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Siccità, in arrivo 35 milioni di ristori per le aziende agricole danneggiate: sostegno straordinario a un settore sempre più fragile di fronte all’emergenza climatica

Il Governo ha stanziato 35 milioni di euro per indennizzare le aziende agricole colpite dalla grave siccità che negli ultimi mesi ha compromesso raccolti e allevamenti in diverse regioni italiane. Si tratta di un intervento straordinario che risponde alle richieste del mondo agricolo, messo a dura prova da una crisi climatica che ha reso strutturali fenomeni un tempo eccezionali e che oggi condizionano la tenuta economica e sociale delle campagne.


La misura, approvata dopo una serie di incontri tra il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e le associazioni di categoria, mira a fornire un ristoro immediato alle imprese che hanno subito perdite significative a causa della carenza idrica. Le risorse saranno destinate a compensare sia i danni diretti alle coltivazioni sia quelli indiretti sugli allevamenti, colpiti dalla scarsità di foraggi e dall’aumento dei costi per l’approvvigionamento idrico.


Il 2024 è stato segnato da una siccità particolarmente severa, con un livello di precipitazioni inferiore del 30% rispetto alla media degli ultimi decenni. Alcuni bacini idrici hanno toccato minimi storici, mentre fiumi come il Po hanno mostrato portate tipiche dei mesi estivi già in primavera. L’anomalia climatica ha messo in difficoltà soprattutto le colture irrigue – mais, riso, ortaggi e frutta – ma anche vigneti e oliveti hanno registrato cali di produzione, con conseguenze dirette sull’export agroalimentare italiano.


Le associazioni agricole, a partire da Coldiretti e Confagricoltura, hanno accolto positivamente il provvedimento, sottolineando però che i 35 milioni, seppur utili, rappresentano solo una parte delle risorse necessarie per fronteggiare una crisi che negli ultimi anni ha assunto un carattere cronico. Secondo le stime, le perdite complessive del settore legate alla siccità superano i 6 miliardi di euro nel triennio, a conferma della vulnerabilità del comparto agricolo agli effetti del cambiamento climatico.


Il sostegno governativo si inserisce in una più ampia strategia che prevede l’accelerazione dei progetti infrastrutturali per migliorare la gestione dell’acqua. Tra le priorità vi sono la costruzione di nuovi invasi, il potenziamento delle reti di distribuzione irrigua e il ricorso a tecniche innovative come il riutilizzo delle acque reflue depurate e l’irrigazione di precisione. Tuttavia, i tempi lunghi della burocrazia e la complessità delle opere rendono difficile ottenere benefici immediati, costringendo le aziende agricole a convivere con un rischio crescente.


La siccità ha colpito duramente anche il settore zootecnico. La riduzione delle superfici foraggere e l’aumento dei prezzi delle materie prime hanno incrementato i costi di allevamento, con conseguente pressione sui margini delle imprese. In molte aree, gli agricoltori hanno dovuto ricorrere a soluzioni straordinarie, come il trasporto d’acqua con autobotti o l’acquisto di mangimi importati, con ricadute negative sulla sostenibilità economica.


Il tema della gestione delle risorse idriche diventa così una questione centrale per il futuro dell’agricoltura italiana. Gli esperti sottolineano che non basta più ragionare in termini di emergenza, ma occorre una pianificazione strutturale che integri agricoltura, energia e tutela ambientale. Le ondate di siccità si alternano ormai con eventi estremi opposti, come nubifragi e alluvioni, che mettono a rischio non solo la produzione agricola ma anche la sicurezza del territorio.


L’intervento di ristoro ha anche un valore politico. Da un lato, rappresenta la risposta immediata alle pressioni delle organizzazioni agricole, che chiedono da tempo misure di sostegno più consistenti e strutturali. Dall’altro, evidenzia la necessità di un coordinamento con le politiche europee, in particolare con la nuova Pac e con i programmi dedicati al Green Deal, che dovranno conciliare obiettivi di sostenibilità con la necessità di garantire la competitività delle imprese agricole.


L’agricoltura italiana è tra le più esposte agli effetti del cambiamento climatico a causa della varietà e della specificità delle produzioni. Vigneti, uliveti, frutteti e colture orticole richiedono un equilibrio idrico sempre più difficile da garantire. La scarsità d’acqua mette a rischio intere filiere, con effetti a catena sull’occupazione, sull’export e sulla capacità del Paese di mantenere la leadership in segmenti chiave del Made in Italy agroalimentare.


La distribuzione dei fondi seguirà criteri che terranno conto delle perdite certificate e della tipologia di coltivazioni e allevamenti colpiti. Una parte delle risorse sarà destinata anche a finanziare strumenti assicurativi, con l’obiettivo di incentivare gli agricoltori a tutelarsi meglio contro i rischi climatici. Le assicurazioni agricole, pur diffuse, non sono ancora sufficientemente radicate e spesso risultano troppo onerose per le piccole e medie aziende.


La sfida è quindi duplice: da un lato affrontare l’emergenza con indennizzi immediati, dall’altro costruire una strategia di lungo periodo che consenta di adattare il settore agricolo a un clima sempre più instabile. I 35 milioni stanziati rappresentano un segnale importante, ma la vera partita si giocherà sulla capacità di trasformare il modello agricolo italiano, puntando su innovazione, sostenibilità e gestione efficiente delle risorse naturali.

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