Sanremo, rottura tra Rai e Comune sempre più vicina: il Festival verso una svolta storica dopo il bando pubblico per l’organizzazione dal 2026
- piscitellidaniel
- 23 lug
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Il Festival di Sanremo si avvicina a una frattura senza precedenti tra il Comune ligure e la Rai, dopo decenni di collaborazione che hanno reso la kermesse un evento culturale, musicale ed economico centrale nel panorama italiano. A scatenare lo scontro è stato l’obbligo, sancito da una sentenza del TAR della Liguria e confermato dal Consiglio di Stato, di indire una gara pubblica per l’organizzazione del Festival dal 2026 in poi. Il Comune di Sanremo, proprietario del marchio “Festival della Canzone Italiana”, è stato costretto a pubblicare un bando aperto a più operatori economici, rompendo di fatto lo schema che vedeva la Rai unica affidataria sin dal 1999.
La gara è stata formalmente avviata nell’aprile 2025 con la pubblicazione del bando, che prevede una concessione della durata di tre anni, eventualmente prorogabile di altri due, per un valore annuo di 6,7 milioni di euro, oltre a una percentuale dell’1% sui ricavi pubblicitari. La Rai ha presentato la propria candidatura, ma ha subito manifestato forti perplessità sulle condizioni imposte, giudicate economicamente penalizzanti e poco rispettose del valore storico, editoriale e promozionale che l’azienda di servizio pubblico ha conferito al Festival nel corso degli ultimi decenni.
Il rapporto tra le due istituzioni si è fatto via via più teso nel corso dei mesi. Se da un lato il Comune difende la legittimità della procedura come strumento di trasparenza e valorizzazione del marchio pubblico, dall’altro la Rai rivendica il ruolo centrale avuto nella trasformazione del Festival in un evento televisivo di portata nazionale e internazionale. I vertici di Viale Mazzini hanno definito le condizioni del bando "inadeguate" rispetto all’impegno tecnico, logistico, produttivo e creativo richiesto. La scadenza per la definizione dell’intesa è fissata al 1° agosto: in caso di mancato accordo, la Rai potrebbe decidere di ritirare la candidatura o rinegoziare pesantemente i termini.
A pesare sul negoziato ci sono anche le parole dell’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, che ha dichiarato pubblicamente che, in assenza di un’intesa con il Comune, l’azienda è pronta a organizzare un festival alternativo in un’altra città, mantenendo però format, struttura e identità musicale. Le città che avrebbero già manifestato interesse ad accogliere la manifestazione, nel caso di un trasferimento, sarebbero almeno cinque: Torino, Rimini, Napoli, Viareggio e Milano. In queste sedi si stanno già valutando eventuali spazi alternativi all’Ariston, che da oltre settant’anni ospita la kermesse.
L’ipotesi di uno "strappo" è dunque concreta. Sanremo rischia di perdere la sua manifestazione più rappresentativa, che non solo ne definisce l’immagine pubblica ma rappresenta anche una leva economica fondamentale per il territorio. Il Festival genera ogni anno un indotto stimato in circa 60 milioni di euro tra turismo, accoglienza, logistica, comunicazione e promozione commerciale. La Rai, dal canto suo, ha nelle ultime edizioni consolidato una macchina produttiva che ha raggiunto risultati da record, anche grazie alla direzione artistica di Amadeus: share superiori al 65%, milioni di visualizzazioni online e una rinnovata centralità tra i giovani, anche sui social.
Dal punto di vista giuridico, la sentenza del Consiglio di Stato ha chiuso la porta a ogni ipotesi di affidamento diretto alla Rai, ribadendo che l’organizzazione del Festival – trattandosi di un servizio economicamente rilevante su bene pubblico – deve necessariamente passare per una procedura a evidenza pubblica. Per questa ragione, il Comune di Sanremo ha indetto il bando, riservandosi la possibilità di valutare le proposte secondo criteri economici, tecnici e qualitativi. Il termine per l’aggiudicazione definitiva è previsto per l’autunno, ma le condizioni poste nel bando – tra cui la gestione di tutti gli eventi collaterali, la promozione e la produzione televisiva – sono ritenute da molti troppo vincolanti per qualsiasi operatore diverso dalla Rai.
A complicare ulteriormente il quadro ci sono anche le richieste politiche avanzate in seno alla stessa amministrazione comunale. Alcuni esponenti chiedono che, nel caso di uscita della Rai, si tuteli la continuità dell’evento, anche in forma ridotta o riformulata, a Sanremo. Altri, invece, spingono per un’apertura alla concorrenza e alla possibilità che nuovi soggetti privati o consorzi di media possano proporre un modello alternativo di Festival, più aperto alla sperimentazione e meno legato ai canoni televisivi tradizionali.
Intanto, la Rai si prepara all’edizione 2025, l’ultima che potrà organizzare in regime di continuità con gli accordi precedenti. Carlo Conti, nominato nuovo direttore artistico dopo l’uscita di Amadeus, è già al lavoro sulla selezione dei brani e sulla definizione della scaletta, con l’obiettivo di garantire la qualità dell’evento al di là delle polemiche istituzionali. Anche Conti, però, ha sottolineato pubblicamente l’importanza della cornice storica dell’Ariston e il legame tra il Festival e la città che lo ha visto nascere nel 1951.
La tensione tra Rai e Comune si intreccia così con una partita molto più ampia, che tocca temi come il rapporto tra servizio pubblico e interessi locali, la valorizzazione dei beni immateriali, il peso delle istituzioni culturali nel territorio e l’equilibrio tra tradizione e innovazione nella gestione degli eventi di massa. L’esito della trattativa potrà determinare il futuro di una manifestazione che, al di là dei confini musicali, rappresenta un simbolo identitario e sociale dell’Italia contemporanea. In attesa della scadenza fissata per l’inizio di agosto, le trattative proseguono tra nervi tesi, calcoli economici e interrogativi istituzionali che mai, in oltre settant’anni di storia, avevano messo così tanto in discussione la sede e la gestione del Festival di Sanremo.

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