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Webuild, 120 anni di Italia tracciati attraverso le sue infrastrutture: un viaggio fra memoria, visione e futuro di impresa

In un momento in cui le infrastrutture tornano al centro del dibattito pubblico come leve decisive per la crescita economica, Webuild celebra i suoi 120 anni con un’iniziativa che va ben oltre la semplice ricorrenza aziendale: la mostra “Evolutio – Building the future for the last 120 years”, inaugurata il 7 ottobre presso l’Ara Pacis di Roma, si propone di raccontare la storia dell’Italia attraverso le grandi opere realizzate dalla società e di restituire una prospettiva che unisca passato, presente e futuro. L’evento – che resterà aperto fino al 9 novembre – si accompagna al lancio di un Museo Digitale delle infrastrutture, concepito per rendere permanenti le tracce dei cantieri, delle persone e delle tecnologie che hanno plasmato il volto del Paese.


L’obiettivo dichiarato da Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, è quello di “restituire la memoria di un secolo di trasformazioni”: mostrare come strade, dighe, ferrovie, porti e aeroporti abbiano inciso sulle dinamiche territoriali, sul benessere collettivo e sui modelli di mobilità. Con oltre 100 immagini storiche e contemporanee, testimonianze tecniche e installazioni immersive, il percorso espositivo guida il visitatore attraverso decenni di innovazione, crisi, ricostruzione e sviluppo infrastrutturale.


Il racconto si apre con le opere idriche, energetiche e di gestione del territorio realizzate fra gli anni Trenta e Quaranta, seguite dal boom economico e dalla costruzione delle autostrade e ferrovie nel dopoguerra, fino ad arrivare al presente, dove il gruppo si misura con progetti contemporanei di alta complessità: il Terzo Valico dei Giovi, il nuovo ponte foraneo di Genova, il tunnel di base del Brennero — considerato tra i più lunghi del mondo —, la linea C della metropolitana di Roma, l’alta velocità Napoli-Bari e (in prospettiva) il Ponte sullo Stretto di Messina che Webuild si candida a realizzare alla guida del consorzio Eurolink.


Al di là del racconto visuale e architettonico, “Evolutio” è anche una riflessione sul ruolo dell’impresa nella costruzione della memoria collettiva e del territorio. Non si tratta soltanto di celebrare, ma di confrontarsi: chiedersi come far dialogare la spinta tecnologica, la sostenibilità ambientale e la coesione territoriale in un’epoca segnata da sfide climatiche, finanza europea e nuove esigenze infrastrutturali. Il Museo Digitale che accompagna l’iniziativa espande l’esperienza, consentendo l’accesso alle migliaia di schede, foto, video e materiali d’archivio da qualunque luogo e in infinite modalità.


La scelta di Webuild di promuovere una mostra del genere non è neutra: l’industria delle costruzioni si trova oggi in una fase in cui competizione globale, tensioni sui costi, vincoli regolatori e aspettative sociali impongono una definizione più ampia del “valore infrastrutturale”. L’opera pubblica non è più solo un cantiere da gestire, ma un bene collettivo da rendere efficace, resiliente e inclusivo. Così, l’impresa assume anche un ruolo culturale e simbolico, diventando custode e interprete del cambiamento territoriale.


La dimensione transnazionale di Webuild emerge chiaramente anche dal progetto esposto: il gruppo opera in oltre 50 paesi e ha costruito dighe, tunnel, ferrovie, metropolitane e infrastrutture complesse come ponti e tratte stradali in Italia e all’estero. La grande opera italiana e la sua resa internazionale si intrecciano nel percorso narrativo per mostrare come le tecnologie, i modelli manageriali e le capacità progettuali si siano evolute con il tempo.


Un altro tema centrale che la mostra sottolinea è quello della continuità progettuale. Le grandi opere, spesso concepite decenni prima della loro realizzazione, tengono insieme visione, pianificazione e governance. Opere come l’Autostrada del Sole, la diga di Ridracoli o le tratte ferroviarie ad alta velocità non sono semplici capitoli conclusi ma segmenti di una narrazione infrastrutturale che attraversa anche le sfide attuali: interconnessione nord-sud, transizione ecologica, riduzione dei tempi di mobilità e resilienza agli eventi estremi.


Il percorso espositivo non manca di sollevare interrogativi: come si conciliano oggi efficienza e sostenibilità? In che modo le scelte tecnologiche infrastrutturali possono ridurre la disuguaglianza territoriale? Come fare in modo che il finanziamento e la manutenzione delle infrastrutture non siano il punto debole del sistema, ma un vettore di innovazione sociale e di crescita equilibrata? Webuild, proiettandosi in avanti, mette queste domande al centro della propria candidatura progettuale.


Nel mettere in scena un secolo di trasformazioni infrastrutturali, la mostra restituisce anche i volti delle persone: tecnici, operai, ingegneri, amministratori che hanno contribuito con fatica e visione alla realizzazione di opere talvolta controcorrente. La vicinanza tra l’esperienza umana e quella tecnica amplifica la consapevolezza che l’impresa infrastrutturale non è astratta, ma legata ai territori, alle comunità, al lavoro e alle generazioni.


L’iniziativa “Evolutio” di Webuild rappresenta dunque un punto d’osservazione privilegiato per comprendere il rapporto fra impresa, infrastrutture e sviluppo nazionale. In un’Italia che sta ridiscutendo il proprio modello infrastrutturale con il Next Generation EU, la mostra si pone come stimolo: ricordare da dove veniamo per orientare dove vogliamo andare, con le grandi opere come elementi di coesione, modernizzazione e competizione globale.

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