capacità quasi febbrile di trasformare esperienze e conflitti del proprio tempo in materia letteraria.


Bietti concentra l’attenzione sul rapporto con la musica. Nievo frequenta i teatri e conosce il ruolo sociale del melodramma, ma nelle “Confessioni” gli assegna uno spazio sorprendentemente limitato. Ancora più interessante è la sua diffidenza verso Verdi, contrapposta all’ammirazione per Rossini e Bellini. Nel teatro musicale dell’Ottocento si formava anche un immaginario nazionale: le preferenze estetiche diventavano quindi una forma di giudizio sulla modernità. Rileggere Nievo significa osservare un intellettuale immerso nel proprio presente e ancora difficile da contenere in una sola definizione.


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