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Turismo, Caputi chiede una strategia industriale di medio-lungo periodo

16 set
Tempo di lettura: 3 min










Il turismo italiano deve uscire definitivamente dalla logica degli interventi emergenziali e dotarsi di una vera politica industriale, capace di programmare investimenti, innovazione e crescita su un orizzonte di medio-lungo periodo. È la linea indicata da Massimo Caputi, presidente di Federturismo Confindustria, di fronte alla trasformazione sempre più rapida della domanda e alla nascita dei cosiddetti “nuovi turismi”. Il comparto non può più essere considerato soltanto come un insieme di attività legate all'accoglienza e alla stagionalità, ma come una filiera articolata che comprende alberghi, trasporti, terme, nautica, eventi, cultura, ristorazione, infrastrutture e servizi. Un sistema con forti ricadute sull'occupazione e sulla capacità dei territori di attrarre investimenti.


La richiesta delle imprese è quella di superare misure temporanee e provvedimenti costruiti per affrontare singole emergenze. Secondo Federturismo occorre invece una strategia strutturale che permetta alle aziende di pianificare gli investimenti con maggiore certezza. Tra le priorità individuate figurano la semplificazione normativa e amministrativa, strumenti finanziari adeguati alle caratteristiche del settore e la costruzione di un vero contratto di filiera capace di collegare imprese, territori, infrastrutture e investimenti. A questi interventi si affianca la richiesta di misure sulla rivalutazione dei beni d'impresa, particolarmente rilevanti per un comparto caratterizzato da un'elevata presenza di immobili e strutture ricettive.


Il cambiamento della domanda rende ancora più urgente questa impostazione. Il turista contemporaneo cerca esperienze sempre più personalizzate e distribuite durante l'intero anno: benessere, sport, enogastronomia, nautica, montagna, cultura, congressi e grandi eventi affiancano ormai il tradizionale turismo balneare e quello delle città d'arte. Questa evoluzione offre all'Italia la possibilità di valorizzare destinazioni meno conosciute e favorire la destagionalizzazione, riducendo la pressione sulle località maggiormente frequentate. Per cogliere queste opportunità servono però infrastrutture efficienti, collegamenti adeguati, digitalizzazione dei servizi e una capacità di coordinamento tra operatori pubblici e privati.


Uno dei temi centrali riguarda gli investimenti. Il patrimonio ricettivo italiano necessita in molti casi di interventi di riqualificazione, efficientamento energetico e ammodernamento tecnologico. La competizione internazionale non si misura più soltanto sulla bellezza delle destinazioni, ma sulla qualità complessiva dell'esperienza offerta, dalla facilità degli spostamenti alla disponibilità di servizi digitali. Per questo Federturismo punta a rafforzare il riconoscimento del comparto come vera industria nazionale, consentendo alle imprese turistiche di accedere con maggiore continuità agli strumenti normalmente utilizzati per sostenere lo sviluppo industriale. Una programmazione stabile potrebbe inoltre favorire l'ingresso di capitali destinati alla modernizzazione dell'offerta.


Altrettanto decisivo è il capitolo delle competenze professionali. La crescita del settore continua a scontrarsi con la difficoltà di reperire personale qualificato in numerose attività, dall'ospitalità alla ristorazione, fino ai servizi tecnici e manageriali. Una strategia industriale deve quindi comprendere anche formazione, stabilizzazione dell'occupazione e costruzione di percorsi professionali capaci di rendere il turismo più attrattivo per i giovani. La qualità del servizio rappresenta infatti uno dei principali fattori competitivi e non può essere separata dalle condizioni di lavoro e dalla capacità delle imprese di trattenere le professionalità più preparate.


La prospettiva indicata da Caputi guarda al 2030 e punta a costruire una governance nella quale Stato, Regioni, Comuni e imprese possano operare all'interno di una cornice più coordinata. Già nell'assemblea di giugno Federturismo aveva posto al centro il riconoscimento del turismo come asset strutturale dell'economia nazionale, lanciando un percorso di collaborazione con istituzioni e operatori. L'obiettivo è evitare una frammentazione delle politiche che rischia di disperdere risorse e rallentare gli investimenti, soprattutto quando le destinazioni turistiche richiedono interventi che coinvolgono contemporaneamente trasporti, urbanistica, formazione, promozione e infrastrutture.


Il peso crescente dei nuovi turismi rende questa impostazione ancora più significativa. La domanda internazionale rimane uno dei principali punti di forza dell'Italia, mentre l'allungamento della stagione offre nuove possibilità alle imprese e ai territori. Trasformare questi flussi in crescita stabile richiede però una visione che vada oltre i risultati di una singola estate. Per Federturismo la sfida è costruire un ecosistema capace di sostenere competitività, innovazione e occupazione nel tempo, facendo del turismo non soltanto uno dei grandi patrimoni del Paese, ma una filiera industriale organizzata e programmata con gli stessi strumenti strategici riservati agli altri settori fondamentali dell'economia.

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