Trump minaccia un massiccio aumento dei dazi contro la Cina: uno scontro commerciale che rischia di scuotere l’economia globale
- piscitellidaniel
- 10 ott
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Il presidente statunitense Donald Trump ha recentemente rilanciato la tensione commerciale con Pechino affermando di “valutare un massiccio aumento” dei dazi sui prodotti cinesi in arrivo negli Stati Uniti. La dichiarazione segna una nuova escalation nella guerra dei dazi che da anni condiziona i rapporti fra le due superpotenze e rende ancora più instabili le relazioni economiche internazionali.
Secondo Trump, la Cina starebbe assumendo comportamenti “ostili” nei confronti degli Stati Uniti, pur senza specificare nel dettaglio le “azioni ostili” a cui fa riferimento. Nella sua prospettiva, un aumento sostanziale delle tariffe doganali fungerebbe da risposta deterrente, un modo per riequilibrare rapporti commerciali che lui giudica squilibrati.
Questa iniziativa arriva in un quadro già segnato da dazi elevatissimi: da aprile 2025, gli Stati Uniti avevano introdotto tariffe complessive del 104 % sulle merci cinesi. Tale mossa suscitò una reazione immediata da parte della Cina, che annunciò contromisure con dazi dell’84 % su prodotti americani. Inoltre, Pechino aveva già risposto a dazi del 104 % con misure complementari su base bilaterale nei confronti statunitensi.
L’ipotesi di un nuovo giro tariffario da parte di Trump rilancia allarmi su più livelli: sui fornitori globali che fanno parte delle catene di approvvigionamento, sulle industrie che dipendono dai componenti importati, sui consumatori statunitensi che potrebbero vedere aumenti nei prezzi dei beni importati, e sugli equilibri diplomatici che attraversano l’Asia, l’Europa e i mercati emergenti.
A livello commerciale, l’amministrazione americana ha già operato interventi recenti sui dazi: a partire da settembre 2025, le tariffe imposte da Trump colpivano mobili, farmaci, camion pesanti e altri settori. Nei casi specifici, i mobili da cucina e bagno sono stati soggetti a dazi del 50 %, i farmaci al 100 % (pur con alcune eccezioni), mentre i camion pesanti hanno ricevuto imposizioni del 25 %. Queste misure già preesistenti rimangono in vigore e fanno da sfondo alla possibile escalation annunciata.
Sul piano strategico, la mossa di Trump ha un duplice effetto: da un lato rafforza il suo messaggio di difesa dei produttori interni e di azione assertiva nei confronti della Cina; dall’altro rischia di provocare ritorsioni diplomatiche ed economiche che estenderebbero la guerra commerciale ben oltre il continente asiatico. La Cina, che già dispone di leve di risposta — dazi selettivi, restrizioni alle importazioni di prodotti statunitensi, uso dello yuan e politiche di promozione dell’economia interna — potrebbe reagire in modo calibrato o aggressivo, a seconda della gravità della mossa americana.
Per le economie europee e italiane, l’impatto potrebbe essere moderato in alcuni settori — grazie ad accordi e limiti concordati — ma non nullo: la distorsione dei prezzi internazionali, l’aumento dei costi di materie prime o semilavorati e le possibili ripercussioni sulle esportazioni verso il mercato statunitense potrebbero incidere. In passato, l'Unione europea ha già negoziato limiti massimi dei dazi sui farmaci con gli Stati Uniti per attenuare l’effetto delle misure americane.
Nel contesto globale, la minaccia di dazi “massicci” rilancia l’idea che le guerre commerciali, al pari dei conflitti geopolitici, possono essere condotte anche con strumenti economici. Le misure protezioniste diventano leve politiche e diplomatiche, ma rischiano di compromettere la stabilità del commercio internazionale, già sotto pressione per inflazione, fragilità delle catene globali e incertezza nei mercati finanziari.
Uno degli elementi cruciali sarà la reazione della Cina: se Pechino risponderà con moderazione, potrebbe cercare vie legali nei forum commerciali internazionali, incanalare la risposta in misure circoscritte, oppure stringere alleanze con altri paesi per contrastare l’azione americana. Se, al contrario, reagisse in modo ampio, lo scontro potrebbe degenerare in una spirale di restrizioni, contromisure e dislocazioni di fornitori e investimenti.
I prossimi giorni e settimane saranno cruciali per capire se la minaccia tariffaria si tradurrà in azione concreta, quando e in che misura. Le dichiarazioni, fino ad ora, lasciano spazio a più scenari: da un aumento moderato e mirato a settori strategici, fino a un allargamento su vasta scala volto a colpire larga parte del commercio cinese. In quel quadro, la Cina, gli Stati Uniti e i loro partner commerciali dovranno valutare costi politici, economici e diplomatici in un puzzle complesso che può ridefinire gli equilibri del commercio globale.

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