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Stella Li e la sfida europea di BYD: lusso, tecnologia e produzione locale per oltrepassare i dazi

Nel corso di una lunga intervista concessa a Il Sole 24 Ore in occasione del Salone di Pechino, Stella Li – vicepresidente esecutiva e volto globale di BYD – ha delineato con precisione chirurgica la strategia che il colosso cinese dei veicoli elettrici intende adottare per rafforzare la propria presenza in Europa. Il focus si sposta con decisione verso il segmento premium e sulla costruzione di una filiera industriale europea, con l’obiettivo di posizionarsi come competitor diretto non solo di Tesla, ma anche dei grandi marchi tradizionali come Mercedes, BMW e Audi.


Fondata nel 1995 come azienda specializzata in batterie, BYD è oggi il primo produttore mondiale di auto elettrificate, con quasi 3,1 milioni di veicoli venduti nel 2023, di cui 1,6 milioni solo in Cina. Il salto di scala sul mercato globale, tuttavia, comporta una ridefinizione dell’intero posizionamento del brand. E il messaggio di Stella Li è chiaro: la nuova frontiera di BYD non è il “low cost”, ma l’alto di gamma.


Al centro della strategia per il mercato europeo c’è l’inaugurazione della prima fabbrica automobilistica BYD nel continente, localizzata a Szeged, in Ungheria. L’impianto, la cui produzione inizierà nel 2026, sarà progettato per sfornare 200.000 veicoli l’anno nella prima fase, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a 300.000. La sede ungherese è strategicamente collocata nel cuore dell’Europa, ben collegata con i mercati chiave dell’area DACH (Germania, Austria e Svizzera), oltre che con l’Italia e l’Europa centrale.


La produzione europea non risponde solo a esigenze logistiche. È anche la risposta più efficace alla minaccia rappresentata dall’introduzione di dazi europei sulle importazioni di auto elettriche cinesi. I dazi – ancora oggetto di valutazione da parte della Commissione europea – potrebbero superare il 30% e penalizzare fortemente le case automobilistiche asiatiche. Ma BYD gioca d’anticipo: delocalizzare la produzione consente di aggirare le barriere doganali, accedere ai benefici delle normative europee sugli investimenti verdi e rafforzare la legittimazione industriale del gruppo.


Nel frattempo, il brand lancia il guanto di sfida sul segmento del lusso. Con modelli come Han, Tang e Seal U, BYD propone una gamma che integra design sofisticato, interni di fascia alta, tecnologia d’avanguardia e autonomia superiore ai 500 km. L’ambizione è chiara: conquistare una fetta del mercato presidiato dai colossi tedeschi, facendo leva su una proposta “value for money” che coniughi lusso e accessibilità.


In Italia, i primi segnali sono positivi. Il marchio ha avviato le vendite nel 2023 con cinque modelli elettrici e una rete di concessionarie in rapida espansione. La crescita, tuttavia, resta condizionata dalla lentezza nell’adozione delle colonnine di ricarica e dalla frammentarietà degli incentivi pubblici. Li lo riconosce: “L’Italia ha potenziale enorme, ma servono politiche più stabili e coordinate per supportare davvero la mobilità elettrica”.


La vicepresidente non risparmia osservazioni anche sul sistema di bonus europeo, giudicato “troppo orientato a favorire i costruttori legacy”. BYD, dal canto suo, punta sull’indipendenza verticale: controlla internamente la produzione delle batterie (tramite FinDreams) e dei semiconduttori, due degli elementi oggi più critici nella supply chain automotive. Questo approccio consente maggiore resilienza rispetto agli shock esterni, e allo stesso tempo maggiore velocità nell’innovazione.


Il gruppo è inoltre già attivo nella progettazione di una seconda fabbrica in Europa – destinazione ancora riservata – e ha annunciato l’intenzione di avviare la produzione anche in Turchia. Oltre all’auto, BYD guarda al futuro della mobilità integrata, investendo in soluzioni per il trasporto pubblico (autobus elettrici), sistemi ferroviari urbani e micro-mobilità.


Nelle parole di Stella Li si coglie l’approccio sistemico di un’azienda che vuole cambiare le regole del gioco, non adattarsi ad esse. Il successo in Europa non passerà solo dai volumi o dalla tecnologia, ma dalla capacità di BYD di radicarsi come attore industriale credibile e riconoscibile. E, soprattutto, di dialogare con l’identità culturale ed economica del continente. La sfida è aperta. E la strada, ormai, tracciata.

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