Caitríona Lally, Vivian e il confine invisibile tra appartenenza e alterità

Vivian vive sola a Dublino, cerca simmetrie, compila liste e osserva le lettere mancanti nei cartelli come se componessero un codice segreto. Nel romanzo “Eggshells”, Caitríona Lally costruisce una protagonista che attraversa la città alla ricerca di un varco verso un’altra dimensione. A Festivaletteratura, nel dialogo con Enrico Terrinoni, questa eccentricità viene ricondotta al mito irlandese del changeling e al tema più universale dell’appartenenza.
Secondo la tradizione, le fate potevano rapire un neonato umano lasciando nella culla un sostituto proveniente dal loro mondo. Il bambino scambiato avrebbe continuato a percepire una tensione verso la propria origine, cercando un passaggio per ritornarvi. La figura mitologica diventa così una lente attraverso cui leggere Vivian, senza però ridurla a una diagnosi o a una categoria.
Storicamente il racconto dei changeling ha offerto alle comunità un modo per interpretare comportamenti e caratteristiche che non possedevano ancora una spiegazione medica. Oggi quel patrimonio folklorico può essere letto anche come testimonianza dei dispositivi culturali con cui le società definiscono la normalità e collocano chi ne resta ai margini.
Lally insiste tuttavia sulla libertà della sua protagonista. Vivian è per lei un’anima sincera, incapace di fingere di vedere il mondo come lo vedono gli altri. La sua ricerca di un universo alternativo non è soltanto fuga: è il rifiuto di accettare che la realtà disponibile sia l’unica possibile. Dublino diventa così una città concreta e insieme porosa, attraversata da passaggi immaginari che proteggono il diritto alla differenza dall’obbligo di essere immediatamente normalizzata.



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