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Turismo di montagna, un giro d’affari da 12 miliardi: l’Italia punta sulla destagionalizzazione e sugli investimenti sostenibili per crescere oltre l’inverno

Il turismo di montagna in Italia conferma il suo ruolo strategico nell’economia nazionale, con un giro d’affari che supera i 12 miliardi di euro e una crescita costante delle presenze, trainata sia dal turismo interno sia dal ritorno dei visitatori stranieri. Il settore, che rappresenta una delle componenti più vitali del comparto turistico italiano, sta vivendo una fase di profonda trasformazione, spinta dalla necessità di adattarsi ai cambiamenti climatici, alle nuove abitudini di viaggio e alla crescente domanda di sostenibilità. Le località alpine e appenniniche stanno investendo in infrastrutture moderne, servizi digitali e proposte esperienziali che vanno ben oltre la stagione sciistica, aprendo la strada a un modello di turismo montano sempre più diversificato e competitivo.


Secondo le ultime rilevazioni delle associazioni di categoria, il comparto della montagna italiana coinvolge circa 4 milioni di turisti ogni anno e genera un indotto che si estende dal settore alberghiero alla ristorazione, dal commercio ai servizi di mobilità, fino alle attività sportive e culturali. Le aree più dinamiche restano le Alpi, con Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Lombardia in testa per capacità ricettiva e spesa media per soggiorno, ma anche gli Appennini stanno registrando un rinnovato interesse, grazie a strategie mirate di valorizzazione e a investimenti pubblici e privati in infrastrutture e promozione.


L’inverno continua a rappresentare la stagione principale per il turismo montano, ma il vero obiettivo degli operatori e delle istituzioni locali è la destagionalizzazione. L’estate in montagna è ormai una realtà consolidata, con un’offerta che spazia dal trekking al ciclismo, dall’enogastronomia alle attività culturali. La presenza di turisti nei mesi caldi è aumentata del 25% rispetto a cinque anni fa, segnale di un cambiamento strutturale nella percezione delle destinazioni montane. Gli operatori stanno investendo in percorsi naturalistici, parchi avventura, rifugi attrezzati e servizi legati al benessere e alla salute, con l’obiettivo di attrarre un pubblico sempre più ampio e variegato.


Uno dei motori principali della crescita è rappresentato dall’integrazione tra turismo e sostenibilità. Le regioni montane italiane stanno puntando su modelli di sviluppo che tengano conto della tutela del territorio e della riduzione dell’impatto ambientale. Numerosi impianti di risalita hanno avviato progetti di efficientamento energetico, mentre gli hotel e i rifugi stanno adottando soluzioni a basso consumo, riduzione degli sprechi e filiere di approvvigionamento locale. Anche il trasporto sostenibile gioca un ruolo chiave: si moltiplicano le iniziative per favorire l’accesso in treno e con mezzi elettrici, in linea con le politiche europee di mobilità green.


L’evoluzione del turismo montano italiano è inoltre strettamente legata alla digitalizzazione. Le piattaforme di prenotazione, le app per escursioni e le soluzioni di realtà aumentata stanno trasformando l’esperienza dei visitatori. Le destinazioni più innovative offrono oggi percorsi digitali interattivi, mappe intelligenti e sistemi di prenotazione integrati per attività outdoor e servizi di accoglienza. Questa spinta tecnologica non solo migliora la qualità dell’offerta, ma consente anche di raccogliere dati utili per analizzare i flussi turistici e ottimizzare le strategie di marketing territoriale.


Un capitolo a parte riguarda l’impatto economico sulle comunità locali. Il turismo di montagna rappresenta una fonte essenziale di reddito e occupazione per centinaia di piccoli comuni, molti dei quali dipendono in larga misura da questa attività per sostenere la propria economia. Secondo le stime più recenti, il settore dà lavoro direttamente a circa 120 mila persone e ne coinvolge oltre 300 mila nell’indotto. Tuttavia, la crescita non è omogenea: mentre alcune località hanno saputo reinventarsi come destinazioni internazionali, altre faticano a superare la stagionalità e la dipendenza dallo sci alpino. Per queste realtà, la sfida consiste nel creare nuove opportunità di attrazione basate su cultura, natura, artigianato e prodotti tipici.


L’attenzione al cambiamento climatico è uno dei temi centrali della pianificazione turistica montana. Le temperature più elevate e la riduzione delle precipitazioni nevose stanno modificando radicalmente la stagione invernale, costringendo gli operatori a ripensare modelli di business e strategie di investimento. Le località più resilienti stanno diversificando le attività: dal turismo termale alle escursioni naturalistiche, dai percorsi cicloturistici alle esperienze legate al benessere fisico e mentale. In parallelo, gli impianti di risalita si stanno trasformando in strutture multifunzionali, utilizzate tutto l’anno per eventi, manifestazioni e sport non invernali.


L’analisi dei flussi turistici evidenzia anche un forte ritorno dei visitatori stranieri, in particolare da Germania, Svizzera, Francia e Paesi Bassi. Questi mercati rappresentano oltre il 40% delle presenze totali nelle aree alpine e mostrano un interesse crescente per un turismo esperienziale e sostenibile. La valorizzazione dei prodotti locali, l’autenticità dei borghi di montagna e la qualità del paesaggio naturale sono i principali elementi di attrazione per i turisti europei, che scelgono sempre più spesso soggiorni lunghi e attività all’aperto.


Sul piano degli investimenti, le regioni montane stanno beneficiando di importanti fondi pubblici legati al PNRR e ai programmi europei per la coesione territoriale. Gli interventi riguardano il potenziamento delle infrastrutture, il recupero dei borghi storici, la modernizzazione degli impianti sciistici e la creazione di reti ciclabili e sentieristiche interregionali. L’obiettivo è costruire un modello integrato di turismo montano capace di competere a livello europeo, puntando su qualità, sostenibilità e innovazione.


Le associazioni di categoria chiedono ora politiche stabili di sostegno, in grado di favorire l’imprenditoria locale e di migliorare la formazione del personale. La mancanza di figure professionali qualificate, in particolare nei settori dell’accoglienza, della ristorazione e della gestione degli impianti, è infatti uno dei nodi critici per la crescita del comparto. Alcune regioni stanno rispondendo con programmi formativi specifici e incentivi per i giovani, con l’obiettivo di creare una nuova generazione di operatori del turismo montano.


Il turismo d’alta quota si conferma quindi come uno dei pilastri dell’economia italiana, capace di generare valore e occupazione ma anche di riflettere i profondi cambiamenti in corso nel modo di viaggiare. Con un giro d’affari da 12 miliardi di euro e prospettive di ulteriore crescita, la montagna italiana si prepara ad affrontare le sfide del futuro puntando su sostenibilità, innovazione e identità territoriale.

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