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Alimentare, l’intesa Ue-Mercosur apre all’export italiano per 800 milioni

L’accordo tra Unione europea e Mercosur rilancia le prospettive dell’export agroalimentare italiano, con una quota potenziale stimata in circa 800 milioni di euro, in un contesto nel quale l’apertura dei mercati sudamericani assume un valore strategico crescente. L’intesa mira a ridurre dazi e barriere non tariffarie su una vasta gamma di prodotti, favorendo l’accesso a un’area che comprende economie di grandi dimensioni e una popolazione complessiva superiore ai 260 milioni di persone. Per il settore alimentare europeo, e in particolare per quello italiano, l’accordo rappresenta una leva per diversificare i mercati di sbocco e ridurre la dipendenza da aree già mature o caratterizzate da una domanda stagnante.


Il potenziale di crescita riguarda soprattutto le produzioni di qualità, che costituiscono uno dei principali punti di forza dell’export italiano. Formaggi, pasta, conserve, prodotti da forno e specialità trasformate potrebbero beneficiare di una maggiore competitività di prezzo grazie alla riduzione dei dazi, oggi ancora elevati in molti Paesi del Mercosur. La progressiva apertura dei mercati sudamericani consente inoltre di intercettare una classe media in espansione, sempre più orientata verso consumi premium e attenta all’origine e alla qualità dei prodotti alimentari.


Accanto alle opportunità, l’intesa solleva anche interrogativi sul piano della tutela delle filiere e delle denominazioni. Il confronto con i produttori sudamericani, in particolare su carni e materie prime agricole, resta un tema sensibile per l’Europa, che teme una concorrenza basata su standard ambientali e sanitari meno stringenti. Per l’Italia, la difesa delle indicazioni geografiche e dei marchi di qualità rappresenta un elemento centrale, perché la valorizzazione del Made in Italy passa anche attraverso la protezione legale delle denominazioni e il contrasto all’italian sounding.


Il settore alimentare italiano guarda all’accordo come a un’opportunità da cogliere con una strategia selettiva, puntando su prodotti ad alto valore aggiunto e su una presenza commerciale strutturata. L’ingresso in mercati complessi come quelli del Mercosur richiede infatti investimenti in distribuzione, logistica e promozione, oltre a una conoscenza approfondita delle normative locali. In questo quadro, le imprese di dimensioni medio-grandi appaiono meglio posizionate, ma l’intesa potrebbe creare spazi anche per le piccole e medie aziende, soprattutto se supportate da reti di impresa e strumenti di accompagnamento all’export.


L’impatto potenziale dell’accordo si colloca in una fase nella quale il commercio internazionale è segnato da tensioni geopolitiche e da una crescente regionalizzazione degli scambi. L’apertura verso il Mercosur consente all’Unione europea di rafforzare la propria presenza in America Latina, bilanciando le relazioni con altre grandi aree economiche e affermando un modello commerciale fondato su regole condivise. Per l’agroalimentare italiano, questo contesto offre la possibilità di consolidare il ruolo di ambasciatore del Made in Italy, sfruttando un’intesa che, se ben gestita, può tradursi in una crescita significativa delle esportazioni e in un rafforzamento competitivo delle filiere.

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