Tensioni in Medio Oriente e tassi: i mercati scommettono su una stretta della Bce nel 2026
- Martina Migliorati
- 2 ore fa
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L’escalation militare in Iran sta modificando rapidamente le aspettative dei mercati sulla politica monetaria europea. Secondo quanto riportato da Bloomberg, gli operatori finanziari considerano ormai certo un rialzo dei tassi della Banca centrale europea nel 2026, con un aumento di almeno 25 punti base.
Le scommesse del mercato monetario attribuiscono addirittura una probabilità del 100% a una futura stretta sul costo del denaro, uno scenario che solo pochi giorni fa appariva improbabile. Il cambiamento di prospettiva si riflette già sui mercati obbligazionari, dove i rendimenti dei titoli di Stato stanno salendo, segnale che gli investitori si stanno preparando a una possibile nuova pressione inflazionistica.
In Italia, il Btp decennale è salito di circa 5 punti base, fino al 3,6%, rispecchiando l’aumento delle aspettative sui tassi e il clima di crescente incertezza geopolitica.
Nonostante questo cambio di scenario nei mercati, la Banca centrale europea mantiene per ora un atteggiamento prudente. José Luis Escrivá, governatore della Banca di Spagna e membro del Consiglio direttivo della BCE, ha dichiarato che appare molto improbabile un intervento sui tassi nella prossima riunione, sottolineando la necessità di valutare con attenzione l’impatto del conflitto in Medio Oriente sull’inflazione europea.
Il timore principale riguarda gli effetti indiretti della guerra sull’economia globale. Il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, con possibili estensioni ad altri Paesi del Golfo, potrebbe infatti spingere al rialzo i prezzi di petrolio e gas, interrompere le catene di approvvigionamento e aumentare i costi di trasporto e produzione.
Se queste dinamiche dovessero consolidarsi, l’inflazione nell’Eurozona potrebbe tornare a salire proprio mentre la BCE stava cercando di stabilizzarla intorno all’obiettivo del 2%.
Le aspettative di tassi più elevati producono già effetti concreti sul sistema finanziario. L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato indica che gli investitori chiedono interessi più alti per acquistare debito pubblico, con ripercussioni sull’intero mercato del credito. In prospettiva, mutui e prestiti potrebbero diventare più costosi, mentre le banche potrebbero adottare criteri più prudenti nella concessione di finanziamenti.
Per il momento Francoforte resta alla finestra. L’evoluzione della politica monetaria europea dipenderà soprattutto da tre variabili chiave: la durata del conflitto in Medio Oriente, l’andamento dei prezzi dell’energia e la reazione dell’inflazione nell’Eurozona.




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