Stellantis accelera sugli acquisti mentre entra nel vivo il dibattito sull’elettrico
- piscitellidaniel
- 9 set
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Il gruppo Stellantis si trova in una fase cruciale della propria evoluzione industriale e strategica. Da un lato, porta avanti un piano di crescita e consolidamento attraverso nuove acquisizioni, dall’altro è protagonista del dibattito globale sulla transizione all’elettrico, che sta ridisegnando profondamente il settore automobilistico. In questo contesto, le mosse del colosso nato dalla fusione tra Fca e Psa assumono un valore che va ben oltre i confini aziendali, perché riflettono le tensioni, le sfide e le opportunità che attraversano l’intera filiera dell’automotive.
Negli ultimi mesi, Stellantis ha intensificato l’attività di acquisizione di startup tecnologiche e di aziende specializzate nella produzione di componenti strategici per la mobilità sostenibile. L’obiettivo è duplice: rafforzare il controllo sulla catena di approvvigionamento e accelerare lo sviluppo di tecnologie proprietarie in grado di rendere il gruppo meno dipendente da fornitori esterni, in particolare asiatici. Batterie, semiconduttori, software per la gestione dei veicoli connessi e sistemi di guida autonoma sono i settori in cui si concentrano i maggiori investimenti, con la convinzione che la competizione del futuro si giocherà proprio su questi fronti.
Il tema delle batterie resta centrale. Stellantis ha avviato la realizzazione di diverse gigafactory in Europa, con l’obiettivo di garantire autonomia produttiva e ridurre i rischi legati alla volatilità dei mercati internazionali. L’azienda ha inoltre stretto partnership strategiche con operatori del settore energetico, per sviluppare soluzioni integrate che spaziano dallo stoccaggio alla ricarica rapida. Il tutto mentre cresce la pressione dei governi e delle istituzioni europee affinché le case automobilistiche accelerino sulla transizione green, in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati per i prossimi anni.
Parallelamente, si fa sempre più acceso il dibattito sull’elettrico. In Europa, la decisione di Bruxelles di vietare la vendita di auto con motore endotermico a partire dal 2035 ha sollevato discussioni politiche ed economiche di grande rilievo. Stellantis, pur sostenendo ufficialmente la transizione, ha più volte sottolineato la necessità di una maggiore gradualità, evidenziando i rischi per l’occupazione e per la sostenibilità finanziaria delle imprese. Il Ceo Carlos Tavares ha ribadito che l’elettrico non deve essere imposto come unica strada, ma accompagnato da un mix tecnologico che comprenda ibridi avanzati, biocarburanti e, in prospettiva, idrogeno.
Questa posizione riflette anche le preoccupazioni delle reti di produzione e vendita. In Paesi come l’Italia, dove il settore auto rappresenta ancora un pilastro dell’economia, la transizione rischia di avere effetti pesanti sull’occupazione. Stabilimenti storici come quelli di Mirafiori e Pomigliano sono già al centro di piani di riconversione, ma i sindacati avvertono che senza adeguati incentivi e senza una politica industriale coerente si rischia una perdita significativa di posti di lavoro. Stellantis, dal canto suo, cerca di rassicurare sottolineando gli investimenti in ricerca e sviluppo e la volontà di mantenere un forte radicamento industriale in Europa.
Un altro fronte caldo è quello della concorrenza internazionale. La Cina, leader mondiale nella produzione di veicoli elettrici e di batterie, rappresenta una sfida diretta per le case europee. L’arrivo in Europa di marchi cinesi con modelli elettrici a prezzi competitivi costringe gruppi come Stellantis a ripensare la propria strategia commerciale. L’azienda ha risposto annunciando nuovi modelli elettrici a basso costo destinati soprattutto al mercato europeo, con l’obiettivo di contrastare l’avanzata asiatica e difendere le proprie quote di mercato.
Le acquisizioni in corso si inseriscono quindi in una strategia più ampia di rafforzamento competitivo. Stellantis punta a costruire un ecosistema integrato in cui produzione, tecnologia e servizi siano strettamente collegati. La mobilità del futuro non si gioca solo sul prodotto auto, ma su un insieme di soluzioni che comprendono software di gestione, servizi di connettività, pacchetti energetici e sistemi di assistenza alla guida. In questo senso, il gruppo lavora a un modello che superi la logica della vendita tradizionale per trasformarsi in un fornitore di mobilità a 360 gradi.
Il mercato guarda con attenzione a queste mosse. Le Borse hanno reagito positivamente agli annunci di nuove partnership e acquisizioni, interpretandoli come segnali di una strategia chiara e coerente. Tuttavia, gli analisti invitano alla prudenza: i costi della transizione sono enormi e i margini rischiano di ridursi drasticamente se la domanda non crescerà ai ritmi previsti. L’incognita principale riguarda proprio l’accoglienza dei consumatori, ancora divisi tra attrazione per l’innovazione e timori legati ai costi elevati e alla scarsa diffusione delle infrastrutture di ricarica.
Il ruolo dei governi resta quindi fondamentale. Incentivi all’acquisto, sostegno alla costruzione di reti di ricarica e politiche di formazione per i lavoratori saranno determinanti per accompagnare la trasformazione del settore. Stellantis spinge affinché la politica europea adotti un approccio pragmatico e flessibile, capace di bilanciare obiettivi ambientali e sostenibilità economica.
La fase attuale segna dunque un punto di snodo per Stellantis e per l’intera industria automobilistica. Da come verranno gestiti gli investimenti, le acquisizioni e le scelte strategiche dipenderà la capacità del gruppo di confermarsi tra i leader globali della mobilità sostenibile. Un percorso che si annuncia complesso, ma che potrebbe ridefinire il ruolo stesso dell’azienda all’interno della geografia industriale mondiale.

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