Cuneo fiscale, l’imponibile dei dipendenti cambia forma
- piscitellidaniel
- 10 lug
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La riduzione non opera più solo come taglio contributivo, ma come meccanismo fiscale con effetti sul reddito e sulle detrazioni.
La riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti, disciplinata dalla legge 30 dicembre 2024, n. 207, e chiarita dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate 16 maggio 2025, n. 4/E, ha modificato la struttura del beneficio. Non si tratta più soltanto di un esonero contributivo in busta paga, ma di un insieme di misure fiscali che incidono sul calcolo del reddito e dell’imposta.
Per i lavoratori dipendenti con reddito complessivo fino a 20.000 euro è riconosciuta una somma aggiuntiva che non concorre alla formazione del reddito imponibile. L’importo è calcolato sul reddito da lavoro dipendente rapportato all’intero anno: 7,1 per cento fino a 8.500 euro, 5,3 per cento oltre 8.500 e fino a 15.000 euro, 4,8 per cento oltre 15.000 e fino a 20.000 euro.
Per i redditi superiori a 20.000 euro e fino a 40.000 euro opera invece un’ulteriore detrazione dall’imposta lorda. Il beneficio, quindi, cambia natura in base alla fascia reddituale. Per alcuni lavoratori assume forma di somma non imponibile; per altri si traduce in riduzione dell’Irpef dovuta.
La novità impone particolare attenzione ai sostituti d’imposta. Il datore di lavoro deve riconoscere il beneficio in via automatica, ma sulla base di dati che possono risultare incompleti se il dipendente percepisce altri redditi. In sede di conguaglio o dichiarazione, l’agevolazione può essere confermata, rideterminata o recuperata.
La riduzione del cuneo diventa così un istituto fiscalmente più articolato. Il vantaggio netto resta centrale, ma deve essere coordinato con reddito complessivo, detrazioni, rapporti di lavoro plurimi e informazioni rese dal dipendente al sostituto d’imposta.





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