Sanità e appalti, allarme sui servizi di emergenza: gare vinte con ribassi fino al 40% accendono il dibattito su qualità e sicurezza
- piscitellidaniel
- 24 lug
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Nel settore della sanità pubblica torna al centro dell’attenzione il tema delle gare d’appalto per i servizi di emergenza territoriale, in particolare per quelli legati al trasporto in ambulanza e all’assistenza sanitaria urgente. Le recenti aggiudicazioni di appalti attraverso il criterio del massimo ribasso, in alcuni casi con sconti superiori al 40% rispetto al prezzo a base d’asta, hanno suscitato preoccupazione tra gli operatori del settore, le associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali. L’allarme riguarda non soltanto la sostenibilità economica dei contratti, ma anche le conseguenze dirette sulla qualità del servizio e sulla sicurezza dei pazienti e del personale coinvolto.
A far discutere è soprattutto l’appalto bandito da Consip per conto di diverse regioni italiane, relativo all’affidamento dei servizi di emergenza sanitaria su gomma. Secondo i dati emersi, l’aggiudicazione è avvenuta con ribassi che arrivano fino al 43%, una percentuale che molti considerano insostenibile per un servizio altamente specializzato, che richiede standard professionali elevati, mezzi attrezzati, formazione continua e una presenza costante sul territorio. Il valore complessivo dell’appalto, riferito a un arco temporale pluriennale, ammonta a centinaia di milioni di euro e interessa un’ampia porzione del sistema sanitario nazionale.
Il meccanismo del massimo ribasso, sebbene legittimo e previsto dal Codice degli appalti, desta preoccupazione quando viene applicato in settori sensibili come quello dell’emergenza-urgenza. In un contesto dove la tempestività, la preparazione del personale e l’affidabilità delle dotazioni possono fare la differenza tra la vita e la morte, il rischio che il fattore prezzo prevalga su quello qualitativo è concreto. Le associazioni del terzo settore e le centrali cooperative che operano da anni nel comparto avvertono che, a fronte di tagli così marcati, sarà difficile mantenere gli attuali standard di servizio senza compromettere le condizioni di lavoro degli operatori e l’efficienza complessiva delle attività.
La dinamica del ribasso appare ancora più problematica se si considera che i servizi di emergenza sanitaria coinvolgono personale altamente formato, che opera spesso in situazioni di stress estremo, con turni pesanti e la necessità di una preparazione tecnica e umana di altissimo livello. Ridurre il costo del servizio significa molto spesso dover tagliare altrove: nei salari, nel numero degli operatori, nella manutenzione dei mezzi o nella formazione. A lungo termine, questo tipo di compressione rischia di minare la qualità stessa dell’intervento sanitario.
Le gare al massimo ribasso pongono inoltre un altro problema, meno visibile ma altrettanto cruciale: quello della tenuta organizzativa degli enti vincitori. In diversi casi, le aggiudicazioni sono state ottenute da consorzi o soggetti con esperienza limitata o con capacità strutturali non sempre proporzionate alla vastità del servizio richiesto. Questo può comportare difficoltà nel garantire la copertura h24 dei turni, nel reperire personale qualificato, nel rispettare le normative vigenti in materia di sicurezza e nei tempi di risposta alle chiamate d’emergenza. Alcuni osservatori paventano addirittura la possibilità di rescissioni contrattuali o subappalti a catena, che renderebbero ancora più incerto il quadro.
Alcune regioni, come la Toscana, l’Emilia-Romagna e il Lazio, hanno chiesto una verifica sui criteri adottati nelle gare Consip e, in alcuni casi, hanno annunciato l’intenzione di valutare modalità alternative per l’affidamento dei servizi. Tra queste, l’adozione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che consente di bilanciare l’elemento prezzo con indicatori di qualità, esperienza e capacità tecnica. Anche le sigle sindacali hanno preso posizione, segnalando che una corsa al ribasso di questa entità rischia di mettere a repentaglio i livelli occupazionali e la qualità del lavoro nel settore, già duramente colpito durante la pandemia.
Il dibattito si intreccia inoltre con la discussione più ampia sul nuovo Codice degli appalti, entrato in vigore da pochi mesi, e sulle politiche di razionalizzazione della spesa pubblica. Il settore sanitario è uno di quelli che ha maggiormente beneficiato dei fondi del PNRR, ma proprio per questo è sotto la lente di ingrandimento in termini di efficacia, trasparenza e impatto delle scelte gestionali. Gli appalti per i servizi di emergenza rappresentano uno snodo strategico in questo contesto: da un lato vi è l’esigenza di contenere i costi in un sistema sanitario sotto pressione, dall’altro la necessità di garantire che prestazioni fondamentali come il soccorso medico restino al di sopra di ogni sospetto in termini di affidabilità e qualità.
A complicare ulteriormente il quadro vi è il fatto che molte delle cooperative sociali e dei soggetti del non profit che storicamente hanno gestito i servizi in varie regioni non sono in grado di competere su ribassi così elevati, pur offrendo un servizio ritenuto di qualità. Il rischio è quello di un progressivo svuotamento del tessuto di prossimità costruito negli anni, con la conseguente perdita di competenze radicate nei territori e di un presidio sociale che ha svolto anche una funzione integrativa al sistema sanitario tradizionale.
Le preoccupazioni non si limitano all’aspetto economico. Secondo alcuni operatori del settore, la pressione generata dai nuovi contratti potrebbe riflettersi anche su aspetti come la puntualità degli interventi, la presenza di mezzi in condizioni ottimali, il rispetto delle norme su orari di lavoro e sicurezza, e la possibilità di offrire una formazione continua al personale. In assenza di adeguate misure di controllo e monitoraggio, l’adozione di ribassi estremi rischia di tradursi in un impoverimento progressivo del servizio, con conseguenze dirette sui cittadini.

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