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Golden Power, Bruxelles mette in mora l'Italia: sul banco degli imputati le restrizioni alle acquisizioni bancarie


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La Commissione europea ha inviato al governo italiano una lettera di messa in mora contestando l’attuale applicazione della normativa sul Golden Power, dando così avvio al primo passo formale verso una possibile procedura di infrazione. Roma avrà due mesi per rispondere ai rilievi sollevati da Bruxelles, che ravvisa diverse criticità nell’uso dello strumento di tutela degli asset strategici, soprattutto in relazione al settore bancario. Si tratta della seconda iniziativa aperta dall’Europa sul tema, dopo quella notificata la scorsa settimana e riguardante la struttura generale della normativa e il suo impiego in ambito finanziario, sullo sfondo del fallito tentativo di UniCredit di acquisire Banco BPM, operazione frenata dalle condizioni particolarmente rigide imposte dal governo a tutela della sicurezza nazionale.

Negli ultimi anni il Golden Power è stato progressivamente ampliato, specialmente tra il 2020 e il 2021, arrivando a coprire una porzione sempre più ampia dell’economia italiana e della relativa attività di fusioni e acquisizioni, con circa 800 notifiche nel solo 2023. Questa espansione ha innescato le preoccupazioni della Commissione, che ora esamina la compatibilità della norma con il diritto europeo. Secondo Bruxelles, la sua applicazione consentirebbe al governo italiano di bloccare o condizionare acquisizioni bancarie in modo potenzialmente ingiustificato, con il rischio di comprometterne la conformità a principi cardine dell’Unione come la libertà di stabilimento, la libera circolazione dei capitali e le competenze esclusive della Banca centrale europea e del Meccanismo di vigilanza unico.

La procedura avviata è distinta dall’indagine parallela sull’articolo 21 del regolamento europeo sulle fusioni, che riguarda più da vicino la vicenda UniCredit-BPM e che resterà ancora aperta. Nel frattempo, il governo italiano ha annunciato per voce del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti l’intenzione di presentare un intervento legislativo per rispondere alle osservazioni europee e, più in generale, per razionalizzare una normativa che, nella sua attuale estensione, ha prodotto un numero eccessivo di notifiche, molte delle quali prive di rilevanza strategica.

Sul piano del mercato, la vicenda si intreccia con i recenti movimenti di Crédit Agricole, che ha incrementato la propria partecipazione in Banco BPM fino al 20%, manifestando anche l’intenzione di salire ancora, nel rispetto della soglia Opa recentemente innalzata dal governo dal 25% al 29%. Restando sotto tale limite, la banca francese è già oggi il principale azionista dell’istituto milanese, posizione che si riflette anche nelle dichiarazioni dell’amministratore delegato Olivier Gavalda, il quale ha pubblicamente aperto all’ipotesi di un’integrazione con Piazza Meda. Ma ogni futura operazione dovrà, inevitabilmente, passare al vaglio del Golden Power: resta da capire se ciò avverrà sulla base della normativa attuale o della versione “ammorbidita” che il governo Meloni potrebbe essere costretto a introdurre per evitare una procedura di infrazione piena.

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