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Trasporti, flotte in crescita: i costruttori cinesi accelerano e puntano al mercato europeo

2 ore fa
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Il settore europeo dei trasporti entra in una fase di trasformazione accelerata, nella quale il rinnovamento delle flotte e la transizione verso alimentazioni a minori emissioni stanno creando nuovi spazi per i costruttori cinesi. Dopo l'avanzata nel mercato delle automobili, i gruppi asiatici guardano con crescente interesse anche ai veicoli commerciali, agli autobus e ai mezzi destinati alla logistica. L'obiettivo è conquistare una quota più consistente del mercato dell'Unione europea, facendo leva sull'esperienza maturata nelle batterie, sull'elettrificazione e su una struttura industriale capace di proporre veicoli tecnologicamente avanzati con prezzi competitivi.


Il terreno appare particolarmente interessante perché molte flotte europee devono essere rinnovate. Nel trasporto delle merci il problema è evidente: una parte consistente dei mezzi in circolazione ha un'età elevata e utilizza ancora motorizzazioni diesel. In Italia il parco dei veicoli destinati al trasporto merci risulta particolarmente anziano, con un'età media vicina ai 19 anni, superiore a quella europea, attestata intorno ai 14. La necessità di sostituire progressivamente questi mezzi si incrocia con gli obiettivi climatici comunitari e con le nuove regole sulle emissioni, creando un mercato potenzialmente molto ampio per camion, furgoni e autobus elettrici o comunque caratterizzati da una maggiore efficienza energetica.


È proprio su questo passaggio che la Cina dispone di un vantaggio industriale significativo. Il Paese ha sviluppato negli ultimi anni una filiera integrata che comprende batterie, celle, componentistica elettronica, software e produzione dei veicoli. La dimensione del mercato domestico ha inoltre permesso ai costruttori di raggiungere economie di scala difficili da replicare rapidamente in Europa. Marchi già affermati nella mobilità elettrica possono quindi utilizzare competenze e tecnologie sviluppate per le automobili anche nei mezzi commerciali e nel trasporto collettivo, mentre altri produttori specializzati puntano direttamente sulle flotte professionali.


La competizione non si giocherà soltanto sul prezzo di acquisto. Per un'impresa di trasporto contano soprattutto il costo complessivo di utilizzo del mezzo, l'affidabilità, l'autonomia, la disponibilità dei ricambi e l'efficienza della rete di assistenza. Un camion elettrico più costoso rispetto a un modello diesel può diventare economicamente interessante se permette di ridurre le spese energetiche e di manutenzione durante l'intero ciclo di vita. È quindi sul cosiddetto total cost of ownership che i produttori cinesi cercheranno di dimostrare la competitività delle proprie soluzioni, soprattutto nei percorsi urbani e regionali dove la prevedibilità delle percorrenze rende più semplice programmare la ricarica.


Rimane però il nodo delle infrastrutture. L'elettrificazione del trasporto pesante richiede stazioni di ricarica ad alta potenza nei depositi, nei centri logistici e lungo i principali corridoi europei. La rete destinata alle automobili non è sufficiente per sostenere flotte di camion con batterie di grandi dimensioni e tempi operativi molto rigidi. Per questo il ritmo della trasformazione dipenderà anche dagli investimenti nelle reti elettriche e nei punti di ricarica dedicati. In Italia la disponibilità di infrastrutture pubbliche per le vetture elettriche è cresciuta rapidamente, ma il trasporto commerciale richiede una pianificazione specifica e capacità energetiche decisamente superiori.


L'avanzata asiatica pone contemporaneamente una questione di politica industriale europea. Bruxelles ha già mostrato di voler difendere la produzione continentale dalla concorrenza considerata distorta dai sussidi pubblici, mentre le aziende cinesi stanno rispondendo con una crescente localizzazione delle attività produttive. Stabilimenti, partnership e accordi con operatori europei possono diventare strumenti per superare le barriere commerciali e costruire una presenza più radicata nel continente. Lo stesso modello osservato nel settore automobilistico potrebbe quindi estendersi progressivamente a autobus, furgoni e mezzi pesanti.


Per i produttori europei la sfida riguarda la capacità di mantenere la leadership in un comparto nel quale vantano una lunga esperienza industriale e una forte rete di assistenza. Daimler Truck, Volvo, Traton, Iveco e gli altri protagonisti del settore stanno investendo nell'elettrico e nelle nuove piattaforme, ma devono confrontarsi con concorrenti che arrivano da un mercato molto più avanzato nella produzione di batterie. Le flotte diventano così uno dei nuovi fronti della competizione tra Europa e Cina: non soltanto una corsa alla vendita dei veicoli, ma un confronto su tecnologia, costi, infrastrutture, servizi e capacità di costruire un'intera filiera della mobilità elettrica.

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