Stellantis, Elkann lancia l’allarme: “Dazi e regole troppo rigide mettono a rischio la competitività dell’industria automobilistica in USA ed Europa”
- piscitellidaniel
- 15 apr
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Il monito di Elkann all’assemblea degli azionisti
Nel corso dell’assemblea annuale degli azionisti di Stellantis tenutasi il 15 aprile 2025, il presidente John Elkann ha lanciato un messaggio chiaro e preoccupato sulla situazione in cui versa l’industria automobilistica transatlantica. Con toni fermi ma costruttivi, Elkann ha denunciato il combinato disposto tra il ritorno del protezionismo commerciale, in particolare negli Stati Uniti, e l’eccessiva rigidità regolatoria dell’Unione Europea in materia ambientale. Secondo Elkann, questo scenario rappresenta una minaccia reale per la competitività delle imprese automobilistiche, costrette a navigare tra barriere tariffarie, incertezza normativa e pressioni crescenti sui costi di produzione.
Nel mirino, in particolare, i dazi annunciati dall’amministrazione Trump, che prevedono l’innalzamento delle tariffe doganali al 25% su numerose categorie di veicoli importati, inclusi quelli realizzati in Messico e Canada ma destinati al mercato americano. Una decisione che colpisce direttamente il modello industriale integrato su cui Stellantis ha costruito la propria strategia nordamericana.
Il peso delle politiche commerciali USA sul gruppo Stellantis
Stellantis, nata nel 2021 dalla fusione tra FCA e PSA, conta oggi una robusta presenza produttiva in Nord America, dove circa il 40% delle vendite viene generato da veicoli assemblati fuori dal suolo statunitense. In particolare, gli stabilimenti in Canada e in Messico rappresentano un asse produttivo strategico per modelli come la Jeep Compass, la Chrysler Pacifica e alcuni pick-up RAM, tutti destinati a un mercato chiave come quello degli Stati Uniti.
Con i nuovi dazi, il costo di accesso al mercato americano per questi veicoli rischia di salire in modo significativo, mettendo sotto pressione i margini e costringendo Stellantis a rivedere prezzi, strategie commerciali e pianificazione logistica. Elkann ha evidenziato come, in assenza di una cornice stabile e di accordi commerciali prevedibili, l’intero impianto industriale possa risultare compromesso, con conseguenze per l’occupazione e gli investimenti futuri.
Il nodo ambientale in Europa e la transizione elettrica
All’altra sponda dell’Atlantico, l’Europa si trova ad affrontare la sfida della transizione ecologica, imposta da un impianto normativo sempre più severo e da obiettivi climatici ambiziosi. Elkann non ha messo in discussione la necessità di decarbonizzare il settore automobilistico, ma ha espresso perplessità sulle tempistiche e sulla rigidità degli standard imposti. In particolare, ha criticato l’eccessiva pressione sulle motorizzazioni termiche, ancora fondamentali per molte economie locali e fasce di consumatori.
Il rischio, secondo Elkann, è quello di trasformare la sostenibilità in un fardello burocratico anziché in una leva di innovazione e competitività. A ciò si aggiunge la disparità di approccio rispetto ad altri grandi player globali come la Cina, dove le normative ambientali sono più flessibili e il sostegno statale al settore automobilistico, soprattutto elettrico, è molto più strutturato.
Reazioni dei mercati e contromisure aziendali
La combinazione tra dazi statunitensi e incertezza normativa europea ha già avuto effetti sul valore di mercato di Stellantis. Le azioni del gruppo, quotate a Milano, hanno registrato una contrazione del 5% nei giorni successivi all’annuncio delle tariffe, raggiungendo i livelli più bassi dalla creazione del gruppo. Gli analisti hanno rivisto al ribasso le stime di redditività per il primo semestre 2025, ipotizzando un impatto negativo sui margini operativi tra gli 80 e i 150 milioni di euro.
Per rispondere a queste sfide, Stellantis ha annunciato una serie di iniziative interne. Tra queste, un piano di razionalizzazione della catena produttiva, una revisione delle strategie di pricing per compensare i maggiori costi doganali e un rafforzamento degli investimenti nei segmenti a maggiore valore aggiunto, come la mobilità elettrica, il software e i servizi post-vendita. Elkann ha inoltre lasciato intendere che la società potrebbe riconsiderare l’allocazione geografica di alcune linee produttive in funzione del mutato contesto commerciale.
Verso un nuovo dialogo transatlantico sul futuro dell’automotive
L’intervento di Elkann si inserisce in un contesto geopolitico in forte mutamento, dove l’automotive è sempre più al centro delle tensioni commerciali, industriali e ambientali tra Stati Uniti, Europa e Cina. Le sue parole sono un invito al dialogo tra istituzioni e imprese, per evitare che scelte unilaterali o normative eccessivamente rigide possano compromettere la tenuta di un settore che in Europa occupa circa 13 milioni di persone e rappresenta il 7% del PIL.
Secondo Elkann, è urgente aprire un confronto strutturato con le autorità americane ed europee per garantire regole chiare, eque e sostenibili. La politica industriale, ha affermato, non può essere costruita a colpi di dazi o regolamenti disconnessi dalla realtà produttiva. Serve una visione condivisa che consenta ai grandi gruppi come Stellantis di pianificare investimenti, innovazione e occupazione nel lungo periodo, salvaguardando la competitività globale dell’automotive europeo e americano.

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