Il trionfo dell’AfD scuote la destra italiana: Meloni tra Vannacci, alleanze europee e data del voto
- piscitellidaniel
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Il risultato dell’AfD in Sassonia-Anhalt irrompe nel dibattito politico italiano e apre nuovi interrogativi soprattutto nel centrodestra. Il partito guidato a livello federale da Alice Weidel ha ottenuto il 43,8% dei voti, più che raddoppiando il risultato precedente e conquistando 39 seggi su 83 nel Parlamento regionale. La Cdu si è fermata al 17,2%, subendo una sconfitta che aumenta la pressione sul cancelliere Friedrich Merz. L’AfD non dispone della maggioranza assoluta e resta da verificare se riuscirà a trasformare il successo elettorale nella guida del Land, ma la portata politica del voto supera ampiamente i confini tedeschi. In Italia il risultato alimenta una discussione che coinvolge direttamente Giorgia Meloni, i rapporti con Berlino, gli equilibri europei e la strategia con cui il centrodestra si presenterà alle prossime elezioni politiche.
Le reazioni all’interno della maggioranza hanno evidenziato immediatamente sensibilità differenti. Matteo Salvini ha salutato quello dell’AfD come un successo clamoroso e come la dimostrazione che in Europa esiste una domanda di cambiamento. Di segno opposto la posizione di Antonio Tajani, che ha definito l’affermazione del partito tedesco una pessima notizia, sottolineando la distanza rispetto ai valori liberali e occidentali rappresentati da Forza Italia e dal Partito popolare europeo. Fratelli d’Italia ha scelto invece una linea più prudente, leggendo nelle urne una richiesta di cambio di passo senza trasformare il risultato tedesco in un modello politico da importare. Per Meloni il problema è particolarmente delicato: la premier deve mantenere un rapporto strategico con la Germania di Merz e con il Ppe, evitando contemporaneamente di lasciare spazio politico alla propria destra.
È proprio su questo terreno che entra in gioco Roberto Vannacci. Il leader di Futuro Nazionale ha accolto con entusiasmo il risultato tedesco, presentandolo come il segnale di un’Europa destinata a cambiare profondamente. La sua formazione, nata dopo la separazione dalla Lega, ha assunto una posizione sempre più rilevante nei sondaggi. Le rilevazioni diffuse nei primi giorni di settembre collocano Futuro Nazionale tra il 7,5% e il 7,9%, davanti a Forza Italia e nettamente sopra la Lega in alcune indagini. Numeri che, se confermati nelle urne, renderebbero difficile ignorare il peso di Vannacci nella costruzione di una futura maggioranza di centrodestra. Lo stesso ex generale ha definito il proprio movimento un interlocutore naturale dell’attuale coalizione, pur rivendicando autonomia politica e una piattaforma non negoziabile su diversi temi.
Per Meloni si apre così un dilemma strategico. Un’alleanza con Vannacci potrebbe rafforzare numericamente il blocco di destra, ma rischierebbe di complicare il posizionamento europeo costruito dalla presidente del Consiglio durante gli anni di governo. La premier ha progressivamente consolidato rapporti con la Commissione europea, con il Ppe e con i principali governi occidentali, mantenendo una linea atlantica sull’Ucraina e cercando di accreditare Fratelli d’Italia come una forza conservatrice pienamente inserita nelle istituzioni comunitarie. Futuro Nazionale presenta invece posizioni più radicali su immigrazione, rapporti con la Russia e integrazione europea, elementi che potrebbero rendere più complessa una convergenza programmatica e aumentare le tensioni con Forza Italia.
Il risultato tedesco incide anche sulle valutazioni relative alla data delle prossime elezioni italiane. La legislatura può arrivare alla sua scadenza naturale nel 2027, ma la definizione del momento più favorevole per il voto dipende inevitabilmente dall’evoluzione dei rapporti di forza. Fratelli d’Italia continua a essere nettamente il primo partito nelle rilevazioni, attestandosi intorno al 26-27%, mentre il quadro alla sua destra appare molto più mobile. L’ascesa di Vannacci, la difficoltà della Lega e la tenuta di Forza Italia possono modificare il peso dei singoli alleati e quindi anche la distribuzione delle candidature e dei collegi. Anticipare o rinviare il confronto elettorale significa valutare quale configurazione possa offrire alla premier le condizioni migliori per ottenere un secondo mandato.
La vicenda assume inoltre una dimensione europea perché il successo dell’AfD mette sotto pressione il tradizionale cordone sanitario costruito dalle forze politiche tedesche. Il partito è diventato di gran lunga la prima forza della Sassonia-Anhalt, ma le altre principali formazioni continuano a escludere accordi di governo. La difficoltà nel costruire maggioranze alternative mostra tuttavia quanto l’espansione dei partiti radicali possa modificare concretamente il funzionamento dei sistemi parlamentari. È un tema che interessa anche l’Italia, dove il centrodestra deve decidere fino a quale punto allargare i propri confini senza compromettere gli equilibri raggiunti a Bruxelles e nelle relazioni internazionali.
L’onda arrivata dalla Germania rende quindi più complessa una partita italiana già aperta. Salvini vede nell’AfD la conferma della propria battaglia per una destra europea più radicale, Tajani ribadisce il confine liberale ed europeista, mentre Vannacci utilizza il risultato per rafforzare la propria proposta politica. Al centro rimane Giorgia Meloni, chiamata a preservare la leadership del centrodestra mentre alla sua destra cresce un concorrente che potrebbe diventare indispensabile sul piano elettorale ma problematico su quello delle alleanze europee. La scelta della data del voto, la definizione della coalizione e il rapporto con Futuro Nazionale diventano così parti della stessa strategia politica.





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