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Stellantis sotto pressione, Berenberg taglia rating e target: pesano i timori sui margini

16 set
Tempo di lettura: 3 min










Nuove pressioni su Stellantis a Piazza Affari dopo la revisione delle valutazioni da parte di Berenberg, che ha abbassato il giudizio sul gruppo automobilistico da “Buy” a “Hold” e ridotto sensibilmente il prezzo obiettivo, portandolo da 7,80 a 5,10 euro per azione. La decisione riflette soprattutto i dubbi sulla velocità con cui il costruttore riuscirà a recuperare redditività dopo una fase caratterizzata da risultati deboli e da un difficile riequilibrio delle attività, in particolare in Nord America. Per gli analisti, la ripresa dei volumi non si è ancora tradotta in un miglioramento dei margini proporzionato, rendendo più complesso il percorso di rilancio avviato dal management guidato dall’amministratore delegato Antonio Filosa.


Il principale elemento di attenzione riguarda proprio il mercato nordamericano, tradizionalmente determinante per la redditività di Stellantis. Tra il terzo trimestre del 2025 e il secondo trimestre del 2026 le consegne nella regione sono aumentate di circa il 32% su base annua, ma il beneficio sui risultati economici è stato inferiore alle attese. Nel secondo trimestre la leva operativa legata alla crescita dei volumi sarebbe rimasta sotto il 10%, un dato che secondo Berenberg solleva interrogativi sulla capacità di trasformare rapidamente il recupero commerciale in maggiore redditività. Il problema diventa ancora più rilevante considerando che la società deve contemporaneamente intervenire sulle scorte e preservare una politica dei prezzi sufficientemente competitiva.


Il livello delle scorte rappresenta infatti uno dei punti più delicati. L’aumento delle consegne ha riportato l’inventario negli Stati Uniti intorno ai 100 giorni, avvicinandolo a livelli che richiedono una gestione prudente. Una nuova fase di destocking potrebbe ridurre temporaneamente i volumi destinati alla rete commerciale e frenare il miglioramento dei risultati. La situazione viene comunque considerata meno problematica rispetto al 2024, perché una quota stimata superiore al 75-80% delle scorte sarebbe oggi costituita da modelli nuovi, caratterizzati da un posizionamento commerciale e da prezzi più coerenti con le condizioni attuali del mercato.


Il management punta su diversi fattori per sostenere la ripresa. In Nord America sono emersi segnali di miglioramento dei prezzi, mentre in Europa il quadro appare più stabile. A questi elementi si aggiunge l’accelerazione del programma di riduzione dei costi. Berenberg ritiene tuttavia che tali progressi debbano essere confrontati con pressioni ancora significative: l’andamento delle materie prime, la competizione sui prezzi e la necessità di sostenere gli investimenti per rinnovare la gamma possono limitare il recupero della redditività. La pressione competitiva appare particolarmente intensa in Europa, dove i produttori tradizionali devono confrontarsi contemporaneamente con una domanda debole, la transizione verso l’elettrificazione e l’avanzata dei costruttori asiatici.


La maggiore prudenza ha portato Berenberg a ridurre di circa il 15% le stime sull’utile operativo di Stellantis per il periodo 2026-2028. Le nuove previsioni indicano circa 2,67 miliardi di euro nel 2026, dopo il risultato negativo del 2025, per poi salire a circa 4,54 miliardi nel 2027 e 6,35 miliardi nel 2028. La traiettoria prevista rimane quindi orientata al recupero, ma con tempi più lunghi e rischi maggiori rispetto alle precedenti aspettative. Il taglio del target price a 5,10 euro incorpora proprio questa minore visibilità sulla velocità con cui il gruppo potrà ricostruire margini più robusti.


La revisione arriva inoltre in una fase nella quale Stellantis è osservata con particolare attenzione dall’intero mercato finanziario. Anche altre case d’investimento hanno recentemente espresso valutazioni più prudenti sulla capacità del gruppo di completare rapidamente il turnaround. La questione non riguarda soltanto le vendite, ma l’equilibrio tra volumi, prezzi, costi industriali, investimenti e generazione di cassa. Il rilancio della gamma negli Stati Uniti e in Europa dovrà quindi essere accompagnato da una maggiore efficienza operativa, evitando che l’incremento delle consegne venga ottenuto attraverso sconti capaci di compromettere ulteriormente la redditività.


Per il gruppo automobilistico la seconda parte del 2026 assume così un'importanza particolare. Il mercato cercherà soprattutto conferme sul recupero dei margini in Nord America, sulla riduzione controllata delle scorte e sull’efficacia delle misure di contenimento dei costi. L’aumento delle vendite rappresenta un segnale necessario, ma per gli investitori non è più sufficiente: il passaggio decisivo sarà dimostrare che la crescita dei volumi può tradursi nuovamente in profitti e flussi di cassa, restituendo maggiore solidità al percorso industriale del gruppo.

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