San Siro ridefinito: la corsa al finanziamento delle banche per costruire il nuovo stadio di Inter e Milan
- piscitellidaniel
- 2 ott
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La prospettiva di un nuovo San Siro entra in una fase decisiva: Inter e Milan stanno sondando il mercato dei capitali, valutando finanziamenti bancari e strutture complesse per raccogliere risorse fino a 1,5 miliardi di euro, necessari a coprire l’acquisto dell’area, le compensazioni urbanistiche, la demolizione e la costruzione del nuovo impianto. La partita non è solo sportiva o architettonica, ma innanzitutto finanziaria: l’assetto del debito, le condizioni delle banche, la sostenibilità del piano e i ritorni economici attesi saranno elementi chiave per la realizzazione del progetto.
Secondo fonti vicine ai club, sono stati aperti contatti con istituti internazionali e nazionali, tra cui JPMorgan, Bank of America e Banco BPM, per definire linee di credito a lungo termine o strutture di finanziamento garantite da futuri ricavi. Si ragiona su cifre tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro: una parte per acquisire San Siro e le aree limitrofe, valutate circa 197 milioni, un’altra per finanziare opere infrastrutturali e urbanistiche e infine la costruzione del nuovo stadio da 71.500 posti, concepito per offrire maggiore capacità commerciale e spazi hospitality in grado di incrementare sensibilmente i ricavi.
Le simulazioni interne stimano che il nuovo impianto possa portare i ricavi annui di ciascun club dagli attuali 80 milioni a oltre 130 milioni, grazie soprattutto all’espansione dei posti premium, dagli attuali 3.000 a circa 10.000. Questa crescita è l’elemento chiave che i dirigenti mettono sul tavolo delle banche per convincerle della sostenibilità del progetto. Tuttavia, la cessione formale dell’impianto e la costituzione della società veicolo dovranno avvenire entro novembre, condizione essenziale per procedere con la demolizione e l’avvio del cantiere.
Sul fronte amministrativo, il Comune di Milano richiede garanzie precise: il piano finanziario dovrà essere validato entro febbraio, mentre l’approvazione definitiva è attesa entro ottobre 2026. Nel frattempo, San Siro continuerà a ospitare le partite fino al completamento del nuovo impianto, per evitare che i club restino senza stadio e senza ricavi da matchday. Questo implica una gestione complessa dei tempi e dei flussi, con la necessità di garantire continuità sportiva e finanziaria durante la transizione.
Il progetto porta con sé vincoli di natura urbanistica e ambientale. Le compensazioni per l’impatto sul quartiere, le valutazioni della Sovrintendenza, i ricorsi di comitati cittadini e le varianti urbanistiche potranno incidere sul cronoprogramma e sui costi complessivi. Gli istituti di credito, da parte loro, chiederanno piani dettagliati non solo sulle entrate da biglietteria e hospitality, ma anche sui ricavi da eventi, musei, merchandising e utilizzo non sportivo della struttura, considerati elementi cruciali per garantire flussi costanti.
I rischi non mancano: oscillazioni del mercato calcistico, aumento dei costi delle materie prime, possibili ritardi nei lavori e incertezze macroeconomiche potrebbero compromettere la stabilità del modello finanziario. Le banche cercheranno di tutelarsi con clausole di salvaguardia e controlli periodici. Non è esclusa la necessità di attrarre capitali esterni o partner istituzionali interessati al ritorno immobiliare dell’area, che potrebbe includere spazi commerciali e servizi complementari.
Il nuovo stadio, progettato con criteri di sostenibilità energetica e ambientale, sarà dotato di infrastrutture avanzate e aree polifunzionali. Per Milano, oltre che per i due club, rappresenta un’occasione di rigenerazione urbana, con la possibilità di trasformare l’area di San Siro in un distretto moderno e internazionale. L’operazione resta dunque sospesa tra sfida finanziaria, complessità amministrativa e ambizione sportiva, con i prossimi mesi che saranno decisivi per definire il futuro dell’impianto e del quartiere che lo circonda.

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