Sardegna, filiera dell’alluminio ancora in stallo: cresce il pressing sul Mimit

La filiera dell’alluminio in Sardegna resta sospesa tra progetti di rilancio, difficoltà finanziarie e nodi industriali ancora irrisolti. I nuovi incontri al Ministero delle Imprese e del Made in Italy dedicati a Eurallumina e Sider Alloys non hanno prodotto la svolta attesa, alimentando la preoccupazione dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali. Le due vertenze sono formalmente distinte, ma riguardano altrettanti anelli di una stessa catena produttiva nel polo di Portovesme, nel Sulcis: Eurallumina dovrebbe trasformare la bauxite in allumina, mentre Sider Alloys è chiamata a utilizzare quest’ultima per produrre alluminio primario. La mancata ripartenza degli impianti continua così a impedire la ricostruzione di una filiera che per decenni ha rappresentato uno dei principali poli metallurgici italiani.
La situazione di Eurallumina è resa particolarmente complessa dal controllo della russa Rusal e dalle conseguenze delle sanzioni legate alla guerra in Ucraina. Lo stabilimento è fermo dal 2009 e il progetto di riavvio, che richiederebbe investimenti superiori a 350 milioni di euro, è rimasto congelato. Le restrizioni sugli asset riconducibili alla proprietà russa hanno complicato ulteriormente il quadro finanziario, mentre si è interrotto anche il flusso di risorse che consentiva di sostenere le attività necessarie alla conservazione del sito. Il Governo continua a indicare come prioritaria la ricerca di una soluzione con l’attuale proprietà, ma sul tavolo resta anche la possibilità di individuare un soggetto alternativo qualora non emergano rapidamente condizioni concrete per la ripartenza.
Non meno delicata è la vertenza Sider Alloys, società che ha rilevato l’ex stabilimento Alcoa con l’obiettivo di riavviare la produzione di alluminio primario. A distanza di anni, il progetto non ha ancora raggiunto la piena operatività e i sindacati denunciano un progressivo deterioramento della situazione. Tra le questioni aperte figurano le autorizzazioni ambientali, la disponibilità delle risorse finanziarie necessarie al rilancio, le condizioni di approvvigionamento energetico e il ruolo dell’attuale proprietà. Le organizzazioni dei lavoratori chiedono ormai apertamente un cambio di passo, sostenendo che occorra valutare concretamente il subentro di un nuovo investitore capace di presentare un piano industriale credibile e di riportare lo stabilimento alla produzione.
Il tema dell’energia rimane uno degli elementi decisivi. La produzione di alluminio primario è estremamente energivora e la competitività di uno smelter dipende in misura rilevante dal costo dell’elettricità. Per Portovesme, quindi, qualsiasi progetto di rilancio deve essere accompagnato da condizioni energetiche sostenibili e compatibili con quelle dei principali concorrenti europei e internazionali. Il progressivo superamento del carbone in Sardegna e la trasformazione del sistema energetico dell’isola aggiungono un ulteriore elemento strategico: la transizione deve garantire contemporaneamente decarbonizzazione e continuità alle attività industriali che necessitano di grandi quantità di energia.
La Regione Sardegna ha intensificato il pressing sul Governo chiedendo di superare la gestione emergenziale delle singole crisi e costruire una politica industriale complessiva per il Sulcis. L’assessore regionale dell’Industria, Emanuele Cani, ha ribadito al Mimit la necessità di garantire continuità produttiva, occupazione e nuovi investimenti, sottolineando come il territorio non possa continuare a vivere in una condizione permanente di incertezza. La questione coinvolge non soltanto i lavoratori direttamente impiegati negli stabilimenti, ma anche l’indotto, le imprese di manutenzione e servizi e un’intera economia locale che per decenni ha avuto nell’industria metallurgica uno dei propri principali punti di riferimento.
La posta in gioco supera inoltre i confini regionali. L’alluminio è una materia prima essenziale per automotive, costruzioni, packaging, trasporti, energia e tecnologie legate alla transizione ecologica. Conservare capacità produttiva in Italia significa quindi ridurre la dipendenza dalle importazioni e mantenere competenze industriali considerate strategiche in un contesto internazionale caratterizzato da crescente competizione sulle materie prime. Portovesme dispone ancora di infrastrutture, professionalità e una tradizione industriale che potrebbero sostenere una ripartenza, ma il trascorrere del tempo aumenta i costi economici e sociali dello stallo. Per questo sindacati e istituzioni locali chiedono ora al Mimit decisioni capaci di chiarire definitivamente il futuro di Eurallumina e Sider Alloys e di stabilire quali investitori possano realmente ricostruire la filiera sarda dell’alluminio.





Commenti